Apoftegma L'uomo che si priva della
preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i
nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento.
Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata."
San
Giovanni Crisostomo
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Omicidio commesso nell’ondata di violenza anticristiana del 2008
ROMA, martedì, 16 marzo 2010 (ZENIT.org).- Nello Stato indiano dell’Orissa, una bambina ha identificato un parlamentare come assassino di suo padre, una delle vittime dei massacri anticristiani perpetrati dagli indù. La vittima poteva scegliere tra rinnegare la propria fede o morire.
La piccola, di sei anni, ha identificato Manoj Pradham, membro dell’Assemblea Legislativa dell’Orissa, come omicida del padre, torturato e poi massacrato nell’ondata di violenza del 2008, informa Eglises d’Asie (EDA), l’agenzia delle Missioni Estere di Parigi. Leggi tutto... (493 words, estimated 1:58 mins reading time)
Intervista al Vescovo ausiliario David Zywiec di Bluefields
BLUEFIELDS, Nicaragua, lunedì, 15 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il Nicaragua è stato devastato dalla guerra civile, dalle dittature e dalle catastrofi naturali. Oggi è uno dei Paesi più poveri del mondo occidentale.
Il francescano David Zywiec è il Vescovo ausiliario del Vicariato di Bluefields, e la sua giurisdizione abbraccia quasi l’intera metà orientale del Paese, compresa l’area nota come la Mosquito Coast. Leggi tutto... (1577 words, estimated 6:18 mins reading time)
di Fareed Khan
Kiran George ha riportato ustioni sull’80% del corpo ed è morta dopo due giorni di lenta agonia. La ragazza è stata violentata dal figlio del padrone musulmano. Quando ha minacciato la querela, il giovane l’ha uccisa. In un secondo episodio una folla di musulmani ha incendiato una casa cristiana e bruciato copie della Bibbia.

Lahore (AsiaNews) – Una ragazza cristiana è stata violentata e bruciata viva dal figlio del padrone musulmano, presso il quale lavorava come domestica. La giovane è morta ieri in ospedale, dopo due giorni di agonia, per le ustioni riportate sull’80% del corpo. Il fatto è avvenuto in una cittadina del Punjab e presenta dettagli analoghi alla triste vicenda di Shazia Bashir, la 12enne cristiana violentata e uccisa da un potente avvocato di Lahore; un crimine ancora oggi impunito.
Kiran George lavorava per una famiglia musulmana di Sheikhupura, cittadina del Punjab. La giovane è morta ieri al Mayo Hospital di Lahore, dove era ricoverata dal 9 marzo scorso in gravissime condizioni. A scatenare la follia omicida del figlio del datore di lavoro la minaccia di una denuncia per violenza sessuale.
Mohammad Ahmda Raza avrebbe stuprato la ragazza cristiana che, in un primo momento, si era confidata solo con le amiche nel timore di perdere l’impiego. Le condizioni di estrema povertà nelle quali versa la famiglia di origine, avevano indotto la giovane a rimanere in silenzio. Quando Kiran George ha minacciato il proprio aguzzino di raccontare la vicenda alla polizia, il giovane le ha sbarrato la fuga chiudendo la porta di casa, l’ha cosparsa di benzina con l’aiuto della sorella e le ha dato fuoco.
Il padrone musulmano, invece di portare la ragazza in ospedale, ha chiamato i genitori dicendo loro che i vestiti si erano incendiati mentre puliva la cucina. Kiran George ha vissuto due giorni di lenta agonia; prima di morire, però, ha raccontato l’intera vicenda alla polizia che ha aperto un fascicolo di inchiesta sul giovane.
Sempre nel Punjab una folla di musulmani ha svaligiato e incendiato l’abitazione di una famiglia cristiana. L’assalto è avvenuto il 10 marzo scorso a Narang Mandi, cittadina del distretto di Sheikhupura. A scatenare la rabbia degli estremisti, che avrebbero bruciato anche alcune copie della Bibbia, il presunto coinvolgimento di un cristiano nell’assassinio del figlio di un latifondista della zona.
