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	<title>Segni dei tempi</title>
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	<description>C'è un mistero, c'è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
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		<title>Scienziati contro Dawkins: «ha ancora una vecchia visione dell’evoluzione».</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono tanti, sempre più, gli scienziati (quelli veri) che si oppogono  alla visione totalitaria e scientista del sacerdote ateo più famoso del mondo, lo zoologo pensionato Richard Dawkins. Oggi tocca all’emerito docente di linguistica all’Università delle Hawaii, Derek Bickerton. In un articolo su Psychology Today ha criticato il punto di vista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono tanti, sempre più, gli scienziati (quelli veri) che si oppogono   alla visione totalitaria e scientista del sacerdote ateo più famoso del  mondo, lo zoologo pensionato Richard Dawkins. Oggi tocca all’emerito  docente di linguistica all’Università delle Hawaii, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Derek_Bickerton">Derek Bickerton</a>. In un articolo su <a href="http://www.psychologytoday.com/blog/strange-tongue/201008/why-hauser-did-it">Psychology Today</a> ha criticato il punto di vista del “talebano di Darwin”: <em>«Il  determinismo genetico di Richard Dawkins vede i geni come spietati  dittatori che impongono le loro volontà irreversibili su tutte le forme  di comportamento e sulla fisiologia. Effettivamente i geni sono  veramente potenti, determinando quante membra avrà un organismo, di  quale tipo e quanto grandi dovranno essere, con un’influenza  relativamente leggera legata all’ambiente. Ma per quanto riguarda il  comportamento è diverso. I geni non lo determinano. Ne consegue che,  mentre la fisiologia è cumulativa, il comportamento non lo è»</em>. Mentre per il materialista Bonicelli la coscienza <em>«è una facoltà spuntata fuori quasi dal nulla»</em> (cfr. Le forme della vita, pag. 156), per Dawkins tutto sarebbe  spiegabile dalla casualità darwinistica: dalla morale al libero  arbitrio, dalla pietà (definita «imperfezione darwiniana»), all’amore  (per lui non esiste amore o amicizia disinteressata ma solo  utilitaristica), dall’altruismo fino alla monogamia.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, proprio l’inadeguatezza dei geni a spiegare l’uomo ha fatto  nascere un nuovo filone di ricerca la Evolutionary developmental  biology, “evo-devo” che, come dice Bicketon, dimostra che <em>«i geni  sono lontani dall’essere dittatori. Essi sono pluripotenti e le  interazioni tra geni producono risultati molto diversi. Si sta  dimostrando che gli animali possono giocare un ruolo decisivo nella loro  evoluzione, essi praticano comportamenti che vanno al di là di quanto  dicono i loro geni. Dawkins e i neodarwinisti sono vittime di una  visione superata di evoluzione»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steven_Rose"> Steven Rose</a>, biologo della Open University e University of London, ha avuto modo di criticare Dawkins: <em>«Le  tecniche riduzionistiche della scienza non sono in grado di affrontare  le complessità del mondo sociale, le interazioni del cervello ad  esempio. Occorre una comprensione molto più ampia, animata da uno  spirito assai meno riduzionista di quello di Dawkins. Occorre una  comprensione decisamente più olistica. Questo è il nuovo tipo di scienza  che viene forgiato attualmente</em>» (da La scienza e i miracoli, TEA 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">da UCCR: Unione Cristiani Cattolici Razionali</p>
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		<title>L’handicap mentale” in Italia necessita di una riforma! Un ennesimo vano ricordo al Presidente Berlusconi?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno squallido episodio di violenza carnale su una minorata mentale, una madre che uccide il proprio nascituro, un padre che sopprime la propria famiglia, ecco in breve analisi i “fattacci” che avvengono quasi giornalmente nella nostra Italia da parte di persone psichicamente instabili, la cui malattia, anche in casa, diventa incurabile a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno squallido episodio di violenza carnale su una minorata mentale, una madre che uccide il proprio nascituro, un padre che sopprime la propria famiglia, ecco in breve analisi i “fattacci” che avvengono quasi giornalmente nella nostra Italia da parte di persone psichicamente instabili, la cui malattia, anche in casa, diventa incurabile a causa di carenza di valide strutture atte alla prevenzione cura ed eventuale reinserimento sociale. La malattia mentale, dunque, è diventata il calvario per i familiari “schiacciati” dal peso di una grossa croce, la quale dato il suo volume, non riescono più a sopportare.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto i mass media mettono in risalto il “nefasto episodio”, quasi ad esaltare la “notizia” per arricchire il carnet dello share, visto che l’audience e lo scoop scandalistico, oggi, restano i parametri di valutazione di avvenimenti riguardanti la società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli episodi in cui sono protagoniste persone con problemi psichici, sono segni evidenti ed indiscutibili di un disagio interno di tipo patologico che va riconosciuto, capito, curato con interventi ad alta protezione sanitaria e legislativa, “revisione” che in Europa avviene ogni 3/4 anni, a differenza dell’Italia “ferma” da ben 32 anni !</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Un vero e proprio scandalo in Italia la mancata risoluzione di questo grave ed urgente disagio sociale.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci meraviglia sempre più l’interesse della stampa nell’evidenziare gli “effetti” dell’avvenimento, senza soffermarsi ad approfondire, mettere in evidenza e “denunciare” le “cause” che possono determinare questi episodi, invece di ignorare una realtà così molto evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che sconcerta sempre più è la poca attenzione ed il disinteresse delle Istituzioni che riconfermano, in negativo, quei provvedimenti legislativi adottati oltre 32 anni or sono che hanno “scaricato” le responsabilità sulle opere caritative cattoliche, sugli ospedali psichiatrici privati, su quelli giudiziari, sugli “ospiti” delle carceri, sulle spalle delle famiglie, quest’ultime, ripeto, non in grado di tenere in casa malati di questo “genere.”</p>
<p style="text-align: justify;">E si fanno Commissioni Parlamentari di Inchiesta sulla Sanità e recentemente sugli <span style="text-decoration: underline;">Ospedali Psichiatrici Giudiziari <strong>( ma ancora scandalosamente “aperti”),</strong> </span>dove è stato Presidente il Senatore Ignazio Marino e sugli “Sugli errori della Sanità” di cui è ancora Presidente l’Onorevole Leo Luca Orlando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma con quali risultati ?</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">Da entrambi aspettiamo da tempo una cortese risposta! Per il momento siamo fortemente delusi ed indignati per l’incoerenza dell’agire da parte di questi rappresentanti del popolo. ! </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Restano, inoltre, <strong><span style="text-decoration: underline;">scandalosamente ancora “aperti”</span></strong> gl<span style="text-decoration: underline;">i Ospedali.Psichiatrici Privati, </span>la cui funzione è stata agevolata dalla legge 180; così come non sono verificate le condizioni nelle sovraffollate carceri dove insistono <span style="text-decoration: underline;">detenuti</span> con forme di malattie mentali e tutto questo in contrasto con la legge 180, con il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005, con i dettami della Costituzione Italiana e, soprattutto, con l’etica civile.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessaria una nuova legislazione, una <strong><span style="text-decoration: underline;">legge-quadro</span></strong> che garantisca e tuteli i diritti di tutti i membri della comunità sociale affinché venga rispettato <span style="text-decoration: underline;">“ogni diritto inviolabile dell’uomo”</span> che richiede <span style="text-decoration: underline;">“l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà ”</span> come recita la Costituzione. ( art.2° Costituzione ).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ auspicabile che la politica, <strong><span style="text-decoration: underline;">il Governo ed in prima persona il</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>Presidente Berlusconi, prima delle probabili elezioni politiche anticipate,</strong></span> realizzino omogeneità d’intenti mirati ad una <strong><span style="text-decoration: underline;">riforma</span></strong> di quella legge che tanto danno ha apportato, perché il malato psichico anche in momenti drammatici diventa nocivo per sé, per gli altri e turbi la sicurezza dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo, <strong><span style="text-decoration: underline;">Signor Presidente del Consiglio dei Ministri</span></strong>, che deve essere più approfondita la capacità di interpretazione e di ascolto delle necessità e della priorità che questa patologia porta in seno alla società, per ottenere risposte confacenti dalle <strong>Istituzioni e dalla politica </strong>che per la verità a tutt’oggi, non hanno saputo o voluto dedicarsi con umiltà e sensibilità ai problemi connessi a questo “popolo di sofferenti”, forse, perché distratti dalle contrapposizioni interne nonché dalle continue litigiosità!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, il popolo cattolico e quello della sofferenza guarda ed attende!</span></strong></p>
