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Apoftegma

L'uomo che si priva della preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento. Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata."

San

Giovanni Crisostomo

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Il Papa: Cosa sarebbe la Chiesa senza la novità degli Ordini Religiosi che si realizza anche oggi nei nuovi carismi donati dallo Spirito

Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo. Un’altra conseguenza è la seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della storia.

Preti e pedofilia. Nessuna “tonache pulite”. Piuttosto un “severo discernimento, un realismo sobrio e l’apertura ai nuovi carismi”

di Don Antonello Iapicca

La Chiesa sembra precipitare in una sindrome da accerchiamento. Lo spuntare come funghi dei casi di pedofilia la stringe in un assedio nel quale occorre assolutamente tenere i nervi saldi e affidarsi allo Spirito Santo. Per questo ci sembrano avventate le prese di posizione di vaticanisti e blog che si dicono amici del Papa ma che mostrano una scarsissima sensibilità ecclesiale. Non si può fare il triplo salto mortale per passare dal lassismo all’intransigentismo giustizialista. La Chiesa non è un’istituzione come le altre. Il Papa ed i Vescovi nulla hanno a che fare con Di Pietro. Nella Chiesa non è in atto nessuna inchiesta “tonache pulite”. Tolleranza zero e slogan affini non fanno parte del linguaggio e dello spirito della Chiesa.

Vittorio Messori: Grazie Kiko !

Non sono né uno storico dell’arte, né, certamente, un esperto di icone. Però posso parlare di quello che ho sperimentato quando, anonimo (e mi perdonerà il sacerdote don Antonio Tagliaferri), confuso in mezzo a molti altri, ho visitato la chiesa di Santissima Trinità, attratto dal grande ciclo pittorico.

Una coppia di insegnanti di Valencia, parte con i loro cinque figli come missionari in Papua Nuova Guinea

(AVAN) .- La coppia di Valencia, Pablo Romero e Ana Vila, entrambi di 37 anni, membri del Cammino Neocatecumenale e insegnanti nella scuola secondaria della Congregazione religiosa dei Padri Scolopi Valencia città, sono partiti lunedi per la Papua Nuova Guinea, al nord dell’Australia, come missionari, con i loro cinque figli, di età compresa tra 1 e 10 anni.

Kiko Argüello: La Quaresima è la gestazione alla fede che culmina nella Pasqua. Lettera del 1978

Parigi, mercoledì delle ceneri 1978

Cari fratelli,

che la pace e la gioia di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. A Lui, che ci ha mostrato che cosa sia la misericordia, la gloria e a benedizione nei secoli. Obbedendo al desiderio di tanti itineranti vostri catechisti, di scrivere in occasione della Pasqua una lettera, in cui potreste trovare una guida e un aiuto in questa Veglia Pasquale, mi son messo a scrivere non senza la trepidazione propria di chi non sa scrivere (voi sapete che lo faccio molto raramente) e con il timore di ripetere delle cose che molti già sapete.

Don Giussani, un uomo rapito dalla Bellezza dell’incontro con Cristo

Il ricordo di don Carrón nel quinto anniversario della sua morte

ROMA, lunedì, 22 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il tratto più significativo della personalità e dell’opera di don Luigi Giussani va rintracciato nel suo farsi promotore di un incontro personale con Cristo, che solo può appagare le ansie del cuore umano.

E’ quanto ricorda in una intervista a Radio Vaticana don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (Cl), nel quinto anniversario della sua morte.

Murcia avrà uno dei maggiori centri di educazione cattolica e missionaria nel mondo

(Paula Pascual – COPE.ES) – Il consiglio di amministrazione ha approvato la posizione finale di uno dei più grandi centri internazionali di formazione missionaria nel mondo. Ospiterà l’International Seminario Diocesano Missionario “Redemptoris Mater” e della Diocesi di Cartagena, eretta da Mons. Reig Pla decreto in data 8 dicembre 2006. Ospiterà il Seminario Diocesano Internazionale del personale e Redemptoris Mater Missionario Diocesi di Cartagena, eretta da Mons. Reig Pla decreto in data 8 dicembre 2006. Il centro sarà situato nella frazione di Sangonera la Verde. Il Centro è situato nella frazione di Sangonera la Verde.

