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	<title>Segni dei tempi</title>
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	<description>C'è un mistero, c'è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
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		<title>L’insostenibilità della cultura radicale rispetto ai valori cattolici e laici</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 07:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Fine vita]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ru486]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Antonio Gaspari</p>
<p style="text-align: justify;">La candidatura alla presidenza della regione Lazio di Emma Bonino, da parte dell’alleanza di centro sinistra, rappresenta un punto di svolta decisivo non solo per le sorti del Partito democratico (Pd) ma per l’intero arco politico nazionale e per le rispettive componenti di voto. Come ha scritto Marco Tarquinio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="announcement_post"><p style="text-align: justify;"><strong><em>di Antonio Gaspari</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;">La candidatura alla presidenza della regione Lazio di Emma Bonino, da parte dell’alleanza di centro sinistra, rappresenta un punto di svolta decisivo non solo per le sorti del Partito democratico (Pd) ma per l’intero arco politico nazionale e per le rispettive componenti di voto. Come ha scritto Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, rispondendo a Pier Luigi Bersani “il nome e la storia di Emma Bonino sono un programma”. Un programma, “superabortista e iperliberista” che è “incompatibile con (…) la visione cristiana della vita e dei rapporti sociali”. Per i cattolici il programma e la storia di Emma Bonino sono sufficientemente chiari, si tratta della candidata più radicale di quella che Giovanni Paolo II ha indicato come “cultura della morte”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;"> Morte per i bambini e le bambine concepite, perché la Bonino ha promosso e praticato l&#8217;aborto. Scelta di cui non si è mai pentita e di cui, anzi, si è vantata e si sente fiera. Il Lazio è una delle regioni italiane con il più alto numero di interruzioni volontarie di gravidanza. Un eventuale presidenza Bonino ridurrebbe ulteriormente la fertilità privando il Lazio della speranza che solo i bambini e le bambine sanno comunicare così gioiosamente. Morte per i matrimoni, perché la Bonino è stata anche promotrice e sostenitrice della cultura e delle leggi che hanno visto moltiplicarsi separazioni e divorzi fino ad un numero di oltre 130.000, con una media di circa 356 al giorno. Morte per i giovani perché la Bonino è da sempre sostenitrice della legalizzazione delle sostanze stupefacenti. Morte per chi è anziano, malato e disabile, visto che la Bonino sostiene la cultura e le proposte legislative per la legalizzazione dell’eutanasia. Inoltre come ha scritto su Avvenire, Domenico Delle Foglie, portavoce di Scienza &amp; Vita, la candidatura nel Lazio della Bonino è “uno schiaffo alla comunità cristiana”. Nella regione dove vivono da circa due millenni i romani Pontefici, nella capitale del cristianesimo, il Pd ha presentato colei che nega e combatte da sempre i “valori che sono alla base di ogni civiltà” gli stessi “vita, famiglia e libertà di educazione” che Benedetto XVI ha indicato come “non negoziabili”. L’insostenibilità della cultura e del programma radicale non è solo rispetto all’identità e ai valori dei cattolici, ma anche e soprattutto rispetto a coloro che si riconoscono in ideali moderatamente liberale e socialista. Alla base delle misure anti-vita e anti-famiglia della Bonino, infatti, c’è una mentalità utilitaristica, le cui finalità economiciste e di darwinismo sociale non tengono in alcun conto la sacralità e l’irriducibilità della persona umana. In questo senso la Bonino giustificherebbe le politiche di diffusione della pillola abortiva Ru486 e dell’eutanasia, come misure necessarie per la riduzione del deficit sanitario. Nella stessa direzione taglierebbe in maniera drastica il bilancio delle attività di assistenza sociale, soprattutto nella parte relativa al sostegno delle famiglie numerose. Volontà che la Bonino ha già manifestato opponendosi radicalmente all’ipotesi della sfidante Renata Polverini di dare seguito all’applicazione del “quoziente familiare”. Nonostante queste evidenti e laceranti contraddizioni, i vertici del Pd, continuano ad indicare la Bonino come la miglior candidata possibile per il centro sinistra. Bersani ha addirittura dichiarato che “Emma è una fuoriclasse, è la scelta migliore”, mentre Walter Veltroni, da parte sua ha aggiunto “E’ la migliore candidata alla presidenza della regione Lazio che il centrosinistra potesse trovare”. Ma dietro a queste dichiarazioni rassicuranti si stanno verificando divisioni profonde. È accaduto così che alla presentazione delle liste dei candidati a Roma, la Bonino non c’era. Assente giustificata, secondo Bersani, perché stava facendo lo sciopero della fame e della sete. La Bonino infatti, che certi sondaggi danno addirittura come vincente, non sta riuscendo a raccogliere neanche le firme necessarie per presentare le liste radicali nelle varie regioni. La colpa, secondo la Bonino è della Tv e dei consiglieri e funzionari comunali che non si rendono disponibili ad autenticare le firme. Ma come è possibile? Forse quelli del Pd non la stanno aiutando? La “candidata eccellente” di Bersani e Veltroni, quella di cui ci “si può fidare” (slogan elettorale sui manifesti della Bonino), non convince neanche i militanti del Pd, tanto che appena ufficializzata la sua candidatura gli onorevoli Enzo Carra, Dorina Bianchi, Renzo Lusetti e Paola Binetti sono usciti dal partito. E non si capisce come di fronte ad una così evidente “radicalizzazione del partito” la presidente del Pd, Rosy Bindi e l’ex segretario Dario Franceschini possano rimanervi. Per quanto riguarda poi i sondaggi che darebbero la Bonino addirittura vincente sulla Polverini, bisognerebbe rileggersi gli stessi sondaggi precedenti il referendum sulla legge 40 e il family Day. In quelle due occasioni la Bonino si presentò a capo delle truppe che volevano abolire la legge sulla procreazione assistita e che volevano contrastare il mare di famiglie che scese a Roma per il Family Day. Non è passato poi così tanto tempo da questi due eventi e non crediamo che le forze in campo si siano rovesciate. A differenza del poster della Bonino, noi dell’Ottimista “ci fidiamo” molto di più del popolo italiano piuttosto che dei giacobini manovrati dal Palazzo.</span></span></p>
<p>© Copyright L&#8217;Ottimista</p>
</div>
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		<title>Il libro nero della cristianofobia</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa sofferente]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà religiosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Intervista all&#8217;autore Renè Guitton</p>
<p>di Antonio Gaspari</p>

<p>ROMA, giovedì, 11  marzo 2010 (ZENIT.org).- Sono passati ben 1977 anni da quando un uomo  che si diceva essere il figlio di Dio fu crocifisso a Gerusalemme.</p>
<p>Nel corso della storia i suoi seguaci, i cristiani, sono  stati spesso perseguitati e massacrati.</p>
<p>Si pensava  che l’avanzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista all&#8217;autore Renè Guitton</strong></p>
<p><em>di Antonio Gaspari</em></p>
<div id="article" style="text-align: justify;">
<p>ROMA, giovedì, 11  marzo 2010 (ZENIT.org).- Sono passati ben 1977 anni da quando un uomo  che si diceva essere il figlio di Dio fu crocifisso a Gerusalemme.</p>
<p>Nel corso della storia i suoi seguaci, i cristiani, sono  stati spesso perseguitati e massacrati.</p>
<p>Si pensava  che l’avanzare della civiltà avrebbe cancellato i fenomeni di  persecuzione religiosa, invece in questo inizio di terzo millennio sono  ancora tantissimi i luoghi dove la cristianofobia offende, discrimina,  uccide.</p>
<p>In Nigeria, domenica scorsa, tra i 200 e i  500 cristiani sarebbero stati massacrati a colpi di machete da  estremisti musulmani.</p>
<p>In Medio Oriente, le  crescenti persecuzioni spingono i cristiani a fuggire dalle terre dove  il cristianesimo è nato.</p>
<p>Nel Maghreb, nell’Africa  subsahariana e perfino in Estremo Oriente sono ridotti al silenzio e  assassinati a migliaia.</p>
<p>Il saccheggio di chiese e  abitazioni e la profanazione di cimiteri sono all’ordine del giorno,  così come crocifissioni, roghi di persone vive, mutilazioni,  decapitazioni a colpi di accetta.</p>
<p>Poco lontano  dai confini dell’Europa contro i cristiani vengono proclamate fatāwā e  condanne inesorabili.</p>
<p>Tutto ciò accade nel  silenzio della comunità internazionale, dimentica del fatto che “la  libertà di pensiero, di coscienza e di religione” è sancita dalla  Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.</p>
<p>René  Guitton, un infaticabile viaggiatore tra Oriente e Occidente, che si  batte da sempre per il dialogo tra le culture e le civiltà, contro il  razzismo e l’antisemitismo, basandosi su fonti di assoluta  attendibilità, su una meticolosa ricerca condotta in loco e sulle  testimonianze dirette dei protagonisti – leader politici e religiosi,  missionari, operatori umanitari, ma pure gente comune conosciuta nei  suoi innumerevoli viaggi –, ha scritto il libro “Cristianofobia. La  nuova persecuzione”, pubblicato in Italia da Lindau.</p>
<p>Nel  volume, Renè Guitton scrive: “Anche gli ebrei e i musulmani sono  perseguitati, ma il riconoscimento delle loro sofferenze non può  avvenire al prezzo della negazione di quelle dei cristiani. Vi sono  forse vittime buone e vittime cattive, vittime di cui si deve parlare e  altre riguardo alle quali si deve tacere?”.</p>
<p>“Il  nostro silenzio – sottolinea Guitton –  ricorda altri silenzi di  sinistra memoria, e nel giro di due o tre decenni provocherà forse nuovi  imbarazzati appelli al pentimento e dichiarazioni di rimpianto per non  aver voluto far affiorare una verità che doveva essere resa nota a  tutti”.</p>
<p>L’autore francese ha scritto e pubblicato  diversi volumi, tra i quali: “Il principe di Dio. Sulle tracce di  Abramo” (edito in Italia nel 2009), “Abraham, le messager d’Haran e Si  nous nous taisons…” e “Le martyre des moines de Tibhirine”. Vincitore di  numerosi premi, è membro del Comitato di esperti dell’Alleanza delle  civiltà delle Nazioni Unite.</p>
<p>ZENIT lo ha intervistato.</p>
<p><strong>Anche se questo terzo millennio si presenta come  l&#8217;inizio dell&#8217;era dei diritti umani, è evidente che i cristiani del  mondo sono ancora pesantemente perseguitati.</strong><strong> </strong><strong>Può dirci in  quale paese succede e perché?</strong><strong><br />
</strong><br />
Guitton: Bisogna  distinguere tra paesi in cui vi è la persecuzione senza violenza fisica,  e paesi dove si verificano omicidi e stragi.</p>
<p>In  Turchia, ad esempio, la menzione della religione sulla carta d&#8217;identità  è obbligatoria (come anche in Indonesia o in Egitto). Ma la professione  di fede cristiana in questi paesi a maggioranza musulmana, crea  moltissimi problemi di discriminazione, compresa l&#8217;occupazione, cosicché  i cristiani di fatto sono considerati come cittadini di seconda classe.</p>
<p>La situazione dei cristiani è pessima anche nei  Territori palestinesi, dove i cristiani indigeni, nativi della terra  dove è nato Gesù, rischiano di scomparire.</p>
<p>In  questa parte del mondo i cristiani sono oggetto di pressioni,  d&#8217;intimidazioni e di minacce, al punto che alcuni fondamentalisti ormai  credono che l&#8217;Oriente debba essere musulmano e l&#8217;Occidente cristiano. I  cristiani della Palestina sono costretti ad abbandonare la terra di  Cristo, a rifugiarsi in Occidente.</p>
<p>In Egitto,  la persecuzione è ancora più violenta. Il paese ospita i Fratelli  Musulmani, che sono l’organizzazione fondamentalista precedente ad Al  Qaeda. I Fratelli Musulmani sono gli estremisti islamici d’Egitto. le  loro posizioni e i loro atti di violenza sono stati ampiamente  dimostrarti da Gamal Abdel Nasser negli anni Cinquanta.</p>
<p>Sono loro che stanno dietro all&#8217;assassinio del presidente  Anwar El Sadat, e in questi ultimi anni hanno raggiunto un peso  significativo in politica attraverso le elezioni. Per questo motivo il  governo egiziano ha difficoltà ad affrontare le frange  estremiste. Questo atteggiamento compiacente del governo rischia di  incoraggiare le persone a compiere atti violenti contro i cristiani  egiziani.</p>
<p>Sta di fatto che gli atti di violenza  contro i cristiani egiziani sono frequenti. La polizia che è composta da  musulmani non interviene adeguatamente e il governo non prende misure  reali per interrompere il processo di discriminazione dei cristiani.</p>
<p>Accade così che i cristiani sono perseguitati e  uccisi, le donne cristiane devono indossare il velo islamico per stare  tranquille, quando non sono costrette a sposare i musulmani, ecc.</p>
<p>In Iraq, i cristiani iracheni che godevano di una certa  protezione sono ora massacrati ogni giorno, con le forze di sicurezza  che non intervengono.</p>
<p>Questo paese è in piena  emergenza, ma la difesa dei cristiani del Nord è considerato un problema  secondario. I cristiani vengono perseguitati, rapiti, uccisi. Il  progetto è chiaro, vogliono cacciarli dall’Oriente, in quanto  rappresentano agli occhi degli estremisti, gli alleati dell’America  cristiana che ha fatto la &#8220;crociata&#8221; in Iraq.</p>
<p>Lo  scenario degli estremisti è sempre lo stesso, un Oriente musulmano e un  Occidente cristiano.</p>
<p>Analogamente, in Pakistan,  dove una recente legge contro la &#8220;blasfemia&#8221;, autorizza ogni violazione  dei diritti umani.</p>
<p>In Algeria le motivazioni  dei fondamentalisti sono simili a quelle dell’Egitto. Il governo si  rivolge agli estremisti islamici nel contesto della politica di  riconciliazione nazionale dopo la guerra civile che ha colpito il paese  dal 1993 al 2000.</p>