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		<title>L&#8217;amore nuovo della rocker ribelle</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Conversione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Silvia Guidi</p> <p style="text-align: justify;">&#8220;Non c&#8217;è niente di più trasgressivo ed eccitante dell&#8217;ortodossia&#8221; scriveva  Chesterton, con il suo inguaribile amore per il paradosso urticante, volutamente fastidioso, l&#8217;unica risorsa dialettica ancora capace di épater le bourgeois del nichilismo gaio di cui l&#8217;apologeta inglese nei primi decenni del Novecento cominciava a vedere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Silvia Guidi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non c&#8217;è niente di più trasgressivo ed eccitante dell&#8217;ortodossia&#8221;  scriveva  Chesterton, con il suo inguaribile amore per il paradosso  urticante, volutamente fastidioso, l&#8217;unica risorsa dialettica ancora  capace di <em>épater le bourgeois </em>del nichilismo gaio di cui l&#8217;apologeta inglese nei primi decenni del Novecento cominciava a vedere le prime avvisaglie.<br />
Nina Hagen, storica icona rock amata da Wim Wenders e Pedro Almodóvar,  da due anni a questa parte ha scoperto che è proprio così, che  Chesterton aveva ragione:  di nichilismo non è facile vivere e di  nichilismo, in molti casi, si può morire. L&#8217;ha scoperto senza rinnegare  niente della sua storia, portando alle estreme conseguenze la lotta  contro il perbenismo sonnolento e compiaciuto di sé che tanti anni  prima, ragazzina della ex Ddr prima della caduta del Muro, le aveva dato  lo slancio e la grinta per gridare su un palco tutta la sua ribellione,  incoraggiata dal cantautore dissidente Wolf Biermann.</p>
<p style="text-align: justify;">Biermann, compagno di sua madre, la invitava a non lasciarsi mai  omologare e plasmare dagli automatismi della mentalità dominante; in  quegli anni per Nina la contestazione punk coincideva con l&#8217;affermazione  della propria irripetibile unicità contro tutto e tutti e la  determinazione a non farsi schiacciare dai diktat etici ed estetici del  pensiero unico condiviso, voluto e imposto capillarmente dal potere  economico, politico, culturale provvisoriamente egemone. Con la musica  rock e un&#8217;ironia corrosiva come alleate nella costante tensione a  smantellare ogni ipocrisia e svuotare i riti sociali della loro parvenza  di necessità immutabile, Nina sentiva di poter vincere, da sola, la sua  sfida contro il mondo. <img src="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/202q05a1.jpg" border="0" alt="" width="220" height="312" align="right" /><br />
Ma il tempo, &#8220;grande scultore&#8221; secondo la bella definizione della  Yourcenar, proprio mentre le stava regalando successo, fama, popolarità,  insieme alla stima e all&#8217;affetto di tanti amici, scalpellava via, anno  dopo anno, scorciatoie illusorie, false partenze e soluzioni apparenti,  svelando l&#8217;impotenza ultima di ogni anelito autarchico e anarchico alla  liberazione dell&#8217;io. Se non alimentata dall&#8217;esterno, presto o tardi  anche l&#8217;originalità artistica più brillante diventa caricatura di se  stessa, monologo autoreferenziale, narcisista e sterile &#8220;moda&#8221;. E la  moda, come scrive Leopardi nelle sue <em>Operette morali</em>, è sorella della morte; entrambe nascono dalla caducità. Lo sperimenta anche Nina.<br />
Alla gioia di comunicare se stessi cantando dal vivo davanti a migliaia  di fan si affiancano presto i tributi alla liturgia del circo Barnum del  rock e le leggi non scritte dello show business. Il &#8220;personaggio&#8221;  rocker è costretto a rilanciare ogni volta la posta della sua popolarità  se vuole sopravvivere, inciampando nello sberleffo gratuito e nella  spacconeria banale. Il grido autentico espresso dalla musica si perde in  goliardate adolescenziali di dubbio gusto, la ribellione contro  l&#8217;Apparato, il Palazzo, o il Potere in genere diventa ribellismo di  maniera, vacuo quando non autodistruttivo, nel migliore dei casi  astratto e fuori dalla storia.<br />
La maschera, presto o tardi, soffoca il viso e lo rende uguale a quello  di mille altri; il desiderio di eternità che vibra nello slogan <em>Punk never die</em> sbiadisce sui muri come i colori di un graffito di periferia o la  scritta di un ragazzino su un banco di scuola, fino a confluire in un  conformismo ribellista ancora più insidioso del perbenismo formale che  si voleva combattere.<br />
Chi o che cosa è capace di tutelare la libertà espressiva e la &#8220;vita  autentica&#8221; del singolo, se non siamo capaci nemmeno di tutelare noi  stessi? Se l&#8217;uomo non riesce a salvarsi da solo, chi o che cosa può  farlo? È a questo punto che diventa decisivo l&#8217;incontro con l&#8217;Uomo più  genialmente anticonformista della storia, il &#8220;Rivoluzionario divino&#8221;  disposto a dare la vita per permettere agli uomini di vivere pienamente e  per sempre.<br />
Battuta e conquistata sul suo stesso terreno, l&#8217;anima barricadera di  Nina si arrende, accetta di lasciarsi raggiungere da questo nuovo,  antichissimo, tenace Amore che da anni la insegue e le tende continui  tranelli affettivi. Dio &#8211; spiega la Hagen &#8211; l&#8217;ha raggiunta attraverso la  gioia di amare ed essere amata, il miracolo costante dell&#8217;amicizia, il  dono della maternità ricevuto con i figli Cosma e Otis, la felicità di  dare senza risparmio tempo, cura e tenerezza a due piccoli esseri  totalmente indifesi che nei loro primi giorni di vita possono ricambiare  solo con pianti interminabili, misteriosi mal di pancia in piena notte e  sorrisi sdentati.<br />
Dio fatto uomo e presente nella storia le ha teso continue imboscate  artistiche e professionali, attirandola a sé con il dono di una voce che  si arrampica agevolmente sulle difficoltà tecniche più impervie e con  la profonda, intensa commozione che le comunica da sempre la musica  gospel.<br />
Guardando con lealtà la sua esperienza, frutto di mezzo secolo di vita, Nina si è accorta che il Dio fatto uomo, il &#8220;suo&#8221; <em>Personal Jesus </em>(il  titolo del nuovo album che uscirà in Italia a settembre) la corteggia  da sempre con le modalità più fantasiose, impreviste e rispettose della  sua libertà, e da sempre, con infinita pazienza, la invita a un dialogo  personale con Lui.<br />
<img src="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/202q05a2.jpg" border="0" alt="" width="312" height="274" align="left" /> &#8220;Non ho nessun nuovo stile - spiega la Hagen a Giancarlo Riccio, il  giornalista de &#8220;L&#8217;Espresso&#8221; che l&#8217;ha raggiunta qualche giorno fa a  Berlino per capire se la sua conversione è una trovata pubblicitaria o  meno - Io sono musicista e cantante e ho abbracciato le radici del  gospel americano delle origini e la musica rock per tutta la vita.  Riascolti i miei dischi quando avevo 18 anni:  ci troverà già molte  canzoni gospel, come ad esempio i Mahalia Jackson-Hits, <em>Right on Time</em>,<em> Gonna Live the Life</em>, <em>Hold me&#8230; Ave Maria</em>, <em>Spirit in the Sky</em>&#8220;.<br />
È sempre la stessa, Nina, ma negli anni il generico rispetto, venato di  indifferenza, per il Figlio di Dio è diventato progressivamente un  dialogo serrato, intimo, personale. <em>Expertus potest credere quid sit Iesum diligere </em>si  legge in un antico inno della tradizione cristiana:  tenerezza,  protezione, amore incondizionato, paziente e concretissimo, capacità di  un perdono che rigenera e ricava &#8220;acqua pura con l&#8217;acqua sporca &#8211; come  scrive Péguy &#8211; acqua giovane dall&#8217;acqua vecchia, anime chiare da anime  torbide&#8221; una trasformazione impossibile all&#8217;uomo, segno inequivocabile  del Divino.<br />
A 55 anni, Nina scopre che c&#8217;è un modo molto semplice per non aver paura  del tempo che passa:  diventare amici del Padrone del tempo e della  storia. Per questo nel suo sito internet ufficiale, accanto alla foto di  scena in parrucca blu elettrico e occhi bistrati, in cui fa il verso  alla Sally Bowles di Liza Minnelli in <em>Cabaret</em>, ha voluto  inserire un santino da prima comunione, con una elegante grafica in  stile liberty inizi del Novecento, e una citazione dal salmo 18 &#8220;Ti  siano gradite le parole della mia bocca/ davanti a te i pensieri del mio  cuore/ Signore, mia roccia e mio redentore&#8221;. Per fare outing, come va  di moda dire adesso, e ribadire che il nuovo album è &#8220;un desiderio del  cuore, una preghiera del cuore che si è realizzata&#8221;.<br />
La Hagen non potrebbe essere più esplicita:  &#8221;Questo disco è un omaggio  al mio Creatore, all&#8217;autore della mia vita Gesù Cristo e a tutti gli  uomini&#8221;. &#8221;Ognuno ha bisogno di un <em>Personal Jesus</em>?&#8221; le chiede  Giancarlo Riccio. &#8220;Sì; è costruire giorno per giorno un rapporto  personale con il nostro Creatore&#8221;. Nina rilancia, insiste, ci tiene a  ribadire il concetto:  l&#8217;incontro personale con Gesù è stato il più  grande successo della sua vita. &#8220;Lei è anche attrice e performer. In  quale parte del mondo ha raggiunto il successo maggiore?&#8221; chiede il  giornalista. &#8220;Nella patria dell&#8217;anima. Non è un luogo geografico&#8221;.  &#8220;Insiste nel dire che ama Dio. Perché lo ama?&#8221; continua il giornalista  de &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;. &#8220;Perché lo conosco &#8211; ripete la Hagen &#8211; Dio si è  continuamente manifestato nella mia vita. Io sono sua figlia e lo sarò  per sempre; è stato Lui che mi ha amato per primo&#8221;.</p>
<p><strong>(©L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 3 settembre 2010)</strong></p>
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		<title>In Pakistan servono dottoresse per curare le donne</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per motivi culturali non possono essere assistite da medici uomini</p> <p style="text-align: justify;">ROMA, giovedì, 2 settembre 2010 (ZENIT.org).- Per far fronte all&#8217;emergenza che sta affrontando il Pakistan flagellato dalle inondazioni, un ruolo molto importante può essere svolto dalle dottoresse, visto che le donne locali, per motivi culturali, non possono essere curate da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Per motivi culturali non possono essere assistite da medici uomini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">ROMA,  giovedì, 2 settembre 2010 (ZENIT.org).- Per far fronte all&#8217;emergenza  che sta affrontando il Pakistan flagellato dalle inondazioni, un ruolo  molto importante può essere svolto dalle dottoresse, visto che le donne  locali, per motivi culturali, non possono essere curate da medici  uomini, rischiando così di non essere assistite in questo momento di  grande bisogno.</p>
