Apoftegma L'uomo che si priva della
preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i
nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento.
Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata."
San
Giovanni Crisostomo
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Per san Bonaventura Cristo non è più, come era per i Padri della Chiesa, la fine, ma il centro della storia; con Cristo la storia non finisce, ma comincia un nuovo periodo. Un’altra conseguenza è la seguente: fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della storia. Leggi tutto... (2490 words, estimated 9:58 mins reading time)
Nell’introduzione alla recita dell’Angelus domenicale
CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 7 marzo 2010 (ZENIT.org).- Dio non vuole il male dei suoi figli e se permette la sofferenza – che deve rappresentare sempre un momento di riflessione e conversione – è solo in vista di un bene più grande. Lo ha detto Benedetto XVI parlando davanti alle migliaia di pellegrini riunitisi in Piazza San Pietro per il tradizionale Angelus domenicale. Leggi tutto... (473 words, estimated 1:54 mins reading time)
di Andrea Tornielli dal Giornale
Rivelato un nuovo scandalo nel coro di Ratisbona, diretto per anni dal fratello del Pontefice. Ma associare le accuse di pedofilia a Georg Ratzinger è malafede: quando sono avvenuti i maltrattamenti lui non guidava ancora i ragazzi
La Chiesa tedesca è alle prese con i gravi scandali degli abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti negli anni scorsi, e schizzi di fango – nell’ambiente mediatico italiano molto più che in quello della Germania – vengono gettati senza alcuna ragione anche sul fratello del Papa, monsignor Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993 direttore del coro dei «Domspatzen», i «passerotti del Duomo» di Ratisbona. Nella giornata di ieri su molti giornali online, e prima sulle agenzie di stampa, il nome del fratello del Pontefice è stato del tutto arbitrariamente associato ai gravi e mai abbastanza deplorati casi di violenze su bambini e ragazzi perpetrati all’ombra di istituti religiosi, senza che nessuno abbia avanzato non soltanto accuse, ma nemmeno sospetti sul suo conto. E senza che alcun caso di abuso sia stato accertato o anche soltanto denunciato fino ad oggi come avvenuto nell’ambiente dei [TESTO]«Domspatzen»[/TESTO] durante i trent’anni della sua direzione. Questi i fatti: il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller, nei giorni scorsi ha chiesto scusa alle vittime e alle loro famiglie per alcuni casi di abusi avvenuti in passato nella diocesi. Sul sito Internet diocesano è stato pubblicato un articolo nel quale si afferma che di recente sono state presentate alcune nuove accuse per fatti che sarebbero avvenuti nei primi anni Sessanta. Il nome del coro dei [TESTO]«Domspatzen»[/TESTO] viene citato per abusi consumati nel 1958 da un sacerdote, all’epoca vicedirettore del convitto dove abitavano i cantori[TESTO]. Questo prete, riconosciuto colpevole, era stato condannato a due anni di carcere[/TESTO]. Da notare che in quegli anni Georg Ratzinger non era ancora il direttore del coro. Un secondo sacerdote, invece, era stato condannato nel 1971 a 11 mesi di carcere per abusi commessi due anni prima, nel 1969. Questo secondo prete, nel 1959, aveva ricoperto soltanto per otto mesi l’incarico di responsabile del convitto dei cantori del Duomo (sempre in anni nei quali Ratzinger non era il direttore musicale), ma gli abusi dei quali è stato riconosciuto responsabile sono avvenuti dieci anni dopo, quando aveva già da molto tempo lasciato il convitto ed era, invece, il responsabile diocesano per la musica sacra. Dunque questo secondo caso non ha nulla a che vedere con i «Domspatzen». Entrambi i sacerdoti condannati sono morti nel 1984, lontano da Ratisbona. Per quanto riguarda invece gli episodi ancora da accertare, sui quali la diocesi intende fare piena luce, si tratta fino a questo momento di tre casi segnalati, uno dei quali non riguarda abusi sessuali ma punizioni corporali e metodi didattici troppo severi. Un secondo caso sarebbe avvenuto in una scuola, mentre in un terzo caso si denuncia un abuso avvenuto nel convitto dove alloggiavano e studiavano i «Domspatzen», ma agli inizi degli anni Sessanta, quando ancora il fratello del Papa non era direttore. Leggi tutto... (766 words, estimated 3:04 mins reading time)
Ricorda ai Vescovi ugandesi la necessità di difendere la vita e il matrimonio
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 5 marzo 2010 (ZENIT.org).- Un’evangelizzazione “più profonda” del continente africano che inizi dalla difesa del “diritto sacro alla vita” e dell’istituzione del matrimonio è l’auspicio per il futuro che Benedetto XVI ha rivolto questo venerdì ai Vescovi dell’Uganda, ricevuti in udienza in occasione della loro visita ad limina apostolorum.
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INCONTRO CON I PARROCI DELLA DIOCESI DI ROMA
“LECTIO DIVINA” DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Aula della Benedizione Giovedì, 18 febbraio 2010 Leggi tutto... (6704 words, estimated 26:49 mins reading time)
Nell’Angelus per la prima domenica di Quaresima
ROMA, domenica, 21 febbraio 2010 (ZENIT.org).- La Quaresima è come “un lungo ritiro” che invita a “rientrare in se stessi e ascoltare la voce di Dio”. Lo ha detto Benedetto XVI nella prima domenica di Quaresima salutando i fedeli che hanno partecipato in piazza San Pietro alla preghiera dell’Angelus.