<p>E pur di blandire i partiti  islamici il governo non reagisce alle persecuzioni anti-cristiane, e va  anche oltre.</p>
<p>Nel 2006 è stata emanata una legge  contro il proselitismo, che consente ai tribunali di praticare ogni  eccesso di ingiustiza. Anche se in questo paese le stragi di cristiani  sono per il momento cessate.</p>
<p>Nell&#8217;Africa  sub-sahariana la Nigeria è costantemente in prima pagina per i massacri  contro i cristiani. Ci sono state chiese bruciate mentre i fedeli erano  riuniti per la messa.</p>
<p>Anche nel Sudan meridionale  avvengono crimini contro i cristiani.</p>
<p>Lo scopo  del mio libro non è quello di permettere l’emergere dell’islamofobia, ma  difendere i diritti umani contro il terrorismo di qualsiasi origine.</p>
<p>In India i cristiani sono perseguitati dagli induisti  fondamentalisti.</p>
<p>Centinaia di cristiani sono  stati uccisi nello Stato indiano di Orissa, e l’intervento delle  autorità è stato debole e inadeguato. In Sri Lanka, i buddisti stanno  massacrando i cristiani.</p>
<p>E’ un dato di fatto  che dall’11 settembre 2001, vi è stato un aumento di atti anti-cristiani  nel mondo. Gli estremisti, fondamentalisti di tutte le provenienze,  sono stati incoraggiati da quello che hanno vissuto come una vittoria  contro l&#8217;Occidente, e per questo si sono sentiti liberi di far pressioni  sui loro governi affinché non intervengano e lascino che il massacro e  la persecuzione delle minoranze cristiane continuino.</p>
<p><strong>I paesi a maggioranza musulmana, gli ex regimi  comunisti, il fondamentalismo di altre religioni, i nuovi regimi  autoritari … tutti perseguitano i cristiani. Perchè? </strong></p>
<p>Guitton: Naturalmente gli assassinii e i massacri contro i  cristiani sono eventi inaccettabili. Le motivazioni degli anti-cristiani  sono un terreno fertile dove si diffondono idee false e pericolose,  soprattutto quella di creare un Oriente musulmano e un Occidente  cristiano. Si dimentica infatti che il cristianesimo è nato in Oriente e  i cristiani d&#8217;Oriente sono nativi di quei paesi in cui il cristianesimo  ha preceduto l&#8217;Islam di ben sette secoli.</p>
<p>La  cristianofobia nasce da pregiudizi basati sull’ignoranza e porta a  persecuzioni e massacri. Per contrastare queste tendenze estreme bisogna  alimentare l&#8217;educazione e il dialogo, e utilizzare la pressione  economica per porre fine alla violenza e alla discriminazione.</p>
<p><strong>E’  paradossale, ma c&#8217;è una forma di cristianofobia anche nei paesi dove si  è sviluppata la civiltà cristiana.</strong><strong> </strong><strong>Potrebbe farci alcuni  esempi e spiegarci perché questo accade?</strong></p>
<p>Guitton:  Quella che viene conosciuta come &#8220;cristianofobia&#8221; nei paesi di civiltà  cristiana è condizionata dal concetto di laicismo occidentale.</p>
<p>La laicità rettamente intesa non è la negazione della  religione, al contrario, è la legittimazione della pratica di tutte le  religioni nel totale distacco di un qualsiasi coinvolgimento nel  funzionamento dello Stato.</p>
<p>La perversione e il  fraintendimento di questo concetto di laicità ha prodotto  il ‘laicismo  fondamentalista’ che genera fenomeni di cristianofobia o forme simili di  non rispetto delle pratiche religiose.</p>
<p>Al laicismo  si aggiunge il senso di colpa di alcuni paesi occidentali ex  colonizzatori come Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e  Paesi Bassi.</p>
<p>In questo contesto c&#8217;è anche la  pressione da parte di alcuni Stati africani che chiedono il pentimento e  il risarcimento dei paesi colonizzatori. L&#8217;Algeria, per esempio,  intende denunciare al tribunale penale internazionale dell&#8217;Aia, gli ex  colonizzatori, per &#8220;crimini contro l&#8217;umanità”. Queste accuse insieme ai  sensi di colpa sono le ragioni che rendono silenzioso l’Occidente  cristiano.</p>
<p><strong>Che cosa possiamo fare per difendere il diritto  alla libertà religiosa e come la comunità internazionale deve  mobilitarsi per proteggere le vittime e prevenire la diffusione di forme  di fondamentalismo e di altre forme di intolleranza religiosa?</strong></p>
<p>Guitton: La soluzione giusta è difficile da  trovare. Pressioni politiche ed economiche possono essere esercitate da  parte dell&#8217;Unione europea. Ad esempio, la Turchia vuole entrare in  Europa, quindi l&#8217;UE nell’ambito dell&#8217;armonizzazione delle leggi, può  chiedere che venga rimosso l&#8217;obbligo giuridico della Turchia di  menzionare l’appartenenza religiosa sui documenti di identità.</p>
<p>Attraverso  l’UNESCO, si potrà intervenire nei campi  dell&#8217;istruzione e dell&#8217;assistenza soprattutto per paesi poveri come la  Palestina, per esempio.</p>
<p>Bisognerà intervenire  anche con aiuti economici, come sta accadendo con il nuovo governo  iracheno, o con i leader di Hamas a Gaza che hanno un bisogno urgente di  fondi per la ricostruzione.</p>
<p>Le Organizzazioni  Non Governative (ONG) possono agire discretamente e, naturalmente, la  Santa Sede. Uno dei primi obiettivi è quello di dare i ‘visti’ ai  cristiani iracheni che si rifugiano in Europa. Diversi paesi dell&#8217;Unione  Europea lo hanno fatto, ma i leader cristiani che vivono ancora in Iraq  sostengono che la concessione dei visti è nelle mani di coloro che  vogliono vedere i cristiani indigeni lasciare il Medio Oriente.</p>
<p>&#8220;Aiutateci a rimanere, non a partire&#8221;, gridano disperati i  cristiani iracheni. E &#8216;importante prendere in considerazione questo  appello urgente, altrimenti accade come per i cristiani libanesi che non  abbiamo ascoltato abbastanza durante le due guerre in Libano. Bisogna  agire e agire rapidamente.</p>
<p><strong>Quali sono i motivi per cui ha  scritto questo libro e quali gli obiettivi che spera di ottenere?</strong></p>
<p>Guitton: Ho scritto questo libro perchè sconvolto  dalle testimonianze che ho raccolto. Per il mio lavoro di incontri  interreligiosi, seminari, ecc. viaggio regolarmente in Africa, Medio  Oriente ed Estremo Oriente ed ho trovato nel corso degli anni una  situazione di crescente preoccupazione per i cristiani perseguitati.</p>
<p>La situazione di discriminazione e persecuzione è resa  più odiosa dal silenzio dell&#8217;Occidente.</p>
<p>Troppo  spesso vengono messi a tacere i mezzi di comunicazione che denunciano  queste ingiustizie, perché non è di moda parlare male di quelli  che rappresentano la maggioranza. Noi preferiamo ricordare gli atti  contro le minoranze nel nostro paese.</p>
<p>E’ vero che  nessun atto di islamofobia o giudeofobia è accettabile, ma è  inaccettabile discriminare le vittime. Non possono esserci vittime di  cui parlare male e vittime che devono tacere.</p>
<p>Io  mi ribello quindi contro ogni azione di discriminazione e in particolare  contro gli atti anti-cristiani.</p>
<p>Il silenzio può  essere colpevole come altre volte è stato osservato in Europa,  soprattutto dopo la conferenza di Monaco del 1938.</p>
</div>
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		<title>Card.Dionigi Tettamanzi,quel grande impegno sociale.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella ricorrenza del Suo compleanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Una “voce” che sempre si è levata ed ancora continua ad elevarsi, mirata a concetti di carità cristiana e di solidarietà concreta, verso gli ammalati, specie quegli psico-fisici, dimenticati dalle Istituzioni, esseri umani che devono essere sempre tutelati nella loro dignità, nella loro precaria esistenza e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nella ricorrenza del Suo compleanno.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una “voce” che sempre si è levata ed ancora continua ad elevarsi, mirata a concetti di carità cristiana e di solidarietà concreta, verso gli ammalati, specie quegli psico-fisici, dimenticati dalle Istituzioni, esseri umani che devono essere sempre tutelati nella loro dignità, nella loro precaria esistenza e non essere dimenticati.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel grande impegno cristiano e sociale, Sua Eminenza Reverendissima, nato a Renate , in provincia di Milano, il 14.3.1934 entrò undicenne nel Seminario Diocesano di Severo San Pietro , dove iniziò gli studi , completati poi nel Seminario di Vengono Inferiore:Qui frequentò i corsi istituzionali di teologia , fino alla Licenza ottenuta nel 1957.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordinato sacerdote dall’Arcivescovo Giovanni Battista Montini ed inviato a Roma frequenta la Pontificia Università Gregoriana , conseguendo il dottorato in Sacra Teologia. Rientrato in diocesi  insegna come professore di discipline teologiche nei Seminari minori di Masnago e Severo San Pietro fino al 1966.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito a Vengono Inferiore insegna morale , svolgendo trattati del matrimonio e delle penitenza ed a Milano sotto il profilo dogmatico-morale e teologia pastorale . Negli anni d’insegnamento si rivelò per la limpidità del pensiero , la semplicità incisiva dell’esposizione , nella convinzione del Magistero della Chiesa affrontando problemi morali nel campo della vita culturale , sociale e politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Autore di numerose pubblicazioni su temi di morale generale e speciale , in particolare sul matrimonio , sulla famiglia , sull’accoglienza dei nascituri , sul mondo della sofferenza , pubblicando numerosi scritti teologico-pastorali di alto livello.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ facile descrivere l’uomo , perché i suoi scritti sono pervasi di umanità ed al servizio della persona nella sua totalità , soprattutto verso le coppie e le famiglie che possono conoscere , apprezzare e vivere il messaggio risplendente sui valori e sulla responsabilità dell’amore coniugale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 aprile 1978 il Comitato Permanente della Conferenza Episcopale Italiana lo nominò consulente ecclesiastico della Confederazione dei Consultori di Ispirazione Cristiana ed ebbi la fortuna di conoscere  questo grande sacerdote colpendomi il suo “cammino”, con notevole umiltà, ma di proficuo intenso lavoro pastorale “mirato” alla “nuova evangelizzazione” soprattutto di tematiche sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Significativo il libro, fra tanti che mi donò , “L’Eutanasia :l’illusione della buona morte”, pubblicato in un periodo della storia italiana complessa ed inquietante , quando le motivazioni del ricorso all’eutanasia diventano e sono tutt’ora , banali cause e scuse dell’uomo , despota assoluto della vita e con il diritto a programmare, l’improgrammabile. Una tematica di pressante attualità affrontata a “viso aperto” con giuste naturali legali antropologiche argomentazioni sul diritto alla vita fino al suo declino.</p>
<p style="text-align: justify;">Le riflessioni del Cardinale Tettamanzi sottolineano l’urgenza di una testimonianza inequivocabile di servizio alla vita secondo l’insegnamento del S:Vangelo della carità , perché <span style="text-decoration: underline;">“più Parola e meno parole”</span>, come scrive in un suo libro , cioè parole che abbiano un legame con quella Parola che si è fatta carne.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano prettamente pratico , l’uomo Pastore e Teologo di coerente linearità , attira l’apprezzamento e la simpatia della gente comune perché guidato da una visione pienamente umana nella realtà quotidiana in una sintesi di non comune umiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attività pubblicistica , culturale e l’insegnamento non hanno impedito l’attività pastorale diretta nelle Parrocchie sia nella predicazione e sia nella conduzione di ritiri ed esercizi spirituali per le famiglie e per le persone consacrate.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1987 fu chiamato a reggere il Pontificio Seminario Lombardo a Roma e il 1à luglio 1989 dal S:Padre Giovanni Paolo II° viene eletto Arcivescovo Metropolita di Ancona –Osimo .Nel 1991 ricopre l’incarico  di Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana e nel 1995 nominato Arcivescovo Metropolita di Genova , finché nel 1998 diventa Cardinale di Santa Romana Chiesa per poi diventare Arcivescovo di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella attuale società , alquanto complessa, la Sua opera di fraternità e solidarietà continuano a coltivare e costruire l’identità individuale e collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli obiettivi che persegue restano , al di là dei dogmi della Fede , nell’individuare problemi inerenti l’amore fraterno , nell’aiutare  persone e società nello spirito evangelico, sopratutto nell’agire su tutta la realtà sociale, sollecitando la formazione di una coscienza critica nei confronti di comportamenti sociali negativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un impegno di vicinanza sociale, quella del Cardinale Tettamanzi, che ben merita la qualifica di missionario e che nella “persona” ricordo sempre con grande amichevole affetto, formulando l’augurio con la Comunità tutta di ancora individuare i problemi, analizzare le componenti,indicare le soluzioni continuando giorno per giorno a servire l’uomo cosciente di servire il Signore.</p>
<p style="text-align: justify;">A nome personale mi permetto porgere gli Auguri più fervidi, assicurando che la nostra preghiera è sempre a <strong>Lei</strong> vicina affinché il Signore <strong>Le</strong> conceda lunghi e fecondi anni di sostegno al <strong>Suo</strong> Magistero Episcopale ed alla Santa Chiesa Universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il Signore <strong>Le</strong> conceda sempre la sapienza e la carità degli Apostoli per continuare nell’esercizio del <strong>Suo </strong>Ministero Pastorale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ad “multos annos” Eminenza Reverendissima.</strong></p>
<p><strong>Franco Previte </strong></p>
<p>Presidente dell&#8217;associazione Cristiani per servire</p>