Peter Jacob, segretario esecutivo di Giustizia e pace della Chiesa cattolica pakistana (Ncjp), conferma ad AsiaNews che “la casa di una famiglia cristiana è stata incendiata” come vendetta perché “un giovane avrebbe ucciso un musulmano”. L’attivista cattolico chiarisce che l’indagato, Yasir Abid, è “sottoposto al regime di custodia cautelare”. La vittima è figlio di un latifondista musulmano del villaggio di Kirtu Pandori, nell’area di Narang Mandi.
Le famiglie cristiane denunciano “l’incendio deliberato” di alcune copie della Bibbia custodite all’interno delle abitazioni. La polizia ha avviato le indagini e valuterà se aprire un fascicolo di inchiesta anche per il reato di blasfemia. In questo caso, spiega Peter Jacob, la magistratura “non agirà in base alla sezione 295-B del codice penale pakistano”, che prevede pene fino all’ergastolo per chi dissacra il Corano, ma non contempla i libri sacri di altre confessioni religiose.
“Siamo contro le leggi sulla blasfemia – conclude l’attivista di Ncjp – e questo vale a prescindere dal testo sacro o da chi si è reso colpevole del crimine”. Tuttavia egli auspica “indagini approfondite” e la punizione di chi “ha incendiato la casa della famiglia cristiana”.
Al momento dell’assalto i fedeli erano riuniti in preghiera. Nell’edificio erano presenti quattro sacerdoti, un diacono e 400 parrocchiani, colpiti anche donne e bambini. A scatenare la rabbia dei fondamentalisti, aizzati dall’imam, la voce secondo cui i cristiani costruiranno una nuova chiesa. In realtà si tratta di un ospizio.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) – È di 25 feriti, fra i quali donne e bambini, il bilancio dell’assalto a una comunità cristiana copta avvenuto ieri nella provincia nord-occidentale di Mersa Matrouh, in Egitto. Una folla di circa 3mila musulmani ha attaccato i fedeli, riuniti in preghiera in un edificio adiacente la chiesa locale. A scatenare la violenza dei fondamentalisti, aizzati dall’imam locale, la voce secondo cui i cristiani hanno iniziato a costruire un nuovo luogo di culto.
Verso le 5 di ieri pomeriggio i musulmani – un insieme di beduini e fanatici salafiti – hanno iniziato a lanciare pietre contro un cantiere, dietro il quale credono si celi il proposito di edificare una nuova chiesa. Testimoni locali riferiscono che le forze di sicurezza presenti non erano sufficienti a contenere l’attacco. Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e arrestato una ventina di persone, fra musulmani e cristiani. Solo questa mattina sono arrivati i rinforzi da Alessandria, grazie ai quali i fedeli coopti intrappolati nell’edificio hanno potuto rientrare nelle loro case.
Al momento dell’assalto nella casa di preghiera cristiana erano presenti quattro sacerdoti, un diacono e circa 400 parrocchiani. I cristiani affermano che l’edificio in costruzione, in realtà, è un ospizio e si dicono “terrorizzati” per il nuovo attacco subito. A fomentare la rabbia dei musulmani ha contribuito l’intervento dell’imam locale Shaikh Khamees, durante la preghiera del venerdì. Egli ha sottolineato il dovere di combattere contro i “nemici” dell’islam e ha ribadito che “non tolleriamo la presenza cristiana nelle nostre zone”.
Il reverendo Matta Zakarya conferma che questa mattina si è svolto un vertice fra i leader della chiesa locale, le forze di sicurezza dello Stato e alcuni rappresentati dei musulmani. “I coopti sono spaventati – sottolinea – soprattutto donne e bambini che erano presenti all’interno dell’edificio e hanno assistito all’assalto”.