<div id="article" style="text-align: justify;">
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p>“Nella tragedia dello sfollamento, le donne sono  fra le vittime più deboli. Il pericolo di malattie ed epidemie cresce”,  ha confessato a <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">Fides</a> Anila Gill, segretario esecutivo di Caritas Pakistan.</p>
<p>“Le  donne che si ammalano, però, spesso non vengono accompagnate dai medici  e non beneficiano di cure per motivi culturali: secondo tradizione e  prassi locale, dovrebbero infatti essere visitate solo da medici di  sesso femminile”.</p>
<p>“Nonostante l’impegno di tante  organizzazioni locali e internazionali nel settore sanitario, le donne  medico sono pochissime – ha aggiunto –. Così spesso alle donne vengono  negate le cure”.</p>
<p>“Lanciamo un appello alle donne medico in tutto il mondo: venite ad aiutare le donne pakistane”.</p>
<p>La  Gill è appena tornata a Lahore dopo una missione di ricognizione in  cinque Diocesi, dove ha valutato gli aiuti e l’opera di assistenza di  Caritas Pakistan.</p>
<p>“L’obiettivo è raggiungere oltre 3.000  famiglie in cinque Diocesi – ha spiegato –. In quella di  Islamabad-Rawalpindi, siamo attivi soprattutto nel Nord, nei pressi di  Nochera, dove operiamo in partnership con una Ong locale. A Multan, ci  siamo concentrati in tre distretti, a Quetta abbiamo raggiunto numerosi  villaggi, a Hyderabad assistiamo i profughi in due distretti. A Karachi  il problema più grande è quello delle migliaia di sfollati che si sono  riversati nella città, dove siamo presenti con i nostri volontari. La  nostra missione consiste attualmente nel consegnare cibo, acqua tende  alle persone colpite”.</p>
<p>Il lavoro della Caritas si svolge  “tramite le Caritas locali, con oltre 200 volontari sparsi in tutto il  paese, e in collaborazione con i partner della Caritas Internationalis:  abbiamo lanciato un appello per raccogliere 1,7 milioni di euro  necessari per gli aiuti di emergenza. Ne sono arrivati, finora, circa il  45%: per questo invitiamo i donatori e continuare nell’aiuto”.</p>
<p>Mettendo  in guardia contro “speculazioni, corruzione, e false ONG che intendono  sfruttare la tragedia per distrarre fondi”, la Gill ha sottolineato che  “la credibilità della Caritas è acclarata e indiscussa, anche in un  Paese a maggioranza islamica come il Pakistan”.</p>
<p>“In questi giorni anche i mass media e le istituzioni hanno espresso apprezzamento e fiducia nel nostro lavoro”, ha osservato.</p>
<p>Anche se attualmente la priorità è l&#8217;emergenza alimentare e sanitaria, presto si presenterà il problema del freddo.</p>
<p>“La  gente vorrebbe iniziare a tornare ai propri villaggi, ma le case sono  andate distrutte: si tratterà dunque di contribuire alla ricostruzione  di case e infrastrutture, specie per i più poveri – ha dichiarato –.  Confidiamo nell’aiuto di tutte le comunità cattoliche del mondo”.</p>
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		<title>Tre famosi neodarwinisti fanno crollare un altro pilastro del darwinismo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 06:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un articolo su Nature a proposito di “geni altruisti” di Valentina Fizzotti Tratto da Il Foglio del 2 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">I neodarwinisti si stanno azzuffando tra loro e a crollare è un altro pilastro della teoria della selezione naturale come causa dell’evoluzione. Trattasi della teoria sull’altruismo, inteso come la rinuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un articolo su Nature a proposito di “geni altruisti”<br />
di <strong>Valentina Fizzotti</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.ilfoglio.it" target="_blank">Il Foglio</a> del 2 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">I neodarwinisti si stanno azzuffando tra loro e a crollare è un altro  pilastro della teoria della selezione naturale come causa  dell’evoluzione. Trattasi della teoria sull’altruismo, inteso come la  rinuncia alla propria facoltà di procreare a favore di un altro. Lo  stesso Darwin aveva scritto che l’altruismo sarebbe stato “fatale” per  le sue teorie: se qualcuno è spinto a sacrificarsi a causa dei propri  geni, con il tempo dovrebbero scomparire sia lui sia il suo patrimonio  genetico “altruista”.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare così non è, e si smonta la teoria dell’“inclusive  fitness” di William Hamilton, basata su un’equazione secondo cui  rinunciare alla propria prole per accudire quella dei parenti stretti  aiuterebbe i nostri geni a tramandarsi più velocemente. Visto che metà  del nostro patrimonio genetico coincide con quello dei fratelli e una  parte con quello dei cugini, per capire la percentuale di “successo  riproduttivo” di qualcuno bisogna studiarsi i geni di tutta la famiglia.  E dopo averci spiegato che così si evolve il mondo animale, oggi tre  darwiniani di Harvard – il padre fondatore della sociobiologia, Edward  O. Wilson, il matematico Martin Nowak e Corina Tarnita, ricercatrice di  dinamiche evolutive – hanno scritto sull’ultimo Nature che non serve  scomodare teorie sulla selezione parentale, perché le zitelle (formiche o  donne) non le decidono i geni. Nel 1939, J. B. S. Haldane, pioniere  della teoria matematica dell’evoluzione, alla stazione di Cambridge  assisteva alla partenza per il fronte di tanti ragazzi. Molti di loro  sapevano che forse non sarebbero tornati. “La tua evoluzione questo come  lo spiega?”, gli chiese un collega. “Nessun problema – rispose Haldane –  se con il loro sacrificio salvano la vita ad almeno due fratelli o otto  cugini”. Si spiegò anche il sacrificio dei kamikaze con l’alto grado di  imparentamento dei giapponesi. “Intuizione geniale. Ma come si fa, ad  esempio, ad applicarla ai terroristi?”. Se lo chiede Massimo  Piattelli-Palmarini, biofisico e scienziato cognitivo dell’Università  dell’Arizona, coautore, con il filosofo del linguaggio Jerry Fodor, di  “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli). Piattelli-Palmarini dice al Foglio  di non credere “che gli attentatori suicidi siano uniti unicamente da  un alto coefficiente di consanguineità. Piuttosto sono i condizionamenti  sociali e le ideologie ad avere effetto”. Protagonisti principali della  teoria smontata sono gli insetti, in particolare le femmine “nutrici”,  che non si riproducono ma accudiscono le uova delle sorelle. Si disse  che aiutare i parenti a crescere i loro figli è un modo intelligente di  passare i geni, e che l’altruismo aiuta l’evoluzione della specie se i  benefici superano i costi (riproduttivi). L’altro lato della medaglia è  la teoria del “gene egoista” di Richard Dawkins, secondo cui gli  individui sono macchine riproduttive al servizio dei geni. Nel ’76, poi,  due scienziati di Harvard, Hope Hare e Robert Trivers, spiegarono  perché agli insetti conveniva di più curare le sorelle che avere  discendenti propri. “Ma non ci si può basare unicamente su equazioni che  si riferiscono ad approssimazioni – dice ancora Piattelli Palmarini –  la matematica non spiega un fenomeno, ma rende esplicite le conseguenze  di un modello”. Wilson, Nowak e Tarnita ora affermano che i conti di  Hamilton non tornano. “E’ come l’epiciclo dell’astronomia tolemaica – ha  detto Nowak – Il mondo è molto più semplice senza”. “I neodarwinisti  non sono più d’accordo su cose fondamentali”, nota Piattelli-Palmarini.  Darwin contro Darwin. “Questo paper non mostra i difetti della teoria ma  le lacune degli autori – ha detto al New York Times Francis Ratnieks,  dell’Università del Sussex. “Questo articolo è orribile”, ha aggiunto  Andy Gardner, biologo dell’evoluzione a Oxford, che ha già un paper di  risposta da inviare a Nature. Come si permettono di liquidare le  ricerche degli ultimi quarant’anni come “spiegazioni ipotetiche”? “Qui  sembra di stare in una scatola piena di palline da ping pong”, ha  commentato James Hunt, biologo dell’Università del North Carolina, il  quale spera che se le diano una volta per tutte a un convegno che ha  organizzato per ottobre a Durham.</p>
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		<title>Come rispondere alle sfide di Gheddafi?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 06:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Padre Piero Gheddo* Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie l&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Il 31 agosto scorso i giornali italiani portavano in prima pagina la provocazione di Muhammar Gheddafi, ospite del governo italiano per il II° anniversario della firma del Trattato di pace e di collaborazione fra i due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Padre Piero Gheddo*</strong><br />