<p><a href="mailto:previtefelice@alice.it">previtefelice@alice.it</a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><strong><span style="font-family: Verdana;">Preghiera        dei disabili mentali</span></strong><br />
<hr size="1" /><span style="font-family: Verdana;">Padre della vita,<br />
che con infinito  amore<br />
guardi e custodisci coloro che hai creato,<br />
ti ringraziamo  per        tutti i tuoi doni.<br />
Ascoltaci quando ti invochiamo.<br />
sostienici         quando vacilliamo,<br />
perdona ogni nostro peccato.</p>
<p>Signore  Gesù,        Salvatore del mondo,<br />
che hai preso su di te<br />
i pesi e i  dolori        dell’umanità,<br />
ti affidiamo ogni nostra sofferenza.<br />
Quando  non        siamo compresi, consolaci,<br />
nell’inquietudine donaci la pace,<br />
se         siamo considerati ultimi, tu rendici primi.</p>
<p>Spirito Santo,<br />
consolatore degli afflitti<br />
e forza di coloro che sono  nella        debolezza,<br />
ti imploriamo: scendi su di noi.<br />
Con il tuo  conforto,        il pellegrinaggio della nostra vita<br />
sia un cammino di speranza<br />
verso l’eternità beata del tuo Regno. Amen.</span></p>
<dl>
<div>
<dt><span style="font-family: Verdana; color: #cc6633;">Card. Dionigi Tettamanzi</span> </dt>
</div>
<div><span style="font-family: Verdana; color: #cc6633; font-size: xx-small;">Genova Giugno 2000</span></div>
<div><span style="font-family: Times; font-size: small;"><a title="Ascolta la Preghiera. Radio Vaticana &gt; GAETANO LIZZIO" href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire/PreghieraperiDisabili.mp3" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><img src="https://mail.google.com/a/segnideitempi.biz/?ui=2&amp;ik=7a9810cb1f&amp;view=att&amp;th=1274d8a480dbe2e4&amp;attid=0.1&amp;disp=emb&amp;zw" border="0" alt="Ascolta la Preghiera.  Radio Vaticana &gt; GAETANO LIZZIO" width="26" height="14" align="bottom" /></span></a></span></div>
</dl>
<p></span></p>
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		<title>LA MATERNITA`, OSCURO SCANDALOSO POTERE</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nuova ingiustizia: velare la differenza</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva ancora una volta l’8 marzo, festa delle donne: più che altro, ormai, conta l’allegra ritualità dell’uscita serale con le amiche, e di ricevere mimose da ogni maschio che si conosce, dal marito (di solito distratto) fino al capufficio (di solito irritabile). E’ il lato più gradevole di una ricorrenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nuova ingiustizia: velare la differenza</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arriva ancora una volta l’8 marzo, festa delle donne: più che altro, ormai, conta l’allegra ritualità dell’uscita serale con le amiche, e di ricevere mimose da ogni maschio che si conosce, dal marito (di solito distratto) fino al capufficio (di solito irritabile). E’ il lato più gradevole di una ricorrenza che sembra ormai povera di significato. I discorsi celebrativi, infatti, si limitano a ricordare i successi femminili e a inneggiare alla parità tra uomo e donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è questo il punto dolente. Se vogliamo inserirci nel mondo del lavoro, se vogliamo prendere posto nella scena pubblica, il sistema migliore è ridurre al minimo la differenza di genere, farla notare il meno possibile, e appiattirci sul modello maschile. La libertà proposta alle donne è modellata sul corpo degli uomini, che sono “liberi” dalla capacità di generare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre conquiste si sono bloccate proprio sul confine più delicato, quello della differenza femminile, che la parità non deve distruggere. Altrimenti ogni libertà rischia di essere declinata solo in negativo: siamo libere di non avere figli, di assomigliare agli uomini che possono telefonare e dire all’ultimo momento “Non torno per cena”, che indicono le riunioni di lavoro all’ora in cui i bambini escono di scuola, che hanno una moglie che si occupa della casa e della famiglia e dunque non hanno la mente affollata da mille piccoli dubbi (Farò in tempo a fare la spesa? Troverò un’amica che vada a prendere mio figlio a scuola?). Libere di manipolare il corpo quanto più è possibile, per comprimere e controllare la fecondità, vista come il più temibile rivelatore di differenza. Libere di negare la nostra identità di donne, rinunciando a cambiare il mondo intorno a noi: è meno faticoso cambiare noi stesse, intervenendo, come da tante parti ci viene suggerito, sulle modalità del concepimento e della nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Però, come ha scritto Janne Matlaary, l’ingiustizia non si verifica soltanto quando soggetti uguali vengono trattati in modo diverso, ma anche quando soggetti diversi vengono trattati in modo uguale.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova ingiustizia si annida nel tentativo di annacquare la differenza femminile, radicata nel corpo e nel materno, per farne un elemento puramente decorativo, utile solo a fini di seduzione. La femminilità oggi va mantenuta entro confini rigorosamente estetici, perché il suo cuore identitario, la maternità, porta con sé qualcosa di scandaloso, l’oscuro potere di innescare il contatto tra la vita e la morte. La tecnoscienza punta a portare la fertilità sotto un totale controllo medico, riducendo il corpo e la sua naturale anarchia in spazi sempre più angusti e residuali. Si tende ad artificializzare e medicalizzare la nascita fino a trasferirla in laboratorio, un luogo che per alcuni è molto più rassicurante, asettico e monitorabile di un qualunque utero di donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo silenziosamente approdando verso un mondo in cui la differenza sessuale non ha più senso né peso. Il corpo si può manipolare, e la dualità uomo-donna è un concetto che ha fatto il suo tempo. La maternità, in Occidente come in Oriente, continua ad essere un elemento di intollerabile anarchia, un potere che va strappato all’inaffidabilità femminile. Meglio manipolarlo, programmarlo, negarlo. Il governo della fecondità, che credevamo nelle nostre mani, tende a sfuggirci, a trasformarsi in controllo sul corpo femminile, e in nuove forme di esproprio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea, emersa con il femminismo della differenza, che nascere con un corpo sessuato sia l’esperienza fondamentale che caratterizza ogni essere umano, non ha più molti seguaci. In un vecchio film dei Monty Pithon, “Il senso della vita”, c’è una esilarante scena di parto che contiene due battute illuminanti e feroci. Alla partoriente che chiede cosa deve fare, il medico risponde “Nulla, cara, non sei abbastanza qualificata”. E quando lei timidamente chiede se il neonato è maschio o femmina il dottore esclama severo: “Non è un po’ troppo presto per imporre un ruolo al piccolo?”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eugenia Roccella da piuvoce.net<br />
</strong></p>
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		<title>SPERIAMO CHE EVA SALVI IL MONDO</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>No, l`indignazione non può bastare</p>
<p style="text-align: justify;">“Indignazione”. E’ questa la parola che ricorre con impressionante frequenza nel documentario “Il corpo delle donne” che tanta fortuna ha registrato non solo nella rete, ma anche in numerosi dibattiti televisivi. Il video, nato da un’idea di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, ha il merito di svelare, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>No, l`indignazione non può bastare</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.piuvoce.net/newsite/uploads/seven-ages-woman_hans_baldung_grien_ok.jpg" alt="" width="221" height="300" />“Indignazione”. E’ questa la parola che ricorre con impressionante frequenza nel documentario “Il corpo delle donne” che tanta fortuna ha registrato non solo nella rete, ma anche in numerosi dibattiti televisivi. Il video, nato da un’idea di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, ha il merito di svelare, senza indulgere nel voyeurismo e nella denuncia fine a se stessa, l’uso del corpo della donna in televisione. Meglio noto come “velinismo”, è il meccanismo televisivo che ha creato la donna oggetto del piccolo schermo. Questo essere impalpabile che si misura dai centimetri di coscia e dalla misura di reggiseno. Dal labbro a canotto, sino alla deformazione totale del volto in nome di un giovanilismo che rifiuta le rughe, ma in realtà mortifica l’intelligenza e l’anima delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avvio di questo nostro commento è in realtà solo un pretesto per parlare del corpo delle donne, ma in un’ottica completamente diversa. Questo mese scendono in campo solo donne che parlano di donne, con l’ambizione di raccontare “un’altra storia” sul corpo delle donne. Da punti di vista completamente diversi, proprio perché ogni realtà nella quale il femminile si mette in gioco, dalla politica alla famiglia passando per la relazione, la cultura e la comunicazione, ha l’intelligenza e la forza per cambiare lo stato delle cose. E non è vero che tutto sia perduto e che i meccanismi non possano essere rivisitati. Spesso è sufficiente mettere un granello di sabbia anche nel più oliato e perfetto dei marchingegni, culturali e non solo materiali, per costruire un ambiente sociale del tutto nuovo nel quale gli esseri umani possano muoversi con maggiore rispetto per se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi qui ci limitiamo a precisare che il nostro non è un approccio moralistico, ma siamo stanchi di dover subire senza che nessuno ponga riparo alla logica della “donna tangente”. Anche se proprio in queste ore ci tocca fare i conti con gli “uomini tangente”, prostituti offerti in cambio di piaceri inconfessabili a grand commis di Stato, naturalmente uomini e dai gusti eccentrici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che ripropone una riflessione più ampia, tale da indurre tutti noi, donne e uomini, maschi e femmine, a una riflessione antropologica più sincera. Nella quale il rifiuto della mercificazione del corpo in ogni sua forma, anche solo simbolica, dovrebbe divenire uno dei capisaldi di una nuova cultura umana condivisa. Per certi versi è assurdo che all’alba del terzo Millennio noi si debba ancora ripetere l’essenziale che solo ieri avevamo dato per acquisito, ma sembra che gli uomini, i maschi del nostro tempo, non abbiano nessuna voglia di imparare la lezione. Anzi, pretendano di estendere il controllo sugli altri maschi, dal campo politico-funzionale a quello sessuale. Un arretramento culturale e antropologico dei maschi che sinceramente fa paura. E se questa parabola dovesse essere percorsa anche dalle donne nei confronti delle altre donne, allora dovremmo rimettere la lancetta all’ora zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché riporre la speranza nel genio delle donne, nella loro capacità di scrivere una pagina nuova del femminismo che sappia operare un cortocircuito culturale e sociale, è legittimo e doveroso. Sperare che ancora una volta le donne sappiano salvare il mondo è realistico, non un’illusione ottica.</p>
<p><strong>Domenico Delle Foglie da piuvoce.net<br />
</strong></p>
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		<title>Verso le elezioni regionali: basta parlare di famiglia e spuntano corpose differenze</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>PRINCIPI NON NEGOZIABILI? CONCRETISSIME SCELTE&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Pare assurdo, ma è difficile parlare di politica in questo che dovrebbe essere periodo di campagna elettorale, e che invece rischia di trasformarsi in qualcosa che sta fra il teatro dell’assurdo di Ionesco e il festival degli avvocati.</p>
<p style="text-align: justify;">Le elezioni amministrative sono importanti e lo saranno sempre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>PRINCIPI NON NEGOZIABILI? CONCRETISSIME SCELTE&#8230;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pare assurdo, ma è difficile parlare di politica in questo che dovrebbe essere periodo di campagna elettorale, e che invece rischia di trasformarsi in qualcosa che sta fra il teatro dell’assurdo di Ionesco e il festival degli avvocati.</p>