In Egitto la comunità cristiana copta è il 10% circa della popolazione, in un Paese a larghissima maggioranza musulmana, che discrimina la comunità cristiana. Essa è vittima di episodi di violenza, causati da un forte incremento del fondamentalismo islamico. Talvolta alla base di molti attacchi vi sono dispute sulle proprietà terriere e contese per le donne, ma essi divengono presto scontri di carattere confessionale.
Intervista all’autore Renè Guitton
di Antonio Gaspari
ROMA, giovedì, 11 marzo 2010 (ZENIT.org).- Sono passati ben 1977 anni da quando un uomo che si diceva essere il figlio di Dio fu crocifisso a Gerusalemme.
Nel corso della storia i suoi seguaci, i cristiani, sono stati spesso perseguitati e massacrati.
Si pensava che l’avanzare della civiltà avrebbe cancellato i fenomeni di persecuzione religiosa, invece in questo inizio di terzo millennio sono ancora tantissimi i luoghi dove la cristianofobia offende, discrimina, uccide. Leggi tutto... (1877 words, estimated 7:30 mins reading time)
di Carlo Panella
Tratto da Il Tempo del 10 marzo 2010
Tramite il blog di Carlo Panella
Una notizia che non troverete su nessun giornale, apparentemente marginale, spiega tutto del massacro di 500 cristiani a colpi di Machete nella regione di Jos, in Nigeria; spiega perché, per quale ragione vera, i cristiani sono la minoranza religiosa più perseguitata nel mondo, meglio sarebbe dire: nel mondo musulmano. Leggi tutto... (646 words, estimated 2:35 mins reading time)
di Antonio Socci
Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani continua in modi nuovi. E non parlo solo delle persecuzioni dei regimi comunisti o di quelli islamici.
Nei giorni scorsi, per esempio, in India, quindi in uno dei pochi stati democratici dell’Asia, sono stati arrestati centinaia di cristiani e addirittura tre vescovi cattolici, rei di aver promosso una marcia pacifica di 800 chilometri per sensibilizzare le autorità contro le discriminazioni ai danni dai “dalit” cristiani. Leggi tutto... (1225 words, estimated 4:54 mins reading time)
La polizia arresta centinaia di persone che partecipavano a una manifestazione
CHENNAI, martedì, 9 marzo 2010 (ZENIT.org).- Tre presuli e numerosi sacerdoti, suore e laici sono stati arrestati, insieme a centinaia di persone, venerdì 5 marzo vicino Chennai per aver partecipato a una manifestazione in difesa dei diritti degli “intoccabili” cristiani.
I presuli arrestati dalla polizia sono l’Arcivescovo di Madras-Mylapore, monsignor Malayappan Chinnappa, S.D.B., l’Arcivescovo di Madurai, monsignor Peter Fernando, e il Vescovo di Chinglepet, monsignor Anthonisamy Neethinathan, secondo quanto rende noto l’agenzia Ucanews. Leggi tutto... (337 words, estimated 1:21 mins reading time)
Gli scontri hanno provocato 500 morti
ABUJA, martedì, 9 marzo 2010 (ZENIT.org).- I violenti scontri che hanno provocato, in base a stime provvisorie, 500 vittime nello Stato nigeriano di Plateau rispondono alla violenza etnica e non a quella religiosa.