Tratto dal sito <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.zenit.org/italian/" target="_blank">ZENIT</a>, Agenzia di notizie l&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Il 31 agosto scorso i giornali italiani portavano in prima pagina la  provocazione di Muhammar Gheddafi, ospite del governo italiano per il  II° anniversario della firma del Trattato di pace e di collaborazione  fra i due paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capo libico, come tutte le volte che visita un altro paese  (persino all’Assemblea generale dell’ONU lo scorso anno), anche questa  volta ha lanciato la sua sfida. Prima ha tenuto una lezione sull’islam  alle 500 hostess espressamente reclutate da un’agenzia e le ha invitate a  convertirsi all’islam, affermando che “in Libia la donna è più libera  che in Occidente”; poi ha detto chiaramente che l’Europa è destinata a  diventare islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">Giornali e televisioni hanno ridotto l’avvenimento ad un caso  politico, accusando il governo e il presidente Berlusconi di aver  permesso al capo beduino di approfittare della nostra ospitalità per  insultare il popolo e la nazione italiana. Giusto, ma a questo modo si  continua a strumentalizzare tutto a fini politici italiani, mentre, come  ha detto ad “Avvenire” l’islamologo gesuita egiziano Samir Khalil  Samir: “Si tratta di una previsione non certo campata in aria e starei  attento a liquidarla come una boutade di poco conto”. La demografia e la  convinzione religiosa dei popoli testimoniano contro di noi italiani ed  europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente penso che fra i capi dei paesi islamici Gheddafi non è  certo il peggiore perché nel suo paese, certo da dittatore (quale paese  islamico si può definire democratico?), sta facendo cose buone: ha  smesso di finanziare il terrorismo, tiene a freno l’islam estremista che  ha in casa sua, ha mandato le ragazze all’università e le bambine a  scuola, ha aperto le vie per il lavoro femminile, usa il petrolio per  fare strade, case, ospedali, estrarre l’acqua dal deserto (tirata su da  800-1000 metri!) e canalizzarla con acquedotti sotterranei per irrigare  il nord Libia, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è uno sbruffone che viene a dirci di convertirci all’islam,  dovunque va dorme sotto una tenda e tante altre trovate (o pagliacciate)  folcloristiche; ma non mi pare che questo teatrino di Gheddafi debba  impedirci di stringere accordi vantaggiosi con la Libia, da dove viene  circa il 30% della nostra energia elettrica. Per rompere i rapporti con  Gheddafi bisognerebbe prima conoscere chi può assicurarci, a prezzi  migliori, questa forza motrice che ci permette di andare in auto e  accendere la luce nelle nostre case.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun giornale invece (eccetto “Avvenire”) ha preso in  considerazione seriamente come si può rispondere a questa sfida  dell’islam, che prima o poi conquisterà la maggioranza in Europa. La  sfida va presa sul serio. Certamente da un punto di vista demografico,  perché ormai è chiaro a tutti che gli italiani diminuiscono di circa  120-130. 000 persone all’anno a causa degli aborti e delle famiglie  disastrate; mentre fra i più di 200. 000 immigrati legali l’anno in  Italia più della metà sono musulmani e le famiglie islamiche hanno un  tasso di crescita molto più alto di quello delle nostre famiglie! Di  questo sui giornali e nei talk-show televisivi non si parla mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la risposta va data anzitutto in campo religioso, culturale,  identitario. Nel nostro paese (e nell’Europa cristiana) diminuisce la  pratica religiosa e dilaga l’indifferentismo; il cristianesimo e la  Chiesa vengono osteggiati. Quando c’è qualche notizia negativa sulla  Chiesa ci sono giornali che la pubblicano con risalto, a volte anche con  accenti di giubilo. La Costituzione europea rischiava di essere  approvata pur non nominando le “radici cristiane” della nostra cultura e  del nostro sviluppo. Il fatto è che, come popolo, diventiamo sempre più  pagani e il vuoto religioso viene inevitabilmente riempito da altre  proposte e forze religiose. Se ci consideriamo un paese cristiano,  dovremmo ritornare alla pratica della vita cristiana, che risolverebbe  anche il problema delle culle vuote.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, la sfida di Gheddafi parte da una visione dell’Europa  che hanno i popoli islamici e ripetono spesso i loro giornali. Nel 2004  ho visitato la Malesia e l’arcivescovo della capitale Kuala Lumpur mi  mostrava l’editoriale del massimo quotidiano locale in inglese (“The  Star – The People’s Paper”) che diceva: “L’Occidente cristiano è ricco,  benestante, istruito, democratico, militarmente potente, ma vuoto di  ideali e di figli perchè senza Dio. L’islam ha un compito storico:  riportare l’Europa a Dio”. Perché di una risposta a questa provocazione,  molto diffusa tra i popoli islamici (e che la cultura locale proclama a  piena voce) non si parla, non si discute mai?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
*Padre Piero Gheddo (<a title="www.gheddopiero.it" href="http://www.gheddopiero.it/" target="_blank">www.gheddopiero.it</a>),  già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i  fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da  Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo  oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l&#8217;Ufficio storico del Pime e  postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.</p>
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		<title>Benedetto XVI: “Bello essere cristiani”</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 06:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Messaggio del Papa ai cattolici dell&#8217;Asia:&#8221;Siate testimoni della bellezza di essere cristiani&#8221; di Giacomo Galeazzi Tratto da Oltretevere, il blog di Giacomo Galeazzi, il 2 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">La Chiesa in Asia testimoni sempre più la bellezza dell&#8217;essere cristiani: questo, in sintesi, l&#8217;auspicio espresso da Benedetto XVI nel messaggio indirizzato al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Messaggio del Papa ai cattolici dell&#8217;Asia:&#8221;Siate testimoni della bellezza di essere cristiani&#8221;<br />
di <strong>Giacomo Galeazzi</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=242" target="_blank">Oltretevere</a>, il blog di Giacomo Galeazzi, il 2 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa in Asia testimoni sempre più la bellezza dell&#8217;essere  cristiani: questo, in sintesi, l&#8217;auspicio espresso da Benedetto XVI nel  messaggio indirizzato al Congresso dei laici cattolici dell&#8217;Asia, in  corso a Seoul, in Corea del Sud, fino a domenica, spiega Radio Vaticana.  Il messaggio papale è stato letto stamani dal nunzio apostolico nel  Paese, mons. Osvaldo Padilla. Al centro del documento pontificio anche  il richiamo al “ruolo indispensabile dei fedeli laici nella missione  della Chiesa”. Testimoniare l&#8217;incomparabile bellezza dell&#8217;essere  cristiani e annunciare Gesù Cristo come unico Salvatore del mondo: è  questo il mandato che Benedetto XVI affida alla Chiesa in Asia. Un  continente che accoglie i due terzi della popolazione mondiale,  sottolinea il Papa, culla di grandi religioni e tradizioni spirituali,  che vede una crescita economica e una trasformazione sociale senza  precedenti. Ed è proprio in questo contesto, allora, afferma Benedetto  XVI, che i cattolici sono chiamati ad essere un segno e una promessa di  quell&#8217;unità che solo Cristo rende possibile. “I popoli dell&#8217;Asia hanno  bisogno di Gesù Cristo e del suo Vangelo”, ricorda poi il Santo Padre  citando l&#8217;Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Asia”,  siglata da Giovanni Paolo II nel 1999. Per questo, accompagnati da una  “sana formazione spirituale e catechistica”, essi devono essere  “incoraggiati a collaborare attivamente, non solo a costruire le loro  comunità cristiane locali, ma anche a percorrere nuove strade per il  Vangelo in ogni settore della società”. In particolare, il Papa  ribadisce l&#8217;importanza di testimoniare la verità evangelica nella vita  coniugale e familiare, nella difesa della vita dal concepimento fino  alla morte naturale, nella cura dei poveri e degli emarginati, nel  perdono dei nemici, nella pratica della giustizia e della solidarietà  sui luoghi di lavoro. “Il numero crescente di laici impegnati, preparati  ed entusiasti è un segno di speranza immensa per il futuro della Chiesa  in Asia”, continua il Santo Padre, ringraziando il lavoro eccellente  svolto da catechisti, movimenti apostolici ed ecclesiali: ognuno nel  proprio campo, infatti, porta ad “un incontro più profondo con il  Signore Risorto”, promuove la dignità umana e dimostra l&#8217;universalità  del messaggio evangelico. Sottolineando, quindi, “il ruolo  indispensabile dei fedeli laici nella missione della Chiesa”, il Papa  esorta ogni cattolico a seguire l&#8217;esempio di San Paolo per portare agli  altri la verità, la gioia e la bellezza di Gesù, senza scoraggiarsi di  fronte alle difficoltà. Infine, il Santo Padre affida il Congresso  all&#8217;intercessione di Maria. In precedenza, durante la Messa di apertura  del Congresso ed il successivo discorso inaugurale, il cardinale Rylko,  presidente del Pontificio Consiglio per i Laici che ha promosso  l&#8217;evento, ha sottolineato alcuni punti-chiave del convegno.  Innanzitutto, il porporato ha ricordato che l&#8217;evangelizzazione  costituisce la ragion d&#8217;essere della Chiesa e che essa, portata avanti  dallo Spirito Santo, non è mai proselitismo, bensì risposta al diritto  di ricevere l&#8217;annuncio della Buona Novella. Un diritto che però  talvolta, in Asia, non viene rispettato poiché non mancano casi di  persecuzioni religiose. I cristiani del continente asiatico, ha  continuato il cardinale Rylko, pur essendo solo 120 milioni su un totale  di 4 miliardi di abitanti, sono però una minoranza creativa, che si  trova ad affrontare le sfide della postmodernità, del secolarismo, del  fondamentalismo. Centrale, allora, “la formazione di un laicato maturo e  responsabile” che sappia trasformare la Chiesa in Asia in qualcosa di  veramente partecipativo, in cui ciascuno segue la propria vocazione ed  il proprio ruolo.</p>
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		<title>Expo Milano addio. Spunta Smirne</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Turchia si offre di subentrare con un risarcimento sontuoso • La manifestazione lombarda boccheggia per la scarsità dei fondi e per le risse locali di Pierpaolo Albricci Tratto da Italia Oggi l&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">La notizia che Expo 2015, che si dovrebbe tenere a Milano fra cinque anni, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Turchia si offre di subentrare con un  risarcimento sontuoso • La manifestazione lombarda boccheggia per la  scarsità dei fondi e per le risse locali<br />