<p style="text-align: justify;">Le elezioni amministrative sono importanti e lo saranno sempre di più, visto il peso sempre maggiore delle istituzioni locali sulla vita di ciascuno di noi: le Regioni possono legiferare, e allo stesso tempo hanno la gestione diretta delle politiche sociali e sanitarie, ad esempio, il che consente a molti assessori locali di avere spazi di autonomia maggiori persino di certi ministri. Ed è soprattutto - ma non solo - in questi ambiti che si rivela il riferimento ideale di chi governa, specialmente nelle decisioni dell’organizzazione capillare e quotidiana del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante quindi porre domande ben precise ai candidati alle prossime elezioni, per evitare di vederli tutti appiattiti in dichiarazioni d’intenti tanto generiche quanto condivisibili, che non danno nessuna vera indicazione sulla strada che intendono percorrere, una volta eletti: tutti sono a favore del bene comune (il male comune, almeno teoricamente, per ora non ha successo) e sicuramente neppure Emma Bonino e Mercedes Bresso, o Nichi Vendola, per esempio, hanno intenzione di inserire nel proprio programma elettorale iniziative contro la famiglia, per penalizzare quelle numerose, o per aumentare il numero di divorzi o di aborti. Eppure sappiamo che la loro storia personale e i loro punti di riferimento antropologici possono portare in quella direzione, piaccia loro o meno: non è certo questione di bontà personale, o tantomeno di fare il processo alle intenzioni. Ci potranno anche essere singole iniziative ampiamente condivisibili - immagino la promozione di politiche di affido e adozione, ad esempio - ma difficilmente in un orizzonte culturale e politico comune a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo alcuni argomenti, più di altri, sono significativi per capire in che direzione si potrà andare, con gli uni o con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, leggiamo dal programma della lista Bonino-Pannella: “Non c’è politica contro la povertà delle famiglie e contro la povertà infantile, che non passi dal rendere nuclei familiari, qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati, da monoreddito a percettori di più redditi”. E ancora:  “Vorremmo prevedere voucher per anziani o famiglie da spendere per pagare regolarmente le badanti. Vogliamo premiare la creatività delle donne proseguendo con politiche di aiuto e incentivo all’imprenditoria femminile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Proposte politiche che si possono condividere: aumentare i redditi familiari, o incentivare la creatività femminile, o anche prevedere voucher per pagare le badanti. Diversa è quella frase scritta per inciso che si riferisce ai nuclei familiari, che li definisce qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati. In altri termini, a caratterizzare le politiche familiari non sono tanto le iniziative politiche a loro sostegno, ma la definizione di famiglia da cui si parte: di quale famiglia stiamo parlando? Quale intendiamo sostenere, promuovere? Pensiamo che esista un modello di famiglia in particolare a cui riferirsi, o che ce ne possano essere diversi proponibili, tutti equivalenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Domande analoghe potremmo farle per la tutela dei soggetti fragili, per esempio, a cominciare dai disabili: perché non siano discriminati, vogliamo prendere in considerazione innanzitutto il loro diritto a nascere, magari prevedendo un percorso particolare di sostegno e accompagnamento, anche dopo la nascita, per le coppie che scoprono, in gravidanza, che loro figlio sarà malato o disabile? Oppure si ritiene più efficace, nella lotta contro la discriminazione dei disabili, garantire loro il diritto di voto e l’accesso al mercato del lavoro? E’ la priorità fra queste scelte, ad esempio, a far capire quali sono i modelli umani e sociali di riferimento di chi ci governerà.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di principi non negoziabili, insomma, non ci si riferisce ad idee astratte che qualcuno ha deciso, a priori, di non voler discutere con altri. Si tratta, al contrario, di concretissime scelte sul tipo di società che vogliamo costruire, a partire dal riferimento antropologico e ideale di ciascuno di noi. E’ questa la politica che ci interessa, di cui dobbiamo occuparci.</p>
<p><strong>Assuntina Morresi da piuvoce.net<br />
</strong></p>
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		<title>Sventato il complotto, 7 islamici arrestati in Irlanda: nel miririno l&#8217;utore delle vignette su Maometto.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fermati 4 uomini e tre donne marocchini e yemeniti: erano rifugiati politici. Volevano uccidere lo svedese Lars Vilks</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da Avvenire del 10 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Dublino. Sette musulmani, quattro uomini e tre donne, sono stati arrestati in Irlanda con l’accusa di aver ordito un complotto per uccidere Lars Vilks, lo svedese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fermati 4 uomini e tre donne marocchini e yemeniti: erano rifugiati politici. Volevano uccidere lo svedese Lars Vilks</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da Avvenire del 10 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Dublino. Sette musulmani, quattro uomini e tre donne, sono stati arrestati in Irlanda con l’accusa di aver ordito un complotto per uccidere Lars Vilks, lo svedese che nel 2007 pubblicò una vignetta che raffigurava il profeta Maometto con il corpo di un cane. Lo ha riferito la polizia, secondo cui gli arrestati sono parte di una organizzazione più ampia che voleva eliminare il vignettista. All’operazione hanno partecipato anche la Cia, l’Fbi e l’intelligence di Paesi europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la pubblicazione della vignetta “al-Qaeda in Iraq” aveva piazzato una taglia di 100mila dollari sulla testa di Vilks e di 50mila su quella del suo editore. La polizia non ha fornito dettagli sulle generalità degli arrestati, che sarebbero di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Secondo l’emittente «RTE» sono marocchini e yemeniti a cui era stato riconosciuto lo status di rifugiati e per questo sono legalemnte nel Paese. La vignetta fu pubblicata dal quotidiano svedese «Nerikes Allehanda» il 18 agosto 2007 e causò le vibranti proteste della comunità musulmana di Oerebro, a ovest di Stoccolma, dove ha sede il giornale. A gennaio, secondo quanto riferito dalla polizia tedesca, Vilks aveva ricevuto minacce di morte dalla Somalia. Nel febbraio del 2008 la polizia denunciò un complotto per uccidere un altro vignettista, il danese Kurt Westergaard, 74 anni, autore cinque anni fa di alcune caricature di Maometto pubblicate da quotidiano «Jyllands Posten» che offesero i musulmani, causarono 150 morti nei disordini in diverse città musulmane a crearono tensioni a livello diplomatico tra la Danimarca e i paesi arabi.</p>
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		<title>L&#8217;Islam perseguita i cristiani, tutto</title>
		<link>http://www.segnideitempi.biz/chiesa/chiesa-sofferente/lislam-perseguita-i-cristiani-tutto/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa sofferente]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà religiosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Carlo Panella
Tratto da Il Tempo del 10 marzo 2010
Tramite il blog di Carlo Panella</p>
<p style="text-align: justify;">Una notizia che non troverete su nessun giornale, apparentemente marginale, spiega tutto del massacro   di 500 cristiani a colpi di Machete nella regione di Jos, in Nigeria; spiega perché, per quale ragione vera, i cristiani sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Carlo Panella</strong><br />
Tratto da Il Tempo del 10 marzo 2010<br />
Tramite il blog di Carlo Panella</p>
<p style="text-align: justify;">Una notizia che non troverete su nessun giornale, apparentemente marginale, spiega tutto del massacro   di 500 cristiani a colpi di Machete nella regione di Jos, in Nigeria; spiega perché, per quale ragione vera, i cristiani sono la minoranza religiosa più perseguitata nel mondo, meglio sarebbe dire: nel mondo musulmano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Marocco ha infatti espulso ieri 16 cristiani, colpevoli di un reato estremamente indicativo: “hanno svolto attività do proselitismo religioso nella regione di Atlas, nel centro del paese. Il ministero degli Interni marocchino ha annunciato che queste espulsioni si inquadrano nella &#8216;”lotta contro i tentativi di propagazione del credo evangelico, mirante a scuotere la fede dei musulmani, in conformità con le norme in vigore sulla preservazione dei valori religiosi e spirituali del regno”. Dunque, anche in Marocco, che pure è uno dei paesi musulmani più tolleranti, i cristiani non possono fare proselitismo. Peggio va loro in Sudan, Yemen, Iran, Arabia Saudita, perché in questi paesi i cristiani che tentano di convertire musulmani sono condannati a morte. Nella “laica Algeria” sono condannati a anni di galera e così anche in Siria. Questa è dunque la realtà del mondo islamico, che accomuna i paesi fondamentalisti con quelli moderati, con quelli “laici”: il culto cristiano è al massimo tollerato per discendenza familiare (quando non è proibito, come in Arabia Saudita), ma se un cristiano tenta di convertire un musulmano, commette un reato. Questa è l’origine profonda, del massacro di Jos, così come degli eccidi che colpiscono i cristiani maroniti in Egitto e delle persecuzioni dei cristiani in tutto il mondo musulmano. L’Islam di oggi, anche quello “moderato” anche quello “laico” non tollera, combatte ferocemente e punisce, anche con la forca, la libertà di religione, la libertà della persona di lasciare l’Islam per un altro credo. Questo perché l’Islam oggi, tutto l’Islam, pretende di imporre un suo dogma fondante, che vuole che l’uomo nasca “naturalmente” musulmano e che diventi cristiano, o ebreo, solo per un condizionamento –appena tollerato dal Corano- della famiglia. Per questo, la donna di fede islamica –essere “inferiore”- non può sposare un cristiano, un ebreo, un ateo. E’ una vera e propria ossessione nei confronti della “apostasia”, quella stessa ossessione che tutti oggi condanniamo nell’Inquisizione spagnola e che però è legge in tutti i paesi islamici. Ecco allora che quando si aprono delle contraddizioni etniche, o tribali (come è il caso di Jos, tra tribù nomadi e tribù stanziali), l’arroganza jhadista dell’Islam contemporaneo, inevitabilmente le acutizza, sino a sfociare in massacri. Il massacro di Jos, come tutti quelli che l’hanno preceduto facendo migliaia di vittime negli ultimi anni in Nigeria, nasce dalla pretesa dei musulmani del nord di imporre l’osservanza della sharia anche ai non musulmani. La stessa identica pretesa ebbe la guerra civile del Sudan, che fece un milione di morti, . Recentemente, nel silenzio imbarazzato dei media, la conferenza dei vescovi dell’Asia, ha denunciato il “pericolo egemonico” dell’”Islam politico”, un modo prudente per indicare questa intolleranza di fondo, che non è di un regime, che non deriva da contrasti etnici o tribali, ma dalla struttura stessa di una fede che pretende di imporsi con la forza bruta. Purtroppo, un quarantennio di “dialogo interreligioso”, aperto dal Concilio Vaticano II°, non ha voluto minimamente aprire alla discussione, al confronto, su questo tema. Ma questo è il tema. E non riguarda, ovviamente, solo i cristiani. L’Islam, tutto l’Islam, con marginali eccezioni (in Turchia che ha ancora una Costituzione laica, ma non si sa fino a quando), non tollera la libertà di pensiero, essenza della libertà di religione. Questo arma la mano ai machete; fa innalzare forche, fa uccidere ragazzine che vanno alla messa, come accadde anni fa in Indonesia. E questi massacri continueranno fino a quando l’Islam non abbandonerà questa sua pretesa egemonica e non accetterà la libertà di pensiero.</p>
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		<title>DI CHI E’ QUESTO? Al liceo Keplero ci sono così tanti preservativi che l’amore è già diventato una noia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Adesso un quattordicenne, per fare la figura del figo davanti alla compagna di classe carina che non lo guarda mai, all’intervallo si fruga nelle tasche platealmente in cerca dei due euro per i preservativi. Anche lei, per non sembrare un’imbranata, va alla macchinetta ridacchiando con le amiche. Al liceo Keplero di Roma li [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Adesso un quattordicenne, per fare la figura del figo davanti alla compagna di classe carina che non lo guarda mai, all’intervallo si fruga nelle tasche platealmente in cerca dei due euro per i preservativi. Anche lei, per non sembrare un’imbranata, va alla macchinetta ridacchiando con le amiche. Al liceo Keplero di Roma li chiamano “distributori di sicurezza”, li hanno piazzati nei bagni dei maschi e delle femmine in nome della parità (tradotto: ragazze, pensateci<br />
voi). Il consiglio di istituto ha pensato di “abbattere le barriere culturali che fanno considerare il profilattico ancora un tabù”. Non si capisce dove siano queste barriere: i distributori sono ovunque e le casse dei supermercati traboccano di profilattici accanto alle caramelle, l’unico tabù, per un adolescente, è avere i preservativi da troppo tempo nel portafoglio (significa che non c’è stata occasione di usarli, significa soprattutto che si sono sciolti e al dunque risulteranno inservibili).</p>
<p style="text-align: justify;">I preservativi nei bagni del liceo tolgono il senso di avventura e di imprevisto che rendeva tutto un po’ più degno di essere ricordato: farsi molto pregare, cambiare idea mille volte, giura che mi ami, correre alla farmacia notturna, però spegni la luce, se arrivano i tuoi mi uccido. Adesso si fa l’amore con  l’approvazione e con gli applausi del preside, dei genitori, del consiglio d’istituto, della bidella, del responsabile dell’educazione alla salute. Si viene lodati per la scelta consapevole, per la civiltà, per la maturità, per l’igiene, per il grande senso di responsabilità e per avere evitato la trasmissione di malattie. Non c’è un brivido, nessun segreto,<br />
nessuna paura. E’ come fare i compiti di educazione sessuale. Ci si può incontrare in bagno, comprare il coso di<br />
gomma e fare diligentemente il proprio dovere. Non sa che cosa siano i congiuntivi, scrive “ha” senz’acca, ha detto che per prendere sei al compito in classe dovrebbe andare al Louvre e invece era Lourdes, però sta sempre alle macchinette dei preservativi, promuoviamolo. Ma ci si stufa in fretta: è tutto talmente facile che non c’è  divertimento. Nemmeno l’ansia, anzi la speranza, di  essere riconosciuti col pacchetto di preservativi in mano dalla cassiera che da piccoli ci regalava le caramelle, nemmeno cercare un posto segreto per non essere scoperti. Dovranno inventarsi qualcosa di almeno un po’ trasgressivo per non trovare il sesso noioso già a quindici anni. Quel fascio di preside vuole costringerci a usare i preservativi? E noi non cediamo all’intimidazione borghese.</p>
<p>© Copyright  Il Foglio 11 marzo 2010</p>