Come una sentinella del mattino

di Luis Garza Medina
Vicario generale dei legionari di Cristo

La clausura affascina.

di Antonio Socci

I mass media trasformano ogni piccola scemenza in una tendenza, ogni stravaganza finto-trasgressiva in una moda, ogni sgallettata che appare in tv in un “evento” da immortalare. Ma non si sono accorti di un fenomeno che – questo sì – è l’unico veramente trasgressivo e anticonfomista: l’aumento delle giovani ragazze che scelgono la clausura. Anche la televisione – dovendo riempire ore del palinsesto per propagare le “eroiche” gesta dell’Isola dei famosi, così da rincoglionire il pubblico sotto tonnellate di Nulla – sta alla larga da questo eroismo autentico e da questo sorprendente amore.

Le donne consacrate segno di un mondo nuovo

di Fernanda Barbiero
Consigliera Generale
Suore Maestre di Santa Dorotea

DOVE L’ALTRO E’ CRISTO. Comunità cristiane come la Famiglia di Nazaret, fonti del rinnovamento della Chiesa

Il dono del rabbino

di M. Scott Peck

Ryłko: Movimenti ecclesiali e nuove comunità sono fucine del ‘nuovo stile’ di collaborazione tra Pastori e laici nel servizio all’evangelizzazione

Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici al V Colloquio di Roma

ROMA, martedì, 26 gennaio 2010 (ZENIT.org).- Il Cardinale Stanisław Ryłko ha presentato questo martedì “il ‘nuovo stile di collaborazione’ tra sacerdoti e laici nei movimenti ecclesiali e nelle nuove comunità” e il beneficio che ne può trarre la Chiesa.

Maria Voce, del Movimento dei Focolari, in visita in Estremo oriente

di Pino Cazzaniga
Succeduta a Chiara Lubich, è al suo primo viaggio in Asia. In oltre un mese visita Corea del Sud, Giappone, Filippine,Thailandia. Incontri nel segno della testimonianza dell’amore di Cristo e del dialogo interreligioso con il mondo buddista. Un’intervista con il nostro corrispondente.

Tokyo (AsiaNews) – Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari (MdF) ha intrapreso il suo primo viaggio in Asia. Accompagnata dal co-presidente Giancarlo Faletti (69 anni, sacerdote focolarino), dal 6 gennaio fino al 20 febbraio sta toccando la Corea del Sud, il Giappone, le Filippine, la Thailandia.