di <strong>Pierpaolo Albricci</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.italiaoggi.it/" target="_blank">Italia Oggi</a> l&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia che Expo 2015, che si dovrebbe tenere a Milano fra cinque  anni, si è impantanata nelle risse fra gli enti locali lombardi e si  trova in gravi difficoltà finanziarie anche a seguito dei tagli nei  finanziamenti agli enti locali lombardi imposti da Giulio Tremonti,  oltre che a preoccupare il quartier generale parigino, è arrivata anche  in Turchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove, invece, la notizia sulle difficoltà di avvio dell&#8217;Expo milanese, hanno suscitato nuove speranze.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti la Turchia (che candidava, come sede dell&#8217;Expo 2015, la sua  città di Smirne) era stata battuta da Milano sia pure sul filo di lana a  Parigi. Adesso, in Turchia, si sta meditando la rivincita. Da Ankara  infatti sono venute delle offerte di disponibilità a subentrare a Milano  nelle migliori condizioni cioè nell&#8217;ambito di un ben più ampio  contratto di amicizia e collaborazione con Milano e la Lombardia e, in  genere, con l&#8217;Italia intera. La Turchia, nei riservati pour parler, che  vengono rivelati in esclusiva da ItaliaOggi, sarebbe, non solo disposta a  rifondere i costi già sin qui sostenuti dagli organizzatori dell&#8217;Expo  meneghina, ma anche a fornire una congrua somma a mo&#8217; di  avviamento-risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che  Tremonti ha aperto nei conti degli enti locali milanesi e, in  particolare, della Regione Lombardia che, dalla manovra del governo (pur  essendo la regione più efficiente d&#8217;Italia; anzi, proprio per questo)  ha tratto il massimo danno.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i big politico-amministrativi lombardi che stanno organizzando lo  sforzo, per il momento inane (non è stato ancora deciso come acquisire  le aree, ad esempio) per riuscire a organizzare l&#8217;Expo a Milano,  l&#8217;offerta di Smirne viene seguita con grande attenzione. L&#8217;alternativa  è: fare una brutta figura adesso, o farla al momento dell&#8217;inaugurazione  dell&#8217;avvenimento? Farla adesso, significa non perdere risorse. Anzi,  averne di nuove ed aggiuntive. Oltrettutto, molte opere complementari  all&#8217;Expo (come la Pedemontana, l&#8217;alta velocità a Malpensa e le nuove  linee metropolitane a Milano sono già state in gran parte finanziate o  sono addirittura in corso di realizzazione). E poi, questa soluzione di  rinuncia, potrebbe essere attribuita (peraltro motivatamente) alle  conseguenza della crisi economica internazionale che, tagliando i  bilanci pubblici, ha tolto ossigeno anche a questa grande iniziativa.  Fallire a ridosso dell&#8217;inaugurazione invece (con padiglioni  ridimensionati, partecipazioni nazionali ridotte e cosi via) sarebbe un  insuccesso che verrebbe attribuito, a livello internazionale, alla  incapacità di portare a termine questo grande progetto e quindi con  un&#8217;inaccettabile ricaduta negativa sull&#8217;immagine complessiva dell&#8217;Italia  a livello mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto sorge però, inevitabilmente, una domanda. Come mai la  Turchia che, anch&#8217;essa, è stata colpita dalla crisi economica  internazionale, riuscirà a trovare le risorse che l&#8217;Italia non riesce a  mobilitare per realizzare l&#8217;Expo? La spiegazione è semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo, perché, mentre l&#8217;Italia sta crescendo all&#8217;1% annuale del pil,  con tendenza al ribasso, la Turchia sta crescendo al 4, 5%, con tendenza  al rialzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo, perché la Turchia, rigettata dall&#8217;Eu, che ne rimanda  continuamente il processo di adesione, vede, nell&#8217;Expo di Smirne, il  modo di reinserirsi nel contesto internazionale, diciamo occidentale,  dopo che essa ha costruito la sua nuova leadership nel Medio Oriente con  l&#8217;apertura di nuovi e più intensi (ed anche più imbarazzanti) canali di  collaborazione con paesi come la Siria e l&#8217;Iran. Per la Turchia,  quindi, l&#8217;Expo a Smirne sarebbe il modo, fra l&#8217;altro, di bilanciare  verso il resto del mondo non islamico, una posizione che oggi è troppo  squilibrata verso paesi difficili (come la Siria) o addirittura  “canaglia” (come l&#8217;Iran).</p>
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		<title>«Consultori, manca una cultura dell’accoglienza Tradita la 194 sul sostegno alla maternità difficile»</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per Beppe Sivelli, presidente Ucipem, fra gli operatori pubblici prevale la logica del «chi me lo fa fare»? • Assenti le istituzioni di Antonella Mariani Tratto da Avvenire dell&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Un gesto di coraggio. Un atto di fiducia e di spe­ranza. Contro tutto e contro tutti. Beppe Sivelli non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per Beppe Sivelli, presidente Ucipem, fra gli operatori pubblici prevale la logica del «chi me lo fa fare»? • Assenti le istituzioni<br />
<strong><em>di Antonella Mariani</em></strong><br />
Tratto da Avvenire dell&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Un gesto di coraggio. Un atto di fiducia e di spe­ranza. Contro tutto e contro tutti. Beppe Sivelli non vuole affrontare il caso di Roma parten­do dalle polemiche sulle porte sbattute in faccia alla gestante. Vuole invece sottolineare la testimonianza forte di una donna, sola al mondo, che «ha dato un senso alla sua vita, riuscendo ad andare oltre le pau­re, le angosce, le sollecitazioni a liberarsi di suo figlio. Una donna che è andata contro tutti per difendere quello che fin dal momento del concepimento è una persona».</p>
<p style="text-align: justify;">Sivelli dal 2003 presiede la rete dei consultori di ispi­razione cristiana Ucipem, che sta partecipando con la Confederazione dei consultori cattolici alla di­scussione sulla riforma dell’organizzazione consul­toriale: 80 strutture «da Trieste a Trapani», 1. 500 tra medici, psicologi, consulenti familiari, pedagogisti&#8230; È raro che una donna che ha già maturato la decisio­ne irrevocabile di abortire bussi a un consultorio U­cipem – «In questo caso vanno in un consultorio pub­blico a richiedere direttamente il certificato per l’in­tervento», spiega Sivelli – ma al contrario è frequen­te che vi approdino donne indecise, disperate, in cer­ca prima di tutto di un conforto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dottor Sivelli, che idea si è fatto del caso di Roma de­nunciato dalla lettrice?<br />
Credo che si tratti di un caso, peraltro assai frequen­te, di mancanza di accoglienza. Agli operatori socia­li quella donna ha posto un problema ed evidente­mente è prevalsa la necessità di risolverlo in fretta. Non c’è il tempo per approfondire, per cercare stra­de alternative; sulla logica del &#8216;cosa posso fare io, co­me operatore?&#8217;, prevale quella del &#8216;chi me lo fa fare?&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietà l’è morta, direbbe qualcuno. Però non crede che questa mancanza di attenzione non riguardi so­lo i singoli operatori, bensì le istituzioni che non so­stengono la maternità come dovrebbero?<br />
È indubbio che allo scarso impegno degli operatori corrisponde un &#8216;lasciar andare&#8217; delle istituzioni. Tut­to questo completa un quadro culturale allarmante: il disinteresse nei confronti di chi non conta, i più vecchi, i più piccoli e a maggior ragione chi non si ve­de, i bambini non ancora nati. La prima parte della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, che preve­de il sostegno alla maternità difficile, è stata disatte­sa anche per l’assenza nella nostra società di una cul­tura della vita. In una società che va di fretta, conta chi ha potere e il feto non ne ha affatto. È l’ultimo del­la scala. E così la donna resta sola con il suo dramma.</p>
<p style="text-align: justify;">Potendola incontrare, cosa direbbe a questa donna?<br />
Le direi che ha tutto il mio rispetto. E che la scelta di tenere il figlio nonostante le difficoltà dà un senso al­la sua storia. Perché ha scelto la vita.</p>
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		<title>Incinta, chiede aiuti al consultorio Risposta: abortisca</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Teresa è una gestante in grave disagio economico • Il 30 luglio si era rivolta all&#8217;assistenza sociale di zona. La risposta: «Non possiamo fare molto per lei, dovrà interrompere la sua gravidanza» di Alessia Guerrieri Tratto da Avvenire dell&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Teresa accarezza continua­mente il suo pancione, co­me se dovesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Teresa è una gestante in grave disagio  economico • Il 30 luglio si era rivolta all&#8217;assistenza sociale di zona.  La risposta: «Non possiamo fare molto per lei, dovrà interrompere la sua  gravidanza»<br />