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		<title>Il Papa: Cosa sarebbe la Chiesa senza la novità degli Ordini Religiosi che si realizza anche oggi nei nuovi carismi donati dallo Spirito</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Carismi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo. Un&#8217;altra conseguenza è la seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo. Un&#8217;altra conseguenza è la seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, l’Ordine Francescano &#8211; così sottolinea &#8211; appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo, alla Chiesa apostolica e non può costruirsi in uno spiritualismo utopico. Ma, allo stesso tempo, è valida la novità di tale Ordine nei confronti del monachesimo classico, e san Bonaventura – come ho detto nella Catechesi precedente – ha difeso questa novità contro gli attacchi del Clero secolare di Parigi: i Francescani non hanno un monastero fisso, possono essere presenti dappertutto per annunziare il Vangelo. Proprio la rottura con la stabilità, caratteristica del monachesimo, a favore di una nuova flessibilità, restituì alla Chiesa il dinamismo missionario.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto forse è utile dire che anche oggi esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. In realtà, &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono. Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce, e così via? Anche oggi vale questa affermazione: &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, vanno avanti. San Bonaventura ci insegna l’insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell’apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa. E mentre si ripete questa idea del declino, c’è anche l’altra idea, questo &#8220;utopismo spiritualistico&#8221;, che si ripete. Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente &#8220;altra&#8221;. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia.</p>
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<p style="text-align: justify;">Cari fratelli e sorelle,</p>
<p style="text-align: justify;">la scorsa settimana ho parlato della vita e della personalità di san Bonaventura da Bagnoregio. Questa mattina vorrei proseguirne la presentazione, soffermandomi su una parte della sua opera letteraria e della sua dottrina.</p>
<p style="text-align: justify;">Come già dicevo, san Bonaventura, tra i vari meriti, ha avuto quello di interpretare autenticamente e fedelmente la figura di san Francesco d’Assisi, da lui venerato e studiato con grande amore. In particolar modo, ai tempi di san Bonaventura una corrente di Frati minori, detti &#8220;spirituali&#8221;, sosteneva che con san Francesco era stata inaugurata una fase totalmente nuova della storia, sarebbe apparso il &#8220;Vangelo eterno&#8221;, del quale parla l’Apocalisse, che sostituiva il Nuovo Testamento. Questo gruppo affermava che la Chiesa aveva ormai esaurito il proprio ruolo storico, e al suo posto subentrava una comunità carismatica di uomini liberi guidati interiormente dallo Spirito, cioè i &#8220;Francescani spirituali&#8221;. Alla base delle idee di tale gruppo vi erano gli scritti di un abate cistercense, Gioacchino da Fiore, morto nel 1202. Nelle sue opere, egli affermava un ritmo trinitario della storia. Considerava l’Antico Testamento come età del Padre, seguita dal tempo del Figlio, il tempo della Chiesa. Vi sarebbe stata ancora da aspettare la terza età, quella dello Spirito Santo. Tutta la storia andava così interpretata come una storia di progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione dei popoli e delle religioni. Gioacchino da Fiore aveva suscitato la speranza che l’inizio del nuovo tempo sarebbe venuto da un nuovo monachesimo. Così è comprensibile che un gruppo di Francescani pensasse di riconoscere in san Francesco d’Assisi l’iniziatore del tempo nuovo e nel suo Ordine la comunità del periodo nuovo – la comunità del tempo dello Spirito Santo, che lasciava dietro di sé la Chiesa gerarchica, per iniziare la nuova Chiesa dello Spirito, non più legata alle vecchie strutture.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi era dunque il rischio di un gravissimo fraintendimento del messaggio di san Francesco, della sua umile fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, e tale equivoco comportava una visione erronea del Cristianesimo nel suo insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">San Bonaventura, che nel 1257 divenne Ministro Generale dell’Ordine Francescano, si trovò di fronte ad una grave tensione all’interno del suo stesso Ordine a causa appunto di chi sosteneva la menzionata corrente dei &#8220;Francescani spirituali&#8221;, che si rifaceva a Gioacchino da Fiore. Proprio per rispondere a questo gruppo e ridare unità all’Ordine, san Bonaventura studiò con cura gli scritti autentici di Gioacchino da Fiore e quelli a lui attribuiti e, tenendo conto della necessità di presentare correttamente la figura e il messaggio del suo amato san Francesco, volle esporre una giusta visione della teologia della storia. San Bonaventura affrontò il problema proprio nell’ultima sua opera, una raccolta di conferenze ai monaci dello studio parigino, rimasta incompiuta e giuntaci attraverso le trascrizioni degli uditori, intitolata <em>Hexaëmeron</em>, cioè una spiegazione allegorica dei sei giorni della creazione. I Padri della Chiesa consideravano i sei o sette giorni del racconto sulla creazione come profezia della storia del mondo, dell’umanità. I setti giorni rappresentavano per loro sette periodi della storia, più tardi interpretati anche come sette millenni. Con Cristo saremmo entrati nell’ultimo, cioè il sesto periodo della storia, al quale seguirebbe poi il grande sabato di Dio. San Bonaventura suppone questa interpretazione storica del rapporto dei giorni della creazione, ma in un modo molto libero ed innovativo. Per lui due fenomeni del suo tempo rendono necessaria una nuova interpretazione del corso della storia:</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo: la figura di san Francesco, l’uomo totalmente unito a Cristo fino alla comunione delle stimmate, quasi un <em>alter Christus</em>, e con san Francesco la nuova comunità da lui creata, diversa dal monachesimo finora conosciuto. Questo fenomeno esigeva una nuova interpretazione, come novità di Dio apparsa in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo: la posizione di Gioacchino da Fiore, che annunziava un nuovo monachesimo ed un periodo totalmente nuovo della storia, andando oltre la rivelazione del Nuovo Testamento, esigeva una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Ministro Generale dell’Ordine dei Francescani, san Bonaventura aveva visto subito che con la concezione spiritualistica, ispirata da Gioacchino da Fiore, l’Ordine non era governabile, ma andava logicamente verso l’anarchia. Due erano per lui le conseguenze:</p>
<p style="text-align: justify;">La prima: la necessità pratica di strutture e di inserimento nella realtà della Chiesa gerarchica, della Chiesa reale, aveva bisogno di un fondamento teologico, anche perché gli altri, quelli che seguivano la concezione spiritualista, mostravano un apparente fondamento teologico.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda: pur tenendo conto del realismo necessario, non bisognava perdere la novità della figura di san Francesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha risposto san Bonaventura all’esigenza pratica e teorica? Della sua risposta posso dare qui solo un riassunto molto schematico ed incompleto in alcuni punti:</p>
<p style="text-align: justify;">1. San Bonaventura respinge l’idea del ritmo trinitario della storia. Dio è uno per tutta la storia e non si divide in tre divinità. Di conseguenza, la storia è una, anche se è un cammino e – secondo san Bonaventura – un cammino di progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gesù Cristo è l’ultima parola di Dio – in Lui Dio ha detto tutto, donando e dicendo se stesso. Più che se stesso, Dio non può dire, né dare. Lo Spirito Santo è Spirito del Padre e del Figlio. Cristo stesso dice dello Spirito Santo: &#8220;…vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto&#8221; (<em>Gv</em> 14, 26), &#8220;prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà&#8221; (<em>Gv</em> 16, 15). Quindi non c’è un altro Vangelo più alto, non c’è un&#8217;altra Chiesa da aspettare. Perciò anche l’Ordine di san Francesco deve inserirsi in questa Chiesa, nella sua fede, nel suo ordinamento gerarchico.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Questo non significa che la Chiesa sia immobile, fissa nel passato e non possa esserci novità in essa. &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono, dice il Santo nella lettera <em>De tribus quaestionibus</em>. Così san Bonaventura formula esplicitamente l’idea del progresso, e questa è una novità in confronto ai Padri della Chiesa e a gran parte dei suoi contemporanei. Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo. Un&#8217;altra conseguenza è la seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, l’Ordine Francescano &#8211; così sottolinea &#8211; appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo, alla Chiesa apostolica e non può costruirsi in uno spiritualismo utopico. Ma, allo stesso tempo, è valida la novità di tale Ordine nei confronti del monachesimo classico, e san Bonaventura – come ho detto nella Catechesi precedente – ha difeso questa novità contro gli attacchi del Clero secolare di Parigi: i Francescani non hanno un monastero fisso, possono essere presenti dappertutto per annunziare il Vangelo. Proprio la rottura con la stabilità, caratteristica del monachesimo, a favore di una nuova flessibilità, restituì alla Chiesa il dinamismo missionario.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto forse è utile dire che anche oggi esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. In realtà, &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono. Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce, e così via? Anche oggi vale questa affermazione: &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, vanno avanti. San Bonaventura ci insegna l’insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell’apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa. E mentre si ripete questa idea del declino, c’è anche l’altra idea, questo &#8220;utopismo spiritualistico&#8221;, che si ripete. Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente &#8220;altra&#8221;. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia.</p>
<p style="text-align: justify;">4. In questo senso, san Bonaventura, come Ministro Generale dei Francescani, prese una linea di governo nella quale era ben chiaro che il nuovo Ordine non poteva, come comunità, vivere alla stessa &#8220;altezza escatologica&#8221; di san Francesco, nel quale egli vede anticipato il mondo futuro, ma – guidato, allo stesso tempo, da sano realismo e dal coraggio spirituale – doveva avvicinarsi il più possibile alla realizzazione massima del Sermone della montagna, che per san Francesco fu <span style="text-decoration: underline;">la</span> regola, pur tenendo conto dei limiti dell’uomo, segnato dal peccato originale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo così che per san Bonaventura governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare. Alla base del suo governo troviamo sempre la preghiera e il pensiero; tutte le sue decisioni risultano dalla riflessione, dal pensiero illuminato dalla preghiera. Il suo contatto intimo con Cristo ha accompagnato sempre il suo lavoro di Ministro Generale e perciò ha composto una serie di scritti teologico-mistici, che esprimono l’animo del suo governo e manifestano l’intenzione di guidare interiormente l’Ordine, di governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questi suoi scritti, che sono l’anima del suo governo e che mostrano la strada da percorrere sia al singolo che alla comunità, vorrei menzionarne solo uno, il suo capolavoro, l’<em>Itinerarium mentis in Deum</em>, che è un &#8220;manuale&#8221; di contemplazione mistica. Questo libro fu concepito in un luogo di profonda spiritualità: il monte della Verna, dove san Francesco aveva ricevuto le stigmate. Nell’introduzione l’autore illustra le circostanze che diedero origine a questo suo scritto: &#8220;Mentre meditavo sulle possibilità dell’anima di ascendere a Dio, mi si presentò, tra l’altro, quell’evento mirabile occorso in quel luogo al beato Francesco, cioè la visione del Serafino alato in forma di Crocifisso. E su ciò meditando, subito mi avvidi che tale visione mi offriva l’estasi contemplativa del medesimo padre Francesco e insieme la via che ad esso conduce&#8221; (<em>Itinerario della mente in Dio, </em>Prologo, 2, in <em>Opere di San Bonaventura. Opuscoli Teologici /</em>1, Roma 1993, p. 499).</p>
<p style="text-align: justify;">Le sei ali del Serafino diventano così il simbolo di sei tappe che conducono progressivamente l’uomo dalla conoscenza di Dio attraverso l’osservazione del mondo e delle creature e attraverso l’esplorazione dell’anima stessa con le sue facoltà, fino all’unione appagante con la Trinità per mezzo di Cristo, a imitazione di san Francesco d’Assisi. Le ultime parole dell’<em>Itinerarium</em> di san Bonaventura, che rispondono alla domanda su come si possa raggiungere questa comunione mistica con Dio, andrebbero fatte scendere nel profondo del cuore: &#8220;Se ora brami sapere come ciò avvenga, (la comunione mistica con Dio) interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro; Dio, non l’uomo; la caligine, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio con le forti unzioni e gli ardentissimi affetti &#8230; Entriamo dunque nella caligine, tacitiamo gli affanni, le passioni e i fantasmi; passiamo <em>con Cristo Crocifisso da questo mondo al Padre</em>, affinché, dopo averlo visto, diciamo con Filippo: <em>ciò mi basta</em>&#8221; (<em>ibid., </em>VII, 6).</p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, accogliamo l’invito rivoltoci da san Bonaventura, il Dottore Serafico, e mettiamoci alla scuola del Maestro divino: ascoltiamo la sua Parola di vita e di verità, che risuona nell’intimo della nostra anima. Purifichiamo i nostri pensieri e le nostre azioni, affinché Egli possa abitare in noi, e noi possiamo intendere la sua Voce divina, che ci attrae verso la vera felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">da http://segnideitempi.blogspot.com</p>
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		<title>Preti e pedofilia. Nessuna &#8220;tonache pulite&#8221;. Piuttosto un &#8220;severo discernimento, un realismo sobrio e l&#8217;apertura ai nuovi carismi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carismi]]></category>