Lo ha affermato questo lunedì l’Arcivescovo di Abuja, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, in un’intervista telefonica concessa alla “Radio Vaticana” dalla capitale nigeriana. Leggi tutto... (774 words, estimated 3:06 mins reading time)
Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di Jos colpendo la popolazione, i combattimenti originati dalla tensione politica tra il presidente e l’ex presidente
MILANO – E’ di almeno 500 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa degli scontri. Leggi tutto... (394 words, 1 image, estimated 1:35 mins reading time)
Chennai, 6. Una pacifica marcia a sostegno dei diritti dei dalit cristiani in India, è degenerata nei giorni scorsi nell’arresto, per alcune ore, di centinaia di cristiani, tra cui tre presuli cattolici. Il fatto è accaduto a Chennai, capoluogo dello Stato del Tamil Nadu. Leggi tutto... (732 words, 1 image, estimated 2:56 mins reading time)
Rodolfo Casadei da Il Sussidiario.net
Due anni fa Mazen Ishoa, sacerdote siro cattolico di Mosul, era stato rapito insieme ad un altro religioso mentre andavano a dire Messa. Una settimana di paura e maltrattamenti nelle mani dei rapitori, poi il rilascio per entrambi. Stavolta non sono venuti per lui: sono entrati nella casa dei suoi genitori, hanno picchiato le donne, rubato quei pochi oggetti di valore che c’erano e infine trucidato suo padre Metoka e i suoi due fratelli, Mukhlos e Basem. Leggi tutto... (971 words, estimated 3:53 mins reading time)
Islamabad (AsiaNews) – Il tribunale di Kasur, distretto del Punjab, ha condannato a 25 anni di galera per blasfemia Munir Masih e Ruqqiya Bibi, una coppia di sposi cristiani. Secondo quanto riferisce il Centre for Legal Aid Assistance and Settlement (Claas) il giudice aggiunto Ajmal Hussain ha condannato gli sposi perché avrebbero toccato il Corano senza essersi lavati le mani.
Nel gennaio scorso Munir Masih e Ruqqiya Bibi avevano ottenuto il rilascio su cauzione ed erano usciti dal carcere. Ieri, tuttavia, la polizia li ha di nuovo arrestati in base alla sentenza emessa dal giudice. L’uomo è rinchiuso nella prigione distrettuale di Kasur, la donna nel carcere femminile di Multan. Essi trascorreranno il prossimo quarto di secolo dietro le sbarre.
Gli attivisti di Claas – associazione che si batte per la difesa dei diritti dei più poveri ed emarginati – riferiscono che marito e moglie erano accusati di aver “contaminato” il Corano, avendolo toccato “senza essersi lavati le mani”. L’episodio risale al dicembre 2008 e ha scatenato la rabbia della frangia fondamentalista, che ha esercitato pressioni nei confronti delle forze dell’ordine. Fonti non confermate aggiungono che gli estremisti avrebbero corrotto i funzionari di polizia con somme di denaro, perché scoprissero “nuovi elementi” per giustificare la condanna. Al termine delle indagini marito e moglie sono stati incriminati con l’accusa di blasfemia.
La legge sulla blasfemia è il peggior strumento di repressione religiosa in Pakistan: essa è stata introdotta nel 1986 dal dittatore pakistano Zia-ul-Haq per difendere da offese e ingiurie l’islam ed il suo Profeta, Maometto, ed è ormai diventata uno strumento di discriminazioni e violenze. La norma è prevista alla sezione 295, comma B e C, del Codice penale pakistano e punisce con l’ergastolo chi offende il Corano; essa prevede anche la condanna a morte per chi insulta il profeta Maometto.
Gli attivisti di Claas annunciano che presenteranno un ricorso all’Alta corte di Lahore contro la condanna a 25 anni per Munir Masih e Ruqqiya Bibi.
Da Karachi AsiaNews, l’agenzia di stampa del Pime (il Pontificio istituto missioni estere), racconta la storia di Qamar David in carcere dal 2006. Nelle settimane successive all’arresto la polizia non aveva trovato prove concrete a suo carico. Assolto il co-imputato, di fede musulmana, per mancanza di prove
di Giacomo Galeazzi
Tratto da Oltretevere, il blog di Giacomo Galeazzi, l’1 marzo 2010 Leggi tutto... (517 words, estimated 2:04 mins reading time)
Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché).
Ne avevo parlato il 31 gennaio scorso su queste colonne, raccontando la storia di Shazia Bashir, la ragazzina cristiana entrata come serva in una casa di ricchi e potenti musulmani e uscita da lì morta. Leggi tutto... (1249 words, estimated 4:60 mins reading time)
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