di <strong>Alessia Guerrieri</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> dell&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Teresa accarezza continua­mente il suo pancione, co­me se dovesse  ancora pro­teggere quel figlio che cresce da tre mesi nel suo ventre.  «Ora che è qui dentro è al sicuro, ma quan­do nascerà sarà molto dura  per noi». Sorride comunque, final­mente. Non ha più paura di af­frontare  la sua nuova vita da ra­gazza madre, «io non sono più so­la, c’è lui  con me – dice mentre in­dica quel miracolo che l’ecografia ha già  scritto che sarà un &#8216;lui&#8217; –. Siamo in due, solo noi due». Un lui che  chiamerà Francesco e na­scerà a marzo: «Questo bambino è stato concepito  in Umbria, la pa­tria di Francesco d’Assisi, vorrei che portasse il suo  nome». La lu­ce della vita, Teresa l’ha riscoper­ta dopo settimane di  vuoto e di confusione, attraversate di tanto in tanto anche dalla voglia  di far­la finita. «Come potevo pensare – ribatte – di far crescere un  figlio da sola, senza lavoro, senza casa, senza un compagno e senza un  soldo?».</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi trent’anni, due sorelle all’e­stero e una mamma che non  sen­te da anni, un diploma da odon­toiatra, per ora inutilizzato. Poi  quel compagno che «pur dicendo di desiderare come me un bam­bino, se ne è  tornato in Tunisia» con il suo bagaglio di bugie. E non ha più nessuna  intenzione di ve­nire in Italia. Teresa parla tenen­do lo sguardo fisso a  quel figlio che le sta dando il coraggio e la forza di affrontare mille  difficoltà. Lei, cardiopatica e con una gravi­danza a rischio, però, ha  deciso di andare avanti. Eppure, sola e di­sperata, il 30 luglio stava  per can­cellare quella vita che tanto ave­va sognato. «Io lo volevo,  l’ho vo- luto fin dall’inizio – racconta – ma ero talmente confusa che  avevo già avviato le pratiche per l’abor­to. Mi sentivo un mostro,  comun­que, una donna indegna di vive­re. Per fortuna non ho avuto la  for­za di presentarmi in ospedale quel giorno». Infine la decisione di  ri­volgersi ad un assistente sociale nel suo municipio a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cercavo una parola di conforto, un posto dove stare, visto che  do­vevo lasciare il mio appartamen­to perché non potevo più  permet­termelo – confessa –, cercavo un aiuto ed invece&#8230;». I suoi  occhio­ni neri si sono riempiti di lacrime quella mattina d’inizio  agosto, quando le uniche parole di soste­gno che ha avuto sono state  quel­le che mai nessuno si sarebbe im­maginato. «Non possiamo fare molto  per lei, non abbiamo gran­di risorse. Ma non si rende conto che sarà  difficile nella sua situa­zione crescere un bambino? For­se sarebbe il  caso di pensare al­l’interruzione di gravidanza». L’as­sistente sociale  non ha prospetta­to grandi alternative; in più le sue ferie sarebbero  cominciate il gior­no successivo e, quindi, pochi i tentativi da fare.  Una telefonata dai servizi sociali effettivamente il giorno dopo è  arrivata con una probabile sistemazione per soli due mesi e l’invito a  risentirsi al rientro dalla vacanze.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ho pregato molto il Signore quel­la notte, non sapevo cosa fare,  pre­gavo per il mio bambino e per quelle mamme come me che nes­suno  sente gridare in silenzio. Mi sono sentita come se tenere il fi­glio che  già amavo immensamen­te fosse il reato più grande che po­tessi fare».  Teresa fa una pausa. Poi spiega dell’incontro con un vec­chio amico  vicentino e, grazie a lui, del contatto col Centro di aiu­to per la vita  della Capitale. «Lì ho trovato innanzitutto il conforto e l’ascolto di  cui avevo bisogno, ol­tre ad un aiuto materiale – ag­giunge –. Mi hanno  sistemato in una casa-famiglia dove potrò sta­re anche dopo il parto.  Sempre grazie a loro ho un ginecologo di un grande ospedale romano che  mi segue gratuitamente e che co­nosce bene la mia patologia».</p>
<p style="text-align: justify;">Al tavolino di un bar, giocherel­lando con la cannuccia della sua  acqua e limone, Teresa non na­sconde la rabbia per quel «muro di  insensibilità» che ha trovato, e continua a ricevere, proprio da chi  invece dovrebbe aiutare. Per vivere ora, oltre ad un piccolo contributo  del Cav, si arrangia co­me può, vendendo anche le sue originali lampade  su internet. «Non voglio sentirmi una paras­sita dello Stato – dice  lasciando per un attimo cadere gli occhi sulla lana che ha appena  com­prato per la copertina del suo Francesco –. Come è possibile in un  Paese moderno e credente che i servizi sociali mi dicano di abortire, di  dormire in alloggi di fortuna o addirittura di andar via dall’Italia  per farmi aiutare delle mie sorelle all’estero?». Alle sue tante domande  per adesso non trova risposta, ma ha un’unica certezza: quando  Francesco na­scerà vorrà impegnarsi perché nessun’altra donna viva ciò  che ha passato lei. Tra qualche gior­no sarà il suo compleanno, ma la  vita le ha già riservato il regalo più grande.</p>
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		<title>Pakistan, acque «dirottate» sui cristiani</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le Ong: «Dighe costruite nel Punjab per inondarli di proposito e salvare la terra di un notabile» • Travolto il villaggio di Khokharabad: 15 morti e 377 senzatetto. «Nessuna via di scampo» di Laura Silvia Battaglia Tratto da Avvenire dell&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Di fronte alla piena delle acque non c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le Ong: «Dighe costruite nel Punjab per  inondarli di proposito e salvare la terra di un notabile» • Travolto il  villaggio di Khokharabad: 15 morti e 377 senzatetto. «Nessuna via di  scampo»<br />
di <strong>Laura Silvia Battaglia</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> dell&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte alla piena delle acque non c’è pietà che tenga. E nel  Pakistan ostile ai cristiani si dirotta alla mi­noranza discriminata  l’acqua che ha man­dato giù il cielo e che l’uomo non vuole. Lo  riferiscono le ong locali all’agenzia <em>Fi­des</em>: nel Punjab, nei  pressi di Multan, do­ve si trova il villaggio cristiano di Khokha­rabad,  è stata costruita una diga per sal­vare alcuni terreni e deviare le  inondazio­ni verso aree abitate dai seguaci della Cro­ce. Così l’intero  villaggio è stato spazzato via e nessuno ha avuto il tempo di met­tersi  in salvo: 15 i morti e 377 i profughi cri­stiani rimasti senza tetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tai Masih, uno dei respon­sabili del villaggio denun­cia  l’aberrazione dell’uomo che si aggiunge alla cala­mità: «Il nostro  villaggio è stato inondato di proposi­to» e punta il dito contro Jamshed  Dasti, un politico locale di Muzaffargarh, proprietario delle terre  in­torno al villaggio. Sarebbe stato lui a costruire dighe e barriere e a  sprofondare nella tragedia 377 persone, «senza casa e senza raccolto»,  sottolinea Tai Masih. Que­sto episodio aggrava ancora di più la  si­tuazione dei cristiani, già discriminati du­rante i soccorsi al  Pakistan alluvionato: la Caritas e altre Ong avevano denunciato  discriminazioni nella distribuzione di vi­veri verso gli appartenenti a  minoranze religiose in Punjab e Sindh e, cinque gior­ni fa, nella valle  di Swat, erano stati ucci­si tre operatori umanitari americani  cri­stiani, giunti sul posto per garantire gli aiuti. L’attacco era  stato sferrato da inte­gralisti islamici e proprio per evitare un blocco  delle donazioni e degli aiuti (mol­ti dei quali offerti da Ong  cristiane) il go­verno e l’esercito pachistano mantengo­no il massimo  riserbo sull’accaduto. In­tanto, l’India ha quintuplicato gli aiuti,  portandoli a 25 milioni di dollari, e l’Ara­bia Saudita ha inviato in  Pakistan 2400 ca­mion carichi di aiuti umanitari. Il pro­gramma  alimentare mondiale (Pam) sti­ma in 800mila le persone rimaste isolate e  raggiungibili solo per via aerea. Per que­sto, il direttore generale  dell’Unicef, Anthony Lake, e direttore del Pam, Joset­te Sheeran, hanno  visitato la provincia del Punjab. Lanciano un appello: «La minac­cia  adesso è triplice: la popolazione ha perso sementi, casa e fonti di  reddito».</p>
<p style="text-align: justify;">Che la situazione, eccetto nella città pa­chistana di Thatta, nella  valle dello Swat, non stia tornando alla  normalità, lo con­ferma ad  Avvenire il commissario straor­dinario della Croce Rossa i­taliana,  Francesco Rocca: «Non siamo affatto in fase di miglioramento. La rottura  degli argini nella provincia del Sindh, con in 100 villag­gi allagati,  lo dimostra. L’u­nico aspetto positivo è che gli aiuti, adesso, possono  partire anche da Karachi, sia su elicottero che con con­vogli pronti ad  affrontare decine di ore di viaggio».</p>
<p style="text-align: justify;">La Croce Rossa internazio­nale è presente in Pakistan sia nella  ca­pitale Islamabad che a Karachi con 1500 unità tra Comitato e  federazione locale a cui si aggiungono i volontari della Mez­zaluna  rossa presenti sul territorio. Ma, alle difficoltà per alla messa in  sicurezza di aiuti, beni di prima necessità, volon­tari e assistenza  sanitaria, si aggiunge un altro pericolo. Rocca: «Le mine: la zona dello  Swat, ai confini con il Pakistan, è piena. Ciò significa che appena si  ritire­ranno le acque, bisognerà bonificare il territorio perché saranno  tutte risalite in superficie e sarà ancora più difficile  lo­calizzarle». Un motivo in più non chiu­dere gli occhi di fronte a una  emergenza umanitaria davvero senza precedenti. E che il mondo sembra  ignorare più del dovuto.</p>
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		<title>La scienza è una cosa seria (basta non fare solo ideologia)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 06:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le ignoranze e il sessismo del polemico manconi di Assuntina Morresi Tratto da Avvenire dell&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Nel nostro Paese c’è un’area ideologica, quindi profondamente non laica, che  tratta i temi della scienza con un atteggiamento decisamente antiscientifico.</p> <p style="text-align: justify;">A volte si tratta di gente che di scienza dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le ignoranze e il sessismo del polemico manconi<br />