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		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Don Antonello Iapicca</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa sembra precipitare in una sindrome da accerchiamento. Lo spuntare come funghi dei casi di pedofilia la stringe in un assedio nel quale occorre assolutamente tenere i nervi saldi e affidarsi allo Spirito Santo. Per questo ci sembrano avventate le prese di posizione di vaticanisti e blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Don Antonello Iapicca</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa sembra precipitare in una sindrome da accerchiamento. Lo spuntare come funghi dei casi di pedofilia la stringe in un assedio nel quale occorre assolutamente tenere i nervi saldi e affidarsi allo Spirito Santo. Per questo ci sembrano avventate le prese di posizione di vaticanisti e blog che si dicono amici del Papa ma che mostrano una scarsissima sensibilità ecclesiale. Non si può fare il triplo salto mortale per passare dal lassismo all&#8217;intransigentismo giustizialista. La Chiesa non è un&#8217;istituzione come le altre. Il Papa ed i Vescovi nulla hanno a che fare con Di Pietro. Nella Chiesa non è in atto nessuna inchiesta &#8220;tonache pulite&#8221;. Tolleranza zero e slogan affini non fanno parte del linguaggio e dello spirito della Chiesa.</p>
<p>Il Foglio pubblica oggi un&#8217;intervista a Manfred Lütz, teologo e psichiatra direttore dell’ospedale psichiatrico di Colonia, membro del Pontificio consiglio per i laici e del consiglio direttivo della Pontificia accademia per la vita, consultore della Congregazione per il clero. Lütz dice tra l&#8217;altro: &#8220;La prima cosa da fare è non sminuire il problema. Perché prima di ogni altra considerazione va ricordato che gli abusi su minori perpetrati da sacerdoti e religiosi cattolici sono un crimine particolarmente ripugnante. Sono un male da denunciare e da non occultare. Il sacerdote, infatti, ha un ruolo paterno nei confronti del minore e quindi purtroppo il suo atto criminoso ha in sé qualcosa d’incestuoso. Inoltre questi crimini minano la fiducia in Dio dei bambini che li subiscono”. Ma Lütz dice anche che &#8220;<em>occorre non drammatizzare troppo</em>&#8230; prima di esprimere giudizi si devono conoscere i fatti&#8230; un’eccessiva drammatizzazione non giova alle vittime. Queste, spesso, hanno un rapporto ambivalente con i persecutori. Provano affetto per loro e insieme si sentono offesi. E’ una situazione molto delicata e se si drammatizza troppo non si aiuta chi è vittima a uscire allo scoperto&#8221;.</p>
<p>Anche per questo l&#8217;iniziativa del Vescovo di Bolzano ci sembra decisamente sopra le righe. &#8220;la Diocesi (di Bolzano) intende tra l’altro creare sul sito internet diocesano <em>un forum </em>in cui vengano esaminate eventuali segnalazioni di abusi. In questo modo si vuole assicurare che ogni segnalazione venga subito presa in considerazione e verificata, perché la protezione delle eventuali vittime ha la massima priorità&#8221;. Come se un marito per scoprire se la moglie lo tradisce o meno chiedesse di inviare eventuali segnalazioni di comportamenti sospetti alla sua e-mail e aprire un forum sul proprio blog per esaminarle. Verrebbe spontaneamente da chiedersi: ma quest&#8217;uomo ha mai parlato con sua moglie? La conosce almeno un po&#8217; o si è sposato per procura? Per dirla chiara: un Vescovo conosce i suoi preti? Si è interessato della loro formazione e dei loro formatori? O ha bisogno di fare del sito diocesano una sorta di Facebook per conoscere la realtà dei suoi collaboratori più prossimi? Non insegnano nulla le storie legate ai social networks, alle contraffazioni e all&#8217;assoluta inattendibilità di tali strumenti?<em> </em>Tra l’altro la<em> Lettera De Delictis Gravioribus</em> parla chiaro: &#8220;Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio&#8221;. E dice anche molto di più: &#8220;Con la presente lettera&#8230; <em>si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più grav</em>i, <strong>ma soprattutto che</strong>,<em> per la <strong>santità </strong>dei <strong>chierici</strong> e dei <strong>fedeli</strong> da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni</em>, <strong>da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale</strong>&#8220;.</p>
<p>E&#8217; questo il nodo cruciale: la sollecitudine pastorale. &#8220;Il Vescovo è un padre che vive per i suoi figli e fa un tutt&#8217;uno con la sua Chiesa, con i suoi sacerdoti, <em>prodigandosi per formare le coscienze e per far crescere nella fede</em>&#8221; (Congregazione per i Vescovi, <em>Nota introduttiva al nuovo &#8220;Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum Successores</em>&#8220;). E&#8217; urgente quindi interrogarsi sulla <em>crescita nella fede</em> dell&#8217;intero Popolo di Dio, nel quale sono inclusi anche i presbiteri. Come scriveva S. Agostino commentando le parole di Gesù rivolte a Pietro sul lago di Tiberiade dove lo invitava a pascere le sue pecore: “Anche i pastori sono pecore (<em>pastores ipsi sunt oves</em>) ” (<em>In Io. Evang. Tr.</em> 123,5)<a name="_ftnref3"></a>. E altrove: “Voi siete sue pecore e noi siamo pecore con voi perché siamo cristiani … noi pascoliamo voi e siamo pascolati con voi (<em>pascimus vos, pascimur vobiscum</em>)” (<em>Ser. Casin.</em> I,133,5.13; M.A., I, pp. 404,8; 410,18). I presbiteri provengono da famiglie concrete, hanno ricevuto in esse la loro prima formazione nella fede. &#8220;Ai nostri giorni, in un mondo spesso estraneo e persino ostile alla fede, le famiglie credenti sono di fondamentale importanza, come focolari di fede viva e irradiante. È per questo motivo che il Concilio Vaticano II, usando un&#8217;antica espressione, chiama la famiglia « <em>Ecclesia domestica</em> » – <em>Chiesa domestica</em>.<sup> </sup> È in seno alla famiglia che «i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l&#8217;esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale» (Catechismo della Chiesa Cattolica, N. 1656). Prima di entrare in seminario hanno frequentato parrocchie e spesso associazioni, movimenti e nuove comunità. Questo tempo trascorso sino all&#8217;ingresso in seminario è decisivo. E&#8217; qui che inizia l&#8217;autentica e feconda prevenzione perchè è molto più che vigilanza, è semina e accompagnamento nel cammino di fede di ciascun cristiano. La sollecitudine pastorale deve riguardare in primo luogo la comunità cristiana, l&#8217;utero dove si viene gestati alla fede. Una comunità che non sia anonima, che si prenda cura dei suoi membri, dove i pastori conoscano personalmente le pecore affidate. Nel rito di ordinazione presbiterale troviamo questo dialogo:</p>
<p><strong>Rettore del Seminario (O un altro presbitero)</strong>: Reverendissimo Padre, la Santa Madre Chiesa chiede che questi nostri fratelli siano ordinati Presbitero.</p>
<p><strong>Vescovo</strong>:  Sei certo che ne siano degni?</p>
<p><strong>Rettore</strong>:  Dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano e secondo il giudizio dato da coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare ne siano degni.</p>
<p><strong>Vescovo</strong> : Con l&#8217;aiuto di Dio e Gesù Cristo nostro Salvatore noi scegliamo questi figli per l&#8217;ordine del Presbiterato</p>
<p><strong>Assemblea</strong>:  Rendiamo Grazie a Dio.</p>
<p>Il popolo cristiano è dunque alla base dell&#8217;ordinazione presbiterale. Le sue informazioni, unite a quelle dei formatori, contribuiscono all&#8217;attestazione di dignità dell&#8217;ordinando da parte del Rettore. Ma di quale popolo cristiano si parla? Come, dove, quando il futuro presbitero è stato conosciuto, amato, corretto, accompagnato, educato nella fede? Sono queste le domande cruciali che sorgono dai venti di bufera scatenati dai casi di pedofilia. Le reazioni spesso scomposte degli organi di stampa, le derive giustizialiste anche se comprensibili tradiscono comunque una mancanza di fondo. E’ tempo ormai che, accanto alle tempestive dichiarazioni di collaborazione con le autorità giudiziarie e alle prese di posizioni intransigenti, vi siano delle profonde riflessioni sullo stato della fede nella Chiesa, nelle Diocesi come nelle Parrocchie, negli Istituti secolari come negli Ordini religiosi, non meno che nei seminari.</p>
<p>Nel discorso rivolto ai partecipanti al Convegno per i Vescovi di recente nomina promosso dalla Congregazione per i Vescovi e dalla Congregazione per le Chiese Orientali il 21 settembre 2009, il Santo Padre affermava come “è importante non dimenticare che uno dei compiti essenziali del Vescovo è quello di aiutare, con l’esempio e con il fraterno sostegno, i sacerdoti a seguire fedelmente la loro vocazione, e a lavorare con entusiasmo e amore nella vigna del Signore. A questo proposito, nell’Esortazione postsinodale <a href="http:///"><em>Pastores gregis</em></a>, il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ebbe ad osservare che il gesto del sacerdote, quando pone le proprie mani nelle mani del Vescovo nel giorno dell’ordinazione presbiterale, impegna entrambi: il sacerdote e il Vescovo. Il novello presbitero sceglie di affidarsi al Vescovo e, da parte sua, il Vescovo si impegna a custodire queste mani (<em>Cfr</em> n.47). A ben vedere questo è un compito solenne che si configura per il Vescovo come paterna responsabilità nel custodire e promuovere l’identità sacerdotale dei presbiteri affidati alle proprie cure pastorali, un’identità che vediamo oggi purtroppo messa a dura prova dalla crescente secolarizzazione. Il Vescovo dunque – prosegue la <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_20031016_pastores-gregis_it.html">Pastores gregis</a></em> – “cercherà sempre di agire coi suoi sacerdoti come padre e fratello che li ama, li accoglie, li corregge, li conforta, ne ricerca la collaborazione e, per quanto possibile, si adopera per il loro benessere umano, spirituale, ministeriale ed economico” (<em>Ibidem</em>, 47)”.</p>
<p>Non è la prima volta che la Chiesa si trova ad affrontare questioni difficili, scandali terribili che sembravano poterla spazzare via. Nell’articolo citato  Lütz afferma tra l’altro che “alcuni dicono che c’è un legame tra pedofilia e celibato e che se si eliminasse il celibato si risolverebbero tanti problemi. <em>Scientificamente questa teoria non ha nessun fondamento</em>. Nel 2003 organizzai in Vaticano, all’interno della Pontificia accademia per la vita, un summit con diversi scienziati (molti non credenti) sul tema ‘abuso di minori da parte di sacerdoti e religiosi’. Tutti concordarono sul fatto che<em> scientificamente non c’è alcuna relazione tra pedofilia e celibato</em>. <em>L’astinenza sessuale, in particolare, non provoca atti di abuso</em>. Uno scienziato ateo molto noto in Germania ha detto che la possibilità che un prete commetta abusi è 36 volte minore rispetto a un padre di famiglia”. Un prete innamorato di Cristo, che abbia cuore e mente afferrati da Lui, che per Lui viva, bruciando di zelo per annunciarlo a tutti. Il cuore di San Francesco Saverio ad esempio, che, gettato dallo Spirito in un mondo completamente pagano, trovò nel Signore energie inspiegabili per consumare la sua vita come una candela perché ogni uomo incontrato potesse ricevere la luce di Cristo. Anche lui ebbe a che fare con la pedofilia dei monaci buddisti, la denunciò senza riserve ma, soprattutto, vi trovò uno stimolo per la propria umiltà e conversione e per un rinnovato zelo apostolico: “Dio ci ha fatto una grazia assai grande e particolare nel portarci in questi luoghi di pagani affinchè non ci dimenticassimo di noi stessi… Noi non abbiamo in chi poter confidare se non in Dio, dato che non abbiamo qua né parenti, né amici… E per questo siamo costretti a riporre tutta la nostra fede, speranza e fiducia nel Signore” (San Francesco Saverio, Lettera 90 da Kagoshima). Di fronte ai peccati l’unico cammino è l’umiltà che apre alla conversione, personale e comunitaria.</p>
<p>Tra le ferite inferte dal demonio, nell’accerchiamento mediatico che mina la credibilità della Chiesa possiamo trovare il seme per un rinnovamento autentico. La storia ce lo insegna. Anche ieri il Papa lo rammentava: “A questo punto forse è utile dire che anche oggi esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento. In realtà, &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono. Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce, e così via? Anche oggi vale questa affermazione: &#8220;<em>Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt</em>&#8220;, vanno avanti. San Bonaventura ci insegna l’insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell’apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa. E mentre si ripete questa idea del declino, c’è anche l’altra idea, questo &#8220;utopismo spiritualistico&#8221;, che si ripete. Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente &#8220;altra&#8221;. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e <em>la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia</em>”.</p>