Maria Voce, 72 anni, è stata eletta dall’Assemblea generale dei Focolari il 7 luglio 2008, dopo la morte della fondatrice Chiara Lubich (1920-2008).
Informato della sua presenza a Tokyo il 15 gennaio scorso, l’ho potuta intervistare, grazie a una presentazione del Nunzio mons. Bottari de Castello.
Nonostante il breve tempo a disposizione (25 minuti), il dialogo è risultato ricco. Chi scrive non è un focolarino e l’avvenimento è stato vissuto e riferito senza alcuna intenzione apologetica o critica, ma non senza una pre-comprensione, che è quella della fede cristiana e della missione, maturata nell’ambiente culturale dell’Asia orientale dove vivo da oltre 35 anni.
In questa prospettiva ci siamo sforzati di interpretare il programma del viaggio asiatico della nuova presidente del MdF e sopratutto il suo comportamento. In esso è certo presente l’atteggiamento materno, come espressione di responsabilità, ma prevale quello dell’umiltà’ attenta: Maria Voce è venuta in Asia soprattutto con l’intenzione di imparare. Il viaggio di 45 giorni la sta portando in quattro paesi: Corea del sud, Giappone, Filippine e Thailandia, che hanno in comune solo il fatto di essere asiatici geograficamente; per il resto sono diversi. Da qui anche la differenza di approccio e di durata delle rispettive visite.
Ciò risulta lampante dal confronto tra la visita in Giappone e quella, in corso, nelle Filippine. Nel paese del Sol Levante si è fermata solo 5 giorni (11-16 gennaio) e ha dato priorità al dialogo interreligioso, visitando il quartiere generale dell’associazione buddista Rissho Kosei-Kai (RKK). Nell’arcipelago filippino si tratterà per due settimane complete (17-31 gennaio) privilegiando l’aspetto ecclesiale; il 28 gennaio, per esempio, interverrà a Manila in una tavola rotonda nel corso del grande incontro che ogni 10 anni vede riunito tutto il clero filippino, insieme ai vescovi.
Un’ultima delucidazione sulla tappa giapponese. Gli eventi culminanti sono stati due, avvenuti entrambi a Tokyo, ma in luoghi e ambienti diversi.
Il 15 gennaio Maria Voce ha tenuto un discorso davanti a 5000 buddisti nella Grande Aula Sacra della RKK, su invito del dr. Nichiko Niwano, figlio del fondatore dell’associazione, Nikkyo (1906-1999). In quella stessa sala 28 anni prima (1981) Chiara Lubich aveva parlato, quella volta su invito di Nikkyo Niwano, davanti a un assemblea di 10.000 buddisti. Vale la pena ricordare che di ritorno a Roma, la Lubich in un’ intervista a un settimanale cattolico aveva detto: “Conoscendo più da vicino il moderno movimento buddista, mi sono resa conto che è un ponte gettato dalla Provvidenza di Dio verso la cristianità”. Il fondatore della RKK aveva incontrato per la prima volta la fondatrice del MdF nel 1979 a Roma. Maria Voce, indicando la relazione tra il MdF e la RKK come “dialogo in continuità, iniziato 30 anni fa da Chiara Lubich, ha detto: “Con la sua partenza esso non deve fermarsi, ma avere nuovo impulso.”
L’altro importante appuntamento è stato il giorno dopo: l’uditorio era formato da circa 400 focolarini arrivati da varie parti del Giappone: dall’Hokkaido, nel nord, a Okinawa (arcipelago Ryukyu) nel sud. L’incontro è avvenuto nell’auditorio dell’Istituto Italiano di Cultura al centro della city di Tokyo, in un’atmosfera familiare e piena di emozioni, pur espresse con sobrietà. Esempio di riuscita inculturazione della fede.
Ecco l’intervista esclusiva che Maria Voce ha concesso ad AsiaNews:
Presidente, lei è reduce da una visita alla Corea e sta ora terminando quella in Giappone. È su queste due nazioni che focalizzo le domande. Corea e Giappone, nelle loro reciproche relazioni sono presentate come “vicine-lontane”. Vicine per geografia e cultura, lontane per frizioni storiche non ancora sanate. È questa anche la sua impressione?