di <strong>Assuntina Morresi</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> dell&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro Paese c’è un’area ideologica, quindi profondamente non  laica, che  tratta i temi della scienza con un atteggiamento decisamente  antiscientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte si tratta di gente che di scienza dovrebbe saperne; più  spesso invece sono persone clamorosamente incompetenti nel merito. In  entrambi i casi, sono soggetti che si individuano facilmente per la loro  incapacità di concludere un ragionamento senza cadere in contraddizione  con se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio lampante di questo atteggiamento lo offre l’articolo con  cui, ieri, Luigi Manconi – approfittando male dello spazio datogli dal  ben altrimenti generoso &#8216;<em>Foglio</em>&#8216; –, avrebbe voluto criticare l’<em>agenda bioetica</em> di Sacconi, Fazio e Roccella ma, essendo a digiuno di argomenti  fondati, è riuscito a confezionare solo uno sconclusionato e livoroso  attacco personale. In questo caso, venato pure da uno sgradevole  sessismo: la «giuliva petulanza» attribuita dal sociologo a una donna  del governo è chiaramente frase che presuppone le donne oche (giulivo è  aggettivo principe dell’ocaggine), e inutilmente ciarliere. Un lessico  maligno che in uno come Manconi, formatosi in Lotta Continua e alfiere  del politicamente corretto, colpisce più rudemente.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua pochezza argomentativa, invece, dimostra una profonda  ignoranza sul tema. Eppure, da docente universitario, Manconi dovrebbe  sapere che non tutti i progetti di ricerca sono finanziati, ma solo  alcuni, e che i Paesi leader nella ricerca scientifica sono quelli in  grado di capire e individuare quali siano i filoni più promettenti e più  utili, per finanziarli preferenzialmente rispetto ad altri. Eppure,  giulivamente ignaro di tutto ciò, il Nostro si chiede sdegnato se un  governo possa o meno sostenere che una linea di ricerca è un ramo morto  oppure no, e critica chi, nel governo, si è permesso di dire che la  ricerca sulle staminali embrionali umane è agli sgoccioli.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, il sociologo dovrebbe mettersi d’accordo con se  stesso: nello stesso pezzo ricorda compiaciuto che l’amministrazione  Obama ritiene utile questo tipo di studi. Per quale motivo il governo  Usa può giudicare la ricerca scientifica, e quello italiano no? Forse  perché Obama deve ringraziare i lobbisti che lo hanno sostenuto nella  sua campagna elettorale, e che chiedono oggi finanziamenti federali  proprio perché quelli privati ormai scarseggiano?</p>
<p style="text-align: justify;">Pare proprio che Manconi ancora non sappia che la ricerca sulle  embrionali è stata abbandonata da tanti suoi sostenitori, a cominciare  da Ian Wilmut, il creatore della pecora Dolly, già tre anni fa. La  comunità scientifica mondiale ha rinunciato alla cosiddetta clonazione  terapeutica, ricerca fallimentare che non ha prodotto una sola cellula  staminale embrionale. L’interesse dei più è concentrato sulle <em>iPS</em>,  staminali pluripotenti indotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Manconi dovrebbe leggere i lavori condotti sui topi – e non sugli  embrioni umani – che hanno permesso di riprogrammare le cellule senza  dover creare e distruggere embrioni. E d’altra parte, dovrebbe  domandarsi come mai in diversi Stati – Gran Bretagna per esempio – gli  embrioni umani non più richiesti dai genitori dopo un certo periodo  vengono distrutti per legge, senza che un solo scienziato li reclami per  il laboratorio. La verità – tragica ed eloquente – è che, oramai, degli  embrioni «soprannumerari» nessuno sa più che farsene.</p>
<p style="text-align: justify;">Manconi si rassegni: i governi devono esprimere politiche per  indirizzare la ricerca, e guai se non lo facessero. Al di là delle  preoccupazioni etiche, che nessuno ha mai nascosto, sarebbe fondamentale  entrare correttamente nel merito, anche per chi ne commenta sui  giornali: qualche lettura approfondita in più, e un po’ di arroganza in  meno, non guasterebbero.</p>
<p style="text-align: justify;">E sarebbe anche ora di aprire un confronto serio nel merito della ricerca scientifica e anche dell’<em>agenda bioetica</em> : potremmo parlare, per esempio, della Ru486, e delle morti di cui gli  alfieri della tecnoscienza hanno accuratamente taciuto. Manconi  compreso.</p>
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		<title>Proclami di «conquista» e illibertà Chi tollera non può tollerarli</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 06:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà religiosa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Segno dei tempi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La visita di Gheddafi, la necessità del dialogo, il dovere del rispetto di Carlo Cardia Tratto da Avvenire dell&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Nella storia, e nella attualità, tutto è possibile. Ma proprio per questo occorre valutare ciò che accade, dire la verità, rispondere se necessario. È possibile, e inevitabile, che le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La visita di Gheddafi, la necessità del dialogo, il dovere del rispetto<br />
di <strong>Carlo Cardia</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> dell&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Nella storia, e nella attualità, tutto è possibile. Ma proprio per  questo occorre valutare ciò che accade, dire la verità, rispondere se  necessario. È possibile, e inevitabile, che le popolazioni, le culture e  le religioni, si mischino per dar vita a un mondo nuovo e plurale. Ma è  anche giusto chiedere rispetto e onore per i sentimenti più profondi  delle popolazioni, per una religione che ha costruito storia e civiltà,  per una fede vissuta ovunque sulla terra con spirito di amore e di  dedizione per gli altri. Mettersi a pesare le parole di un ospite non è  un esercizio utile, però se queste – come è avvenuto in occasione della  visita del leader libico Gheddafi a Roma – si rivolgono all’Europa con  toni d’altri tempi meriterebbero una risposta alta e nobile, perché il  silenzio può sembrare condiscendenza. Singole personalità, soprattutto  in Italia, hanno risposto con saggezza, dando voce a una sofferenza  dell’animo che molti avvertono. Ma forse sarebbe importante anche una  riflessione a livello istituzionale, italiano e europeo, per capire  quali sono i limiti dell’invadenza e il dovere della sobrietà che  chiunque deve sentire e rispettare nei rapporti internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il direttore di Avvenire evocava ieri il problema della reciprocità  tra Paesi, come i nostri, nei quali tutto è lecito, e altri Paesi nei  quali non è permesso neanche dichiararsi cristiani (o di altre fedi)  perché si rischia molto, a volte anche la vita. Ciò che si è ascoltato,  nei giorni scorsi, nel corso della visita a Roma del leader di Tripoli  può costituire un’occasione per affrontare un problema che ormai è sotto  gli occhi di tutti, e che riguarda il mancato rispetto della libertà  religiosa vera – non della tolleranza minima che può essere a ogni  momento travolta da misure restrittive o dal gesto di qualche estremista  – in un’intera area geopolitica nella quale la religione dominante  aspira alla espansione ma non accetta la presenza di altre fedi dentro i  propri confini. Ignorare questo problema pone interrogativi seri per il  futuro. Perché l’Europa, aperta a ogni religione e cultura, potrebbe  trovarsi ricambiata in futuro con una presenza monolitica, con vocazione  espansiva, con diritto di intervenire e decidere sulle nostre leggi,  sui nostri costumi, sulla difesa della nostra tradizione. Non è una  questione da poco, e dovremmo rifletterci seriamente.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è infine, la questione del dialogo che i cristiani, e i cattolici  in particolare, sviluppano da tempo con le altre religioni, con uomini  di buona volontà di tutte le fedi. La strada del dialogo è necessaria,  per certi versi irreversibile, nel mondo di oggi che sta vivendo le  prime prove della universalizzazione dei rapporti tra gli uomini e tra i  popoli. Essa, però, presuppone degli interlocutori egualmente  rispettosi, non chiede ad alcuni di loro di nascondere tra parentesi la  propria identità, i sentimenti religiosi più profondi, l’attaccamento  alla propria fede e alla propria Chiesa, come se ciò fosse condizione  per parlare con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dialogo chiede che ci si riconosca, e rispetti, per ciò che si è e  per il valore essenziale che la fede e la religione hanno per gli  individui e per i popoli che ne sono intessuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Superare questo crinale, approfittare della volontà conciliante  dell’interlocutore per prospettare «conquiste» più o meno probabili,  vuol dire ferire lo spirito del dialogo e della collaborazione. È stato  detto che non si devono sopravvalutare episodi da archiviare nei  cassetti del folklore e della mancanza di tatto, e vi è in questa  osservazione un pizzico di verità. È anche vero, però, che da tempo  registriamo fatti ricorrenti, anche tragici, situazioni difficili per la  religione e per il cristianesimo, senza che le istituzioni europee o  nazionali sentano il bisogno di dire nulla, neanche di commentare, quasi  che il velo della laicità impedisca loro persino di parlarne, perché si  tratta pur sempre di religione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo elemento, che aggiunge amarezza nell’animo di molti  cristiani, ha il suo peso e suggerisce alla coscienza di stringerci  attorno ai nostri simboli, a chi rappresenta e guida le nostre comunità,  per manifestare lealtà ai principi nei quali crediamo, e far sentire la  vicinanza dell’animo a tutti coloro che condividono la stessa fede, e  per essa sopportano umiliazioni, emarginazione, non di rado il martirio  in tante parti del mondo. Una fede libera e tollerante è un dono di Dio,  il far finta di niente per opportunità può offendere la fede e la  tolleranza.</p>
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		<title>I precedenti Da Arafat a Castro, la realpolitik fa chiudere un occhio</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 06:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Fausto Biloslavo Tratto da Il Giornale dell&#8217;1 settembre 2010</p> <p style="text-align: justify;">Arafat alla Camera, Fini da Milosevic, Scalfaro che stringe la mano sorridente a Castro, Prodi che non riceve il Dalai Lama per evitare le ire di Pechino sono solo alcune chicche della realpolitik all’italiana.</p> <p style="text-align: justify;">Non c’è solo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Fausto Biloslavo</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.ilgiornale.it" target="_blank">Il Giornale</a> dell&#8217;1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Arafat alla Camera, Fini da Milosevic, Scalfaro che stringe la mano  sorridente a Castro, Prodi che non riceve il Dalai Lama per evitare le  ire di Pechino sono solo alcune chicche della realpolitik all’italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è solo il buon viso a cattivo gioco di Silvio Berlusconi di  fronte alle pagliacciate in salsa islamica e non del colonnello  Gheddafi, in cambio di contratti e quant’altro. Così fan tutti e anche  peggio, per motivi più o meno confessabili, talvolta partigianeria, ma  nella gran parte dei casi machiavellismo politico o interessi economici.  E la lista degli ospiti discutibili, in nome della realpolitik o della  realeconomik, è lunga.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 il compianto Giovanni Spadolini si oppose con tutte le forze  all’arrivo in Italia di Yasser Arafat. Il presidente Sandro Pertini ci  mise lo zampino e Arafat in divisa oliva, kefya a scacchi bianca e nera,  cinturone della pistola al fianco parlò alla Camera dei deputati  scortato da guardie del corpo armate fino ai denti.</p>