<p><em>Severo discernimento, realismo sobrio e apertura ai nuovi carismi donati da Cristo nello Spirito alla Chiesa</em>. Occorre ripartire da qui. La Riforma protestante, la decadenza del clero, le crisi nella Chiesa hanno sempre suscitato Concili e riforme capaci di imprimere nuovo slancio missionario. E’ successo con il Concilio di Trento ed i suoi luminosissimi frutti lanciati ad evangelizzare le terre appena scoperte. E’ successo con il Concilio Vaticano II di cui il Papa, a dispetto di frettolosi commentatori, ha riaffermato l’insostituibile novità. Essa passa per l’accoglienza dei nuovi carismi. E’ il passaggio cruciale al quale è chiamata la Chiesa in questo tempo. Gli eventi tragici che hanno macchiato la Chiesa con i peccati di pedofilia costituiscono una parola che ci interpella tutti, Pastori e gregge. Le opere di Cristo, nonostante la debolezza dei cristiani, non vanno indietro, ma progrediscono. Per questo il Papa, guardando alla storia della Chiesa può affermare, senza remore, che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità degli Ordini religiosi e dei santi, ed oggi che cosa sarebbe la Chiesa senza la freschezza dei nuovi carismi? E’ la continuità che rivela il mistero della Chiesa, di peccatori e luogo di Grazia, che porta il fardello di peccati anche orribili e il manto della misericordia infinita. La continuità dell’opera dello Spirito Santo nella Chiesa. E&#8217; impressionante rileggere le parole di Giovanni Paolo II, timoniere saggio della barca di Pietro secondo Benedetto XVI, dirette ai partecipanti al VI Simposio del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa: “Il punto di riferimento sicuro per quest’opera di evangelizzazione, <em>in continuità con la vivente tradizione della Chiesa</em>, deve restare l’evento di grazia del Concilio Vaticano II. Lo Spirito ha parlato alle Chiese d’oggi e la sua voce è risuonata nel <em>Concilio Ecumenico</em>. Esso si può ben dire che rappresenti il <em>fondamento e l’avvio di una gigantesca opera di evangelizzazione del mondo moderno</em>, giunto ad una svolta nuova della storia dell’umanità, in cui compiti di una gravità e ampiezza immensa attendono la Chiesa”. Il Concilio Vaticano II dunque, il motore dell’evangelizzazione. Quanti oggi si arroccano su posizioni tradizionaliste invocando Benedetto XVI quale estremo garante di non si capisce bene quale passato da rinverdire. Quanti occhi accecati dinnanzi all’apertura e alla modernità del Papa che legge e ci aiuta a discernere l’autentica opera dello Spirito nella Chiesa e nella storia. Gli stessi che invocano forche esemplari per i pedofili cancellerebbero ben volentieri il soffio dello Spirito che ha colmato l’assise conciliare. E, soprattutto, vorrebbero spegnere i carismi donati alla Chiesa in questo tempo.</p>
<p>Ma Benedetto XVI ha ben chiaro il cammino che Dio sta indicando alla Chiesa. In perfetta continuità con il suo Predecessore. Giovanni Paolo II diceva infatti nello stesso discorso appena citato: “Per realizzare un’efficace opera di evangelizzazione dobbiamo ritornare a ispirarci al <em>primissimo modello apostolico</em>. Tale modello, fondante e paradigmatico, lo contempliamo nel Cenacolo: gli apostoli sono uniti e perseveranti con Maria in attesa di ricevere il dono dello Spirito. Solo con l’effusione dello Spirito comincia l’opera di evangelizzazione. Il dono dello Spirito è il primo motore, la prima sorgente, il primo soffio dell’autentica evangelizzazione. Occorre, dunque, cominciare l’evangelizzazione invocando lo Spirito e cercando dove soffia lo Spirito (cf. <em>Gv</em> 3, 8). Alcuni sintomi di questo soffio dello Spirito sono certamente presenti oggi in Europa. <em>Per trovarli, sostenerli e svilupparli bisognerà talora lasciare schemi atrofizzati per andare là dove inizia la vita, dove vediamo che si producono frutti di vita “secondo lo Spirito” </em>(cf. <em>Rm</em> 8)”.</p>
<p>Di fronte alla morte disseminata dagli scandali, al calo delle vocazioni e della frequenza alla messa domenicale, ai problemi enormi sollevati dal relativismo teologico e pastorale occorre lasciare schemi atrofizzati e andare là dove inizia la vita, quella che viene dallo Spirito Santo, la novità delle opere della fede adulta, opere di Vita eterna, la novità che rende, in ogni generazione, la Chiesa “bruna ma bella” (Ct. 1,5 ), un sacramento di salvezza per ogni uomo.</p>
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		<title>Giovedì della III settimana di Quaresima</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Don Antonello Iapicca</p>
<p style="text-align: justify;">Lc 11,14-23

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Don Antonello Iapicca</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana;"><strong><em>Lc 11,14-23<br />
</em></strong><br />
<em>In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.<br />
Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebul. Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.<br />
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.<br />
Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana;"><strong><br />
IL COMMENTO</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana;">Ammutoliti. Inermi. Presi tra i tentacoli dell&#8217;orgoglio. In silenzio. La porta sbarrata e una vita passata nel proprio mondo, Con gli &#8220;altri&#8221; è troppo complicato, ingiustizie, incomprensioni. Meglio star soli che è già molto sopportare se stessi. Orgoglio allo stato puro. Il demonio muto. E la Parola che scioglie le catene del &#8220;grande peccato&#8221; e la lingua liberata e il cuore ri-consegnato al mondo. Il sepolcro d&#8217;una vita ripiegata sulla propria solitudine spalancato, e una vita nuova dischiusa. Meraviglia. E tanta invidia. Il demonio con la bava alla bocca, insopportabile per lui vedere uno schiavo liberato. Il Più forte è arrivato, lo ha vinto, gli ha strappato l&#8217;armatura di menzogne, le stesse che costituivano l&#8217;appoggio di tante esistenze bruciate nel mutismo più scuro. Il bottino, gli schiavi liberati, distribuiti nel mondo ad annunciare la Buona Notizia, una Parola capace di strappare la preda al demonio. La libertà, dal peccato e dalla morte. E tanta invidia. E processi, e calunnie, e menzogne. Lui, il Signore, l&#8217;umile, l&#8217;amore spezzato, Lui considerato un demonio. E&#8217; la sua sorte, il mondo non può accettare la Luce della Verità. Il mondo chiude le gabbie, e sigilla le labbra. Morte e solitudine. Quello che sperimentiamo, che vediamo, che soffriamo. Ma il Signore è più forte, il Suo amore crocifiso ha vinto il mondo. Anche oggi. Anche per noi. </span></span></p>
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		<title>Regione e famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Donati: «Cambio di rotta o sarà declino»
di Stefano Andrini
Tratto da Avvenire &#8211; Bologna 7 di domenica 7 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">«La crescita in regione delle famiglie &#8220;unipersonali&#8221; rappresenta una situazione drammatica che andrebbe valutata come un punto d’arrivo di politiche familiari mancate. E di mancate politiche di coesione ed integrazione sociale, perché esse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Donati: «Cambio di rotta o sarà declino»<br />
di <strong>Stefano Andrini</strong><br />
Tratto da Avvenire &#8211; Bologna 7 di domenica 7 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">«La crescita in regione delle famiglie &#8220;unipersonali&#8221; rappresenta una situazione drammatica che andrebbe valutata come un punto d’arrivo di politiche familiari mancate. E di mancate politiche di coesione ed integrazione sociale, perché esse si fanno sulle reti primarie e quindi sulle famiglie».</p>
<p style="text-align: justify;">Così il sociologo Pierpaolo Donati replica a quanti, in Emilia Romagna, stanno tentando di ridimensionare l’importanza della famiglia. «Chi sostiene questa tesi» aggiunge «si schiera con la strategia evoluzionistica: poiché le persone hanno sempre più difficoltà a fare famiglia, bisogna seguire la corrente e cercare di porre rimedio ai problemi che sorgono. Questa strategia è irrazionale e pericolosa: quando infatti la frammentazione delle famiglie raggiungerà il suo livello più alto non avremo più le risorse umane per creare un tessuto sociale vivibile».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è un’ alternativa?</strong><br />
Sì. Ma si deve invertire la rotta. Bisogna costruire un tessuto sociale e poiché la cellula fondamentale è la famiglia, guardare alle relazioni familiari. Credo ancora nell’idea che una politica sociale debba porre obiettivi di solidarietà, coesione, costruzione di reti familiari e non semplicemente inseguire tendenze di per sé negative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che giudizio dà sulle politiche familiari nella legislatura regionale appena conclusa ?</strong><br />
La Regione non ha prodotto effetti sensibili sul piano delle politiche familiari. Questa legislatura è stata un’occasione perduta sotto moltissimi aspetti. Da essa ci si aspettava un’effettiva politica familiare (anche a seguito della legge regionale sul sistema integrato dei servizi, in attuazione della legge 328). Purtroppo invece che avere un’effettiva politica indirizzata a sostenere le famiglie, a creare un tessuto sociale basato sulla loro forza e il loro capitale sociale, si è avuto esattamente il contrario. Per cui ad esempio i piani di zona sono stati praticamente privi di politiche familiari e per questo sono in gran parte falliti. Si sono ridotti a tre, quattro progetti sulla carta per le «emergenze»: famiglie con portatori di handicap o non autosufficienti, famiglie immigrate in condizioni disperate, famiglie patologiche con problemi interni di abuso e violenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un giudizio condiviso anche dalla società civile regionale?</strong><br />
Avendo consultato una parte rappresentativa delle associazioni di società civile, promozione sociale, volontariato, cooperazione in regione, posso dire che esse sono rimaste deluse dall’applicazione della legge regionale, che pure prevedeva in linea di principio non solo una consultazione ma anche una partecipazione delle famiglie e delle loro associazioni. La partecipazione è stata fittizia, il coinvolgimento formale e i risultati nulli. Per fortuna ci sono stati alcuni Comuni «ribelli»&#8230; E’ vero. Alcuni Comuni capoluogo si sono mossi autonomamente, con proprie risorse e propri programmi, a prescindere, se non addirittura contro le direttive regionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il fallimento della Regione in tema di politiche familiari è frutto di insipienza o del permanere dell’ideologia?</strong><br />
Sussistono entrambi gli elementi. Non c’è più un’ideologia forte, esistono però grandi pregiudizi culturali nei confronti della famiglia, che vengono da lontano. Vedo un grande calo culturale, una mancanza di valori, di progettualità e un affrontare i problemi della vita quotidiana senza alcuna bussola di orientamento. E questo è ciò che ha prodotto i fallimenti che in Emilia Romagna sono palpabili. Non si può intervenire sulla famiglia o pensare a politiche familiari, avendo a priori l’idea che la famiglia sia una cosa vecchia, qualcosa di cui non avremo bisogno per il futuro e di cui è meglio liberarsi. Bisogna aprire un dibattito sulla società del futuro, se possa o no fare a meno della famiglia. Il problema è che su questo nessuno si misura, perché tutti hanno paura a prendere posizione, perché non è cresciuta la cultura della famiglia e dei servizi alla famiglia. Il problema quindi è culturale prima che politico o etico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre priorità da mettere sul tavolo del nuovo governatore&#8230; </strong><br />
Anzitutto una vera politica familiare che per me in regione consiste in una politica delle giovani coppie: un programma di interventi che aiutino i giovani a «fare famiglia». Non limitarsi a sostenere l’individuo in difficoltà, ma puntare sulla coppia e incentivarne l’impegno. Una seconda priorità in tema di politiche familiari è rappresentata dai consultori, che nella regione languono e sono stati ridotti a piccoli ambulatori ginecologici per problemi femminili, di salute, per l’interruzione volontaria della gravidanza e così via. La famiglia ha bisogno dei consultori come punto di riferimento per la risoluzione di tanti problemi (di salute, relazionali, di educazione dei figli, di cura degli anziani, di consulenza legale). L’Emilia Romagna va fiera della rete di centri per le famiglie costruiti dopo la legge Signorino dell’89. In realtà essi funzionano poco e male (a Bologna malissimo), ma ricevono dalle famiglie una grandissima domanda quotidiana di aiuti, informazioni e consulenze che non trovano risposta. E sulla domanda inevasa c’è un grande silenzio della Regione. Una terza priorità sta nel rapporto famiglia-scuola. Sappiamo quanto le scuole non strettamente statali in regione facciano fatica ad essere realmente paritarie, ad avere i riconoscimenti e i sostegni necessari. Eppure sono le scuole di privato sociale a creare più capitale sociale. Qui la Regione, che ha competenza in questa materia, dovrebbe intervenire nel campo stretto delle politiche sociali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che futuro si prospetta per la nostra regione?</strong><br />
Il grande problema dell’Emilia Romagna è che non cresce più e si trova in situazione di stallo e regressione. Non c’è più futuro per le giovani generazioni, quasi che le giovani generazioni e l’investimento su di esse fosse qualcosa di cui non abbiamo bisogno. Ma se si dà per perduto questo rapporto generativo delle famiglie, quindi la famiglia come motore e anello tra le generazioni, la regione non potrà che andare sempre più verso il declino.</p>
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		<title>Genocidio di bambine</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Alessandro Gianmoena
Tratto dal sito Ragionpolitica.it l&#8217;8 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">E’ in atto un vero e proprio genocidio di genere nel mondo. L&#8217;inchiesta scioccante che ha pubblicato l&#8217;Economist nel suo ultimo numero riporta la fotografia di un mondo in cui la pratica dell&#8217;infanticidio è una consuetudine consolidata.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliaia di bambine vengono uccise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Alessandro Gianmoena</strong><br />