Io penso che una differenza sicuramente c’è, soprattutto come lei dice, per ragioni storiche. Gli incidenti del passato hanno lasciato una traccia. Ma nella situazione attuale mi sembra ci sia stato un avvicinamento. Questo risulta evidente a livello ecclesiale. Ho sentito da parte dei vescovi coreani come di quelli giapponesi tanta apertura reciproca. L’arcivescovo di Tokyo, Pietro Takeo Okada, che mi ha concesso un’udienza, mi ha parlato con affetto e ammirazione della comunità coreana ospite nella cattedrale. Insomma mi sembra che l’antagonismo si stia superando.
Non pensa che i focolarini coreani e giapponesi, in quanto cristiani appartenenti ai due popoli, possono fare molto per promuovere ulteriormente questo avvicinamento?
Precisamente. Il fatto che ci siano focolarini autoctoni in Corea e Giappone può contribuire a rafforzare questo legame.
Nella sua visita in Corea lei è stata positivamente impressionata soprattutto dall’aspetto ecclesiale, mentre qui in Giappone ha dato molto importanza, se non priorità, a quello del dialogo interreligioso.
Questo è vero. In Corea ho visto una Chiesa cattolica fiorente e ho incontrato anche diversi pastori delle Chiese protestanti che mi hanno accolta con molta stima e con molto calore. Non ho conosciuto, invece leader di altre religioni, ma ho sentito che anche lì il dialogo interreligioso è vivo.
Lei ha incontrato anche il vescovo Pietro Kang U-il, presidente della conferenza episcopale coreana. Avendo in sè radici giapponesi, incarna il dramma del rapporto tra i due popoli. Per quanto lo conosco è un vescovo eccezionale. Quale impressione le ha fatto?
Condivido il suo giudizio. A me e ai miei collaboratori ha offerto un pranzo, che può essere detto pranzo di lavoro perché erano presenti altri cinque vescovi, che svolgono un ruolo importante nella Chiesa coreana. Il vescovo Kang mi è apparso una personalità eccezionale per cultura, per fede, per fiducia nella Provvidenza, per l’attenzione a favorire tutto quello che è comunitario nella conduzione della Chiesa e con gli altri vescovi. Penso davvero che la conferenza episcopale coreana sia bene affidata nelle mani di mons. Kang.
Qual’e’ l’atteggiamento di Kang verso il MdF e altri movimenti cattolici? Solo di cortesia?
Non direi. Il vescovo Kang ha volutamente invitato gli altri 5 vescovi, proprio per favorire un rapporto di conoscenza reciproca, di comunione, direi.
Il dramma della divisione tra Nord (Pyongyang) e Sud (Seoul). Non pensa che all’origine del dramma ci siano delle inconfessate ma gravi responsabilita’ dell’Occidente? Rapacità del colonialismo, prima, e disumanità dell’ideologia del comunismo ateo, poi? Ambedue fenomeni di origine occidentale.
Nel passato, certamente, responsabilità ci saranno state. Purtroppo al presente potenze circostanti non sono veramente benevole circa una riunificazione della penisola coreana perchè temono che una Corea forte potrebbe compromettere l’equilibrio tra le potenze circostanti.
Tuttavia ho saputo che attualmente tante persone nella Corea del Sud, non solo nell’ambiente religioso ma anche in quello politico, stanno compiendo passi concreti di avvicinamento e di riconciliazione. Anche tra coloro che anni fa evitavano di dare aiuti alla Corea del Nord ora molti cercano in vari modi di sostenerla e di favorirne lo sviluppo economico.
Nella conferenza stampa a Seoul lei ha espresso la convinzione che “i coreani possono dare non poco anche alle altre nazioni dell’Asia, a cui il mondo guarda con sempre maggior interesse”. Può indicare concretamente qual’e’ il contributo che si aspetta da loro?
Il principale contributo che la Corea può dare alle nazioni dell’Asia è la testimonianza che un’autentica fede religiosa non solo può andar d’accordo, ma favorisce la tolleranza e soprattutto il rispetto della libertà e dei valori fondamentali dell’uomo e del suo sviluppo. L’ impressionante sviluppo economico e civile che in pochi decenni gli oltre 40 milioni di coreani del sud hanno operato è, anche in questo senso, un messaggio ai popoli dell’Asia.
In Giappone il MdF ha privilegiato il dialogo interreligioso e culturale. Questa sottolineatura è originale o è il risultato della stretta relazione tra il MdF di Chiara Lubich e l’associazione buddista Rissho Kosei-kai di Nikkyo Niwano?