<p style="text-align: justify;">In piena guerra fredda ambasciatori e governanti italiani strinsero  le mani dei gerontocrati comunisti del Cremlino e delle loro pedine più o  meno affidabili come Ceausescu in Romania, Honecker in Germania Est e  Jaruzelski in Polonia. Tutti non certo esempi di democrazia, che però,  soprattutto in Urss, garantivano contratti, a cominciare dalla Fiat. In  confronto Alexander Lukashenko, padre-padrone della Bielorussia, che  Berlusconi ha incontrato, è un santarellino. Per non parlare  dell’ineffabile Mariano Rumor, che nel 1975 firmò il famigerato trattato  di Osimo con la Jugoslavia di Josip Broz Tito, che aveva le mani  sporche di sangue degli italiani infoibati. Non solo: in nome della  realpolitik Osimo calava una pietra tombale sulle rivendicazioni di  250mila esuli istriani, fiumani e dalmati.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per l’impossibile obiettivo di avere indietro l’Istria e la  Dalmazia, l’allora segretario del Movimento sociale, Gianfranco Fini, si  recò a Belgrado il 2 agosto 1991 alla corte dello zar socialista dei  serbi Slobodan Milosevic. La Jugoslavia aveva già cominciato ad  esplodere. In seguito Slobo, che con l’Italia chiuderà l’affare Telekom  Serbia, fu omaggiato da Lamberto Dini, Piero Fassino e altri. Nel 1999,  quando la Nato decise di bombardare la Serbia, arrivò a Belgrado pure  Umberto Bossi. Pochi anni dopo Milosevic finirà i suoi giorni dietro le  sbarre de L’Aja accusato di crimini di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il vecchio Saddam Hussein eravamo pappa e ciccia per tutti gli  anni ottanta, quando faceva la guerra all’Iran che costò un milione di  morti. Gli affari andavano a gonfie vele, anche se alcune corvette  ordinate alla Fincantieri le abbiamo potute consegnare all’Iraq solo  poco tempo fa, perché nel frattempo Saddam si era inimicato gli  americani. Roberto Formigoni ha cercato fino all’ultimo di dare una mano  a Tareq Aziz, braccio destro del rais, per evitare l’invasione  dell’Iraq.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’Iran abbiamo rapporti economici importanti, a cominciare dal  settore petrolifero, dai tempi dello Shah e di Enrico Mattei. Con gli  ayatollah poco è cambiato su questo piano. Solo nel febbraio scorso  l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha annunciato che i  vecchi contratti saranno onorati «però non ne facciamo e non ne faremo  di nuovi». Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è sbarcato a Roma,  per il vertice Fao del 2008, assieme a personaggi come l’ottuagenario  padre-padrone dello Zimbabwe, Robert Mugabe. Nonostante le polemiche  Ahmadinejad ha riunito in un albergo di Roma decine di imprenditori e  rappresentanti di banche e società importanti, secondo il motto pecunia  non olet.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando di mezzo ci sono tanti soldi le rigidità dei regimi coinvolti  passano spesso in secondo piano per «realeconomik». Nel 2007 il  presidente del Consiglio, Romano Prodi, faceva sapere con una lettera  che «precedenti ed inderogabili impegni internazionali» non gli  permettevano di incontrare il Dalai Lama. In realtà in Italia il leader  tibetano sembrava quasi un appestato a causa dei fulmini e saette che i  cinesi lanciano a chiunque lo incontri. E delle ritorsioni in campo  economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece non c’è nulla da guadagnare e quasi tutto da perdere nel dar  credito a vetusti rivoluzionari trasformati in leader a vita in nome del  socialismo, come Fidel Castro. Una curiosa foto nella galleria in rete  del Quirinale mostra il sorriso smagliante del presidente Oscar Luigi  Scalfaro, mentre stringe la mano al barbuto Fidel, a Roma, nel novembre  del 1996.</p>
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		<title>Benedetto XVI si confessa in un libro</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 06:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In arrivo il volume con il primo faccia a faccia di Benedetto XVI. Titolo provvisorio: Luce del mondo. A scriverlo è il giornalista tedesco che aveva pubblicato due testi con l’allora cardinale Ratzinger di Andrea Tornielli Tratto da Il Giornale del 31 agosto 2010</p> <p style="text-align: justify;">Benedetto XVI ha deciso di pubblicare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In arrivo il volume con il primo faccia a  faccia di Benedetto XVI. Titolo provvisorio: Luce del mondo. A scriverlo  è il giornalista tedesco che aveva pubblicato due testi con l’allora  cardinale Ratzinger<br />
di <strong>Andrea Tornielli</strong><br />
Tratto da <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.ilgiornale.it" target="_blank">Il Giornale</a> del 31 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI ha deciso di pubblicare un libro intervista, un nuovo  dialogo con il giornalista tedesco Peter Seewald, che già per due volte,  quando Joseph Ratzinger era cardinale, lo aveva lungamente  intervistato. La notizia, proveniente da ambienti dell’editoria tedesca,  viene pubblicata questa mattina dal Tagespost e trova conferma in  Vaticano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel marzo prossimo, durante la Quaresima, è prevista l’uscita del  secondo volume del libro del Papa su Gesù di Nazaret, dedicato al  momento culminante della vita di Cristo, la Passione, morte e  resurrezione. E già si parla di un ulteriore volume che Benedetto XVI  scriverà affrontando il tema dell’infanzia del Nazareno. Il  libro-intervista con Seewald non rientra in questo piano, e anche se al  momento non è stata stabilita la data di pubblicazione è ragionevole  pensare che sia in libreria tra un anno. In Italia il volume dovrebbe  essere edito dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev) &#8211; che com’è noto  detiene i diritti d’autore di tutte le opere del Pontefice &#8211; mentre  nulla di definitivo è stato stabilito per l’edizione tedesca: la Lev  sarebbe intenzionata a far uscire il libro presso l’editore Herder,  mentre l’intervistatore preferirebbe un editore più laico, come Heyne.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo dialogo con il giornalista tedesco, che durante l’estate ha  già realizzato le registrazioni dell’intervista con il Papa, sarà il  quarto libro di questo genere per Joseph Ratzinger. Da cardinale  Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nel 1985, il  futuro Pontefice si fece intervistare dallo scrittore Vittorio Messori,  che sarebbe poi stato anche autore anche del libro-intervista con  Giovanni Paolo II, il primo di un Papa (Varcare le soglie della  speranza, 1994). Ne nacque il best-seller Rapporto sulla fede, un volume  che fece epoca, anticipando quella che Papa Ratzinger definirà  l’ermeneutica corretta del Concilio. Nel libro, il cardinale affermava,  tra l’altro: «Tra i compiti più urgenti per il cristiano c’è il recupero  della capacità di opporsi a molte tendenze della cultura circostante,  rinunziando a certa solidarietà troppo euforica post-conciliare».</p>
<p style="text-align: justify;">Poco più di dieci anni dopo, nel 1997, ecco che il Prefetto della  fede decide di dialogare di nuovo con un giornalista, questa volta Peter  Seewald. Esce così Il sale della terra, volume dedicato a  «cristianesimo e Chiesa cattolica nel XXI secolo». Il giornalista così  descrive quegli incontri nell’introduzione: «Il Cardinale non mi ha mai  chiesto nulla del mio passato o del mio stato di vita. Non ha nemmeno  voluto che gli fossero anticipate delle domande, né ha preteso che  qualcosa fosse eliminato o aggiunto. L’atmosfera dell’incontro è stata  intensa e seria, ma talvolta questo “principe della Chiesa” sedeva tanto  leggero sulla sua sedia che si aveva l’impressione di avere a che fare  con uno studente. Una volta egli interruppe la nostra conversazione per  ritirarsi in meditazione o, forse, anche per chiedere allo Spirito Santo  le parole giuste». L’incontro con Ratzinger segna anche la vita di  Seewald, che riscopre la fede. L’esperienza si ripete qualche anno dopo.  Seewald intervista nuovamente Ratzinger all’alba del nuovo millennio e  nel 2001 pubblica un altro best-seller, Dio e il mondo, dedicato  all’«essere cristiani nel nuovo millennio». I tantissimi lettori di  questi volumi sanno che Ratzinger non si sottrae ad alcuna domanda e non  ha paura di affrontare gli argomenti più spinosi, come attestano le sue  risposte durante le interviste sull’aereo con i giornalisti che seguono  i suoi viaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo libro non ha ancora un titolo ufficiale, l’ipotesi di lavoro  al momento è Luce del mondo, ma è possibile che sia cambiato. Quando ha  deciso, il Papa, di accettare questa proposta? Nel novembre 2008,  durante un incontro avvenuto a margine dell’udienza generale, Vittorio  Messori propose a Benedetto XVI di «aggiornare» Rapporto sulla fede: «Mi  dia solo tre giorni», disse lo scrittore. Ratzinger non disse di no, ma  si schernì dicendo: «Per me ora è difficile anche tre ore&#8230;». L’idea,  in quel momento impraticabile, non doveva però essergli dispiaciuta. E  così quando qualche mese fa Seewald ha proposto un nuovo dialogo, gli è  stato risposto di sì.</p>
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