Tratto dal sito <a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.ragionpolitica.it" target="_blank">Ragionpolitica.it</a> l&#8217;8 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">E’ in atto un vero e proprio genocidio di genere nel mondo. L&#8217;inchiesta scioccante che ha pubblicato l&#8217;Economist nel suo ultimo numero riporta la fotografia di un mondo in cui la pratica dell&#8217;infanticidio è una consuetudine consolidata.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliaia di bambine vengono uccise attraverso una selezione eugenetica con l’aborto, soffocate subito dopo la nascita o lasciate morire di fame.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la cruda realtà che si registra in una delle parti del mondo più popolose: il Sud-Est asiatico. Dal dopo guerra in poi a quasi 160 milioni di bambine è stata negata la vita, causando una variazione nel rapporto tra i generi, ed oggi in Cina e nell’India del Nord nascono 120 maschi ogni 100 femmine. Sono numeri che incidono sulla media mondiale, che è pari a 103-106 nascite maschili ogni 100 femminili e che alterano i meccanismi di evoluzione dell’umanità. Storicamente, infatti, il rapporto delle nascite era invertito, ma i progressi della scienza in materia di aborto hanno fatto sì che la selezione di genere sia una pratica ormai consolidata anche nelle fasce meno abbienti delle popolazioni asiatiche. Ma non solo. Se nei poveri che vivono in Oriente l’idea del figlio maschio costituisce l’unico mezzo di aiuto al sostentamento famigliare, nei ceti medi la «famiglia ristretta» è la condizione necessaria per la conservazione della ricchezza acquisita.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle popolazioni asiatiche, quindi, si calano i due bracci della tenaglia di morte che le condanna ad un declino demografico e sociale, poiché alterano il rapporto naturale di nascite tra uomini e donne. Basti pensare che nella sola Cina il numero che si origina dalla differenza demografica tra i due sessi è pari all’intera popolazione maschile degli Stati Uniti. E’ una società senza futuro, incancrenita da una concezione dell’uomo in cui la vita è piegata all’arbitrio dell’uomo stesso. La selezione di genere mina le fondamenta su cui si organizza il nostro mondo e fa dell’aborto la ghigliottina dell’umanità. E’ un fattore culturale a cui le filosofie e le religioni orientali non sono in grado di offrire una risposta adeguata. La concezione della persona nella sua centralità è un retaggio tipicamente cristiano e costituisce uno dei tratti distintivi rispetto alle altre religioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella società globale il confronto culturale fa emergere le differenze valoriali ed esse arricchiscono la politica post-ideologica del nostro tempo di temi centrali per il futuro della nostra umanità, come l’espansione demografica per il futuro della nostra umanità. Le tante teorie maltusiane fondate sul controllo delle nascite delimitano, oggi, il perimetro tra il nichilismo e la ricchezza del mistero della vita. La politica, quindi, si alimenta della metapolitica ed è la chiave dello futuro dell’uomo. Le battaglie sessantottine di un tempo, che presupponevano una libertà anarcoide di gestione della propria vita e della scelta di dare la vita o no ad un figlio, ci avevano descritto la pratica dell’aborto come uno strumento di emancipazione della donna, ma, oggi, il soffio profondo dell’identità cristiana riemerge in Occidente, offrendo il vero valore della vita e nel secolo della globalizzazione l’infanticidio assume una connotazione negativa. Tutto ciò grazie anche alle parole di Papa Benedetto XVI, che ha posto la vita come il tema centrale del nostro secolo. E’ una riposta efficace al pensiero debole che pensa che il mondo sia troppo popolato per poter sopravvivere e che adotta scientemente la selezione di genere come mezzo di contenimento demografico.</p>
<p style="text-align: justify;">Da noi, in Occidente, l’aborto è spesso l’estrema conseguenza generata da atteggiamenti superficiali: la pillola del giorno dopo diviene il mezzo di fuga dalle responsabilità; ma è anche il mezzo di selezione eugenetica per avere bambini sani. Ma la selezione di genere coinvolge, escludendo l&#8217;occidentalizzato Giappone, principalmente i Paesi orientali. La difesa dei diritti universali che danno alla donna pari dignità all&#8217;uomo è, quindi, una battaglia di civiltà e se la quotidianità spesso porta concentrarci sui nostri bisogni, non dovremmo dimenticarci che ancora oggi in Asia una bambina ha il 50% di possibilità di sopravvivenza dopo un esame ecografico.</p>
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		<title>Di fronte a una cultura della morte, una visione integrale dell&#8217;uomo e della donna</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenetica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Intervista a Laura Tortorella, dell&#8217;Istituto &#8220;Mulieris Dignitatem&#8221;</p>

<p>di Carmen Elena Villa</p>
<p>ROMA,  mercoledì, 10 marzo 2010 (ZENIT.org).- Perché l&#8217;uomo e la donna  comprendano meglio la propria identità, è necessario che guardino a se  stessi come a esseri creati a immagine e somiglianza di Dio e scoprano e  apprezzino i loro doni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista a Laura Tortorella, dell&#8217;Istituto &#8220;Mulieris Dignitatem&#8221;</strong></p>
<div id="article" style="text-align: justify;">
<p><em>di Carmen Elena Villa</em></p>
<p><em></em>ROMA,  mercoledì, 10 marzo 2010 (ZENIT.org).- Perché l&#8217;uomo e la donna  comprendano meglio la propria identità, è necessario che guardino a se  stessi come a esseri creati a immagine e somiglianza di Dio e scoprano e  apprezzino i loro doni, che vengono arricchiti quando si vive la  reciprocità.</p>
<p>Le ideologie che riducono questa visione integrale e  che portano conseguenze come le conferenze mondiali del Cairo nel 1992  sulla crescita della popolazione mondiale o di Pechino nel 1995 sulla  &#8220;salute sessuale e riproduttiva&#8221; intaccano in modo allarmante la dignità  dell&#8217;uomo e della donna e promuovono sempre più nuove manifestazioni  della &#8220;cultura della morte&#8221;.</p>
<p>Su questo tema e su come assumere  la mascolinità e la femminilità in modo integrale, ZENIT ha intervistato  Laura Tortorella, dell&#8217;Istituto Mulieris Dignitatem per studi  sull&#8217;identità dell&#8217;uomo e della donna, della Pontificia Facoltà  Teologica San Bonaventura &#8211; Seraphicum.</p>
<p>Laura Tortorella è  direttrice del master in &#8220;Gestione delle crisi personali e  interpersonali&#8221;, che mira ad offrire soluzioni alle crisi che l&#8217;essere  umano &#8211; uomo e donna &#8211; può attraversare in varie tappe della sua vita.</p>
<p><strong>L&#8217;Assemblea del Consiglio d&#8217;Europa di Strasburgo ha approvato  il 27 gennaio un documento sulla salute sessuale e riproduttiva. Quali  saranno le conseguenze dell&#8217;applicazione di questo documento per la  mentalità antivita e il femminismo?</strong></p>
<p>Laura Tortorella: Il  documento parla di &#8220;salute sessuale e riproduttiva&#8221; riferendosi alla  possibilità data anche ai minori senza informare i genitori di accedere  alla contraccezione, all&#8217;aborto gratuito e sicuro, alla sterilizzazione,  alla fecondazione artificiale e al libero &#8220;orientamento sessuale&#8221;. Le  conseguenze di tale Documento saranno certamente allarmanti: un&#8217;alleanza  (femministe ed altre ideologie, lobby farmaceutiche) a favore della  &#8220;cultura della morte&#8221;.</p>
<p><strong>Si compiono 15 anni dalla Conferenza  di Pechino sulla salute sessuale e riproduttiva. Com&#8217;è cambiata,  secondo lei, la mentalità verso l&#8217;aborto come diritto e verso la  concezione della donna?</strong></p>
<p>Laura Tortorella: I programmi d&#8217;azione  della Conferenza Mondiale del Cairo e poi di Pechino, carichi di  istanze di liberalizzazione, hanno contribuito a creare il clima di  &#8220;cultura della morte&#8221; e lo stesso documento dell&#8217;Assemblea del Consiglio  d&#8217;Europa di Strasburgo, prima menzionato, trova spunti proprio in essi.</p>
<p>E&#8217; chiaro che tali ideologie hanno profondamente segnato e  ferito i diritti dell&#8217;uomo e il diritto alla vita. In questi documenti  in cui si parla di &#8220;diritto alla salute sessuale e riproduttiva&#8221; in  realtà si sollecita non tanto il diritto alla salute, quanto piuttosto  quello all&#8217;aborto.</p>
<p>Credo che sia ci sia solo un&#8217;arma da usare  per fermare questa cultura della morte, quella di formare, soprattutto  le nuove generazioni, alla cultura della vita. Tutte le Nazioni,  comprese quelle latinoamericane, dovrebbero mantenere saldo quel valore  che ancora può fungere da gancio per salvare l&#8217;intera società: la  famiglia. Diventa quanto mai urgente difendere la prima cellula della  società dai molti attacchi che le arrivano.</p>
<p>E&#8217; proprio nella  famiglia che le nuove generazioni possono imparare a rispettare la vita  umana. Pensiamo alla nascita di una nuova vita, alla dimostrazione  quotidiana della cura, dell&#8217;educazione, dell&#8217;amore reciproco, del  rispetto, pensiamo al fatto che è sempre in famiglia che si impara ad  accogliere la morte e a capirne il senso.</p>
<p><strong>Come ha ferito  questo documento il significato di maschio e femmina, della reciprocità  tra i due?</strong></p>
<p>Laura Tortorella: Liberando la sessualità da ogni  preoccupazione e timore, si cancellano la maternità, la paternità, la  famiglia, il matrimonio, la responsabilità nell&#8217;ambito della sessualità.  I diritti si trasformano così in bisogni, scelte, esigenze degli  adulti.</p>
<p>In questo clima sono sia l&#8217;uomo che la donna, che  vedono offuscata la verità su di essi (uguale dignità e voluti da Dio  l&#8217;un per l&#8217;altro), ad essere chiamati a ristabilire un umanesimo che  torni ad amare la Verità, l&#8217;unica in grado di far sorgere le vere  domande, quelle che portano alla comprensione del senso e che rendono  l&#8217;uomo veramente libero.</p>
<p><strong>In base al master che dirige,  &#8220;Gestione delle crisi personali e interpersonali&#8221;, come si può  affrontare questa crisi alla luce del Vangelo e di un&#8217;etica cristiana  senza ridurre il ruolo dell&#8217;uomo o della donna?</strong></p>
<p>Laura  Tortorella: Molte sono le crisi che la persona si trova a dover  affrontare nell&#8217;arco della propria vita: fattori inerenti la personalità  (rigidità, un senso di identità fragile, ecc) e fattori legati  all&#8217;ambiente relazionale (familiare, lavorativo, vocazionale religioso,  ecc.). Per gestire queste crisi, credo che sia diventato oggi più che  mai importante tornare ad una corretta antropologia. E&#8217; necessario  tornare a formare le persone su alcuni temi che risultano fondamentali e  imprescindibili per la vita.</p>
<p>La formazione di cui parlo è  quindi una formazione che ha valore per la vita concreta della persona,  poiché non distoglie l&#8217;attenzione dalla sua verità: uomo e donna,  creature di Dio, create a Sua immagine e somiglianza. Solamente mettendo  l&#8217;originalità maschile e femminile a servizio dell&#8217;uomo e promuovendo  il dialogo fruttuoso, la persona (uomo e donna) e la società saranno in  grado di trovare, nellla verità, le risposte concrete alle domande  altrettanto concrete (disturbi del comportamento alimentare,  tossicodipendenze, crisi adolescenziali, disturbi dell&#8217;identità  sessuale, divorzio, separazioni, famiglie allargate, bullismo,  difficoltà nel ruolo genitoriale, ecc.).</p>
<p>Credo che nel  messaggio centrale della &#8220;<a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_15081988_mulieris-dignitatem_it.html" target="_blank">Mulieris Dignitatem</a>&#8220;, &#8220;la reciprocità uomo-donna&#8221;,  si possa intravedere la soluzione per ristabilire un equilibrio nella  società che possa portare al riconoscimento di valori comuni di  riferimento per costruire insieme la storia: &#8220;umanità significa chiamata  alla comunione interpersonale&#8221; (MD,7). I tempi appaiono maturi e  carichi di aspettative su un fruttuoso dialogo uomo-donna basato sulla  reciprocità, sulla medesima dignità e sulla comunione che porti alla  risoluzione delle problematiche attuali inserite in un orizzonte di  senso.</p>
<p><strong>Ci sono alcuni fenomeni accettati socialmente, come il  diritto alla morte, la fecondazione in vitro, il non riconoscimento  della dignità dell&#8217;embrione. Come colpiscono la psicologia della donna?  Quali sono i principali pericoli di questi fenomeni?</strong></p>
<p>Laura  Tortorella: I fenomeni da Lei elencati colpiscono, seppur in maniera  diversa, l&#8217;uomo e la donna, poiché ciò che vanno a scalfire è la dignità  della vita e la conseguente salvaguardia della vita umana. Questi sono  compiti comuni per l&#8217;uomo e per la donna. Le conseguenze di una mancata  ottemperanza sono ancora una volta comuni: il rischio di rimanere  &#8220;elementi&#8221; del mondo che lo sanno manovrare ma che inevitabilmente ne  rimangono soffocati.</p>
<p>La maternità, per esempio, deve tornare a  diventare nella nostra società un bene riconosciuto. La nascita di una  nuova vita deve essere sempre accolta come segno di speranza e di  ricchezza per i genitori, prima di tutto, e poi per l&#8217;intera società.  E&#8217;, in generale, la mentalità quella che deve cambiare nuovamente nei  confronti della difesa della vita umana, che deve necessariamente  tornare ad essere il primo valore di una società che vuole essere  considerata civile. Una nuova rivoluzione d&#8217;amore e di accoglienza della  vita umana!</p>
<p>Anni di battaglie e di rivendicazioni delle  femministe e di altre ideologie hanno fatto sprofondare la vita nelle  sabbie mobili dell&#8217;indifferenza, e le conseguenze di ciò sono evidenti:  diritto alla morte, fecondazione in vitro, non riconoscimento della  dignità dell&#8217;embrione..sono solo alcune delle problematiche che sorgono  da una mentalità chiusa nei confronti della vita. Mi domanda in che modo  questi fenomeni si ripercuotono sulla psicologia della donna: la donna è  colei che, il più delle volte, in prima persona è colpita da tali  problematiche poiché è la donna che ha il compito di accettare,  accudire, vigilare sulla vita. E&#8217; chiaro che quando ciò non accade, per  colpe che non sono solo della donna, è la donna che in prima persona  paga le conseguenze di certe scelte anche da un punto di vista  psicologico.</p>
</div>
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