L’impegno per il dialogo interreligioso oltre che ecumenico era già presente nel movimento prima che Chiara incontrasse il fondatore dell’associazione Rissho Koseikai a Roma nel 1979. A quel tempo Niwano aveva già legato relazioni con il cattolicesimo. Nel 1965 era stato ricevuto in udienza da Paolo VI. In un’intervista alla Radio Vaticana, rilasciata anni dopo, ricordando quell’incontro, disse: “Prima di allora guardavo il cristianesimo in modo molto diverso. Le parole del Papa mi hanno dato una grande fiducia nel cristianesimo e hanno fatto nascere in me il desiderio di incontrare le grandi personalità religiose del nostro tempo, per poter raggiungere una maggiore unione tra tutti i credenti”.
Detto questo credo di dover aggiungere che l’incontro tra Chiara Lubich e Nikkyo Niwano risponda a un piano provvidenziale per quanto riguarda il dialogo con il buddismo. Tengo, tuttavia, a sottolineare che questo fiorente dialogo, lo viviamo come espressione del dialogo della Chiesa nei confronti delle religioni non cristiane. Lo pratichiamo come strumenti della Chiesa. Il rapporto con la Rissho Kosei-Kai lo favorisce.
Il buddismo ha plasmato nei secoli la cultura giapponese. Non pensa lei che i “Focolari” giapponese e coreano possano contribuire le due chiese a diventare autoctone anche nell’espressione teologica e spirituale?
Credo di si’. Giapponesi e coreani ci sono anche in Italia nel movimento. Ma penso che saranno le persone del posto che matureranno questa visione adatta a far conoscere Cristo alla loro gente.
Dopo il Concilio Vaticano II l’evangelizzazione ad gentes, che coinvolge pienamente i laici, è diventata una priorità anche dei movimenti cristiani come il vostro. Non c’è il pericolo che questa sottolineatura indebolisca la dimensione della “sacramentalità”, che è una dimensione essenziale del cristianesimo.
L’importante è essere tutti Chiesa: sacerdoti e laici, ma ciascuno al suo posto. L’evangelizzazione è dovere degli uni e degli altri. Tuttavia penso che la missione evangelizzatrice dei laici sia oggi più che mai essenziale specie in quei settori dove la Chiesa ufficiale non può entrare, come la politica, l’economia e la cultura. Il Pontificio consiglio dei laici sta preparando un congresso per l’evangelizzazione e la testimonianza dei laici in Asia, che si terrà in Corea. Hanno chiesto al nostro movimento, come agli altri, contributo e partecipazione. Questa testimonianza fatta assieme da parte dei laici può essere efficace, senza per nulla andare a scapito della “sacramentalita’”, anzi nutrendola.
Ci può parlare dei rapporti tra il cardinal Pietro Shirayanagi, recentemente scomparso, e il MdF?
Per noi è stato un padre. Ha aiutato l’installazione e lo sviluppo del movimento in Giappone. Per trent’anni ha partecipato alle nostre “Mariapoli” fino a quando la salute glielo ha concesso. Ha incontrato parecchie volte Chiara Lubich e l’anno scorso è venuto a Roma per celebrare una messa in suo suffragio. Per noi Shirayanagi è stato l’amore paterno e materno della Chiesa e io sono andata a rendergli omaggio sulla sua tomba qui a Tokyo.

Inculturazione ed evangelizzazione, sfide dei francescani in Cina

Spiega il Ministro generale dei Frati Minori, padre Rodríguez Carballo

di Roberta Sciamplicotti

ROMA, mercoledì, 20 gennaio 2010 (ZENIT.org).- L’inculturazione e la diffusione del Vangelo sono due delle priorità dell’Ordine dei Frati Minori nella sua missione in Cina, ha spiegato padre José Rodríguez Carballo, Ministro generale dell’Ordine, intervenendo il 15 gennaio alla Pontificia Università Antonianum di Roma in occasione della Festa del Grande Cancelliere e dell’Università.

Presto beata una giovane di 18 anni scomparsa nel 1990

Chiara Luce Badano, italiana, bella e sportiva, appartenente al Movimento dei Focolari

ROMA, mercoledì, 6 gennaio 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa proclamerà presto beata una giovane scomparsa nel 1990 all’età di 18 anni: si tratta di Chiara Luce Badano.

Benedetto XVI ha infatti approvato il 19 dicembre scorso la pubblicazione del decreto che riconosce un miracolo attribuito all’intercessione di questa ragazza italiana.