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di Luca Volontè
Tratto da Il Sussidiario.net il 17 febbraio 2010
Perché il Papa sta insistendo così tanto sulla legge naturale, perché nelle ultime settimane prima con i vescovi inglesi, poi con gli scozzesi ed infine con l’Accademia per la Vita è tornato così appassionatamente sulla centralità della Legge Naturale? Leggi tutto... (689 words, estimated 2:45 mins reading time)
In occasione dell’Udienza generale per il Mercoledì delle Ceneri
CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 17 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il periodo quaresimale deve essere un periodo per “andare controcorrente” e “cambiare direzione nel cammino della vita”. E’ quanto ha detto Benedetto XVI in occasione dell’Udienza generale di mercoledì nell’Aula Paolo VI.
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Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Vocazioni
CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 16 febbraio 2010 (ZENIT.org).- La preghiera e la testimonianza di chi ha già donato la propria vita a Dio sono le fonti primarie della vocazione.
Benedetto XVI lo ricorda nel suo Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Vocazioni – che si celebrerà la IV domenica di Pasqua, domenica del “Buon Pastore”, il 25 aprile prossimo –, diffuso questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede. Leggi tutto... (664 words, estimated 2:39 mins reading time)
Le lacrime di Benedetto XVI sono il simbolo che più riassume il senso della sua visita all’ostello della Caritas alla stazione Termini di Roma. Lacrime nate dal cuore del Papa e di molti presenti nell’ascoltare il saluto semplice e bello di Giovanna Cataldo, con parole – ha detto la donna con la voce che più volte si è fermata per l’emozione – che “non sono mie ma nostre”, cioè di quei volti e soprattutto di quelle anime che in ostello sono state “per un momento o per molto tempo”.
E quei volti e quelle anime – donne e uomini, bimbi e vecchi smarriti e soccorsi, dolenti e consolati in nome della carità di Cristo – hanno chiesto al loro vescovo di “resistere alle fatiche del mondo”. Per questo hanno assicurato la loro preghiera, per implorare da Dio serenità, forza e speranza per Benedetto XVI, soprattutto “quando i giorni di pioggia si alterneranno ancora a quelli di sole”.
Nessuno avrebbe potuto rivolgere parole più toccanti e vere al vescovo di Roma, di quella Chiesa identificata già nei primi decenni cristiani come colei che presiede alla carità. Ed è per questo di esempio al mondo. Non a caso la tradizione lega alla memoria del terzo grande santo romano dopo Pietro e Paolo, il diacono Lorenzo, la considerazione dei poveri come tesoro prezioso. “Questi vostri amici” li ha chiamati Benedetto XVI, che ha incontrato e accarezzato decine di loro mescolati ai volontari, circondato dal cardinale vicario e dai suoi vescovi.
Insieme all’annuncio della verità, la testimonianza della carità appartiene alla missione della Chiesa, ha sottolineato il Papa che ha voluto il termine caritas nel titolo di due sue encicliche. E questa vicinanza del Dio che le liturgie orientali chiamano “amico dell’uomo” si realizza nelle strutture di carità, come quella intitolata a un prete che Roma non dimentica, Luigi Di Liegro: strutture rese possibili anche dal sostegno di istituzioni pubbliche, che attraverso alcuni loro rappresentanti hanno preso parte alla visita.
Alle istituzioni e alle autorità il vicario di Roma ha chiesto di non ridurre l’aiuto ai poveri in un tempo difficile, nel quale i cuori sembrano indurirsi e che invece richiede la collaborazione di tutti, credenti e non credenti. Come vuole mostrare l’iniziativa europea che vede molti vescovi – in Italia, oltre il presidente della conferenza episcopale e diversi altri, tutti quelli dell’Umbria – seguire e sostenere l’esempio di Benedetto XVI. Che per annunciare il Dio “amico degli uomini” è vicino ai poveri, quegli “amici” che sono il tesoro della Chiesa. Leggi tutto... (428 words, estimated 1:43 mins reading time)
Il Papa sostiene che le radici d’Europa e i suoi valori potranno essere salvati da una collaborazione tra cattolici ed ortodossi, tra l’Est e l’Ovest dell’Europa
Andrea Sartori (Insegnante)
Ieri non era solo il giorno di San Valentino, festa di innamorati e ricordo di stragi proibizioniste: ieri si commemoravano anche Cirillo e Metodio,gli evangelizzatori delle Russie, che Giovanni Paolo II proclamò patroni d’Europa assieme a Benedetto da Norcia, in nome di un continente ”che respira a due polmoni”. Benedetto XVI parla di collaborazione tra cattolici e ortodossi, tra l’Oriente e l’Occidente europei, per difendere i valori comuni.
Nel suo discorso ai vescovi della Conferenza Episcopale di Romania in visita ad limina Apostolorum Papa Ratzinger ricorda le difficoltà di dialogo tra i cattolici e gli ortodossi. Il Papa però ricorda inoltre che tra la Chiesa di Roma e le chiese ortodosse il dialogo e la collaborazione sono indispensabili: “Un ambito di collaborazione oggi particolarmente importante tra Ortodossi e Cattolici riguarda la difesa delle radici cristiane dell’Europa e dei valori cristiani e la comune testimonianza su temi come la famiglia, la bioetica, i diritti umani, l’onestà nella vita pubblica, l’ecologia. L’impegno unitario su tali argomenti offrirà un importante contributo alla crescita morale e civile della società. Un costruttivo dialogo tra Ortodossi e Cattolici non mancherà di essere fermento di unità e di concordia non solo per i vostri Paesi, ma anche per l’intera Europa.”.Il messaggio del Pontefice è molto importante, e va colto dalla cristianità europea. L’Europa è sempre più scristianizzata, mentre il Verbo di Gesù fiorisce in terra di persecuzione, come l’Africa o la Cina: si avvera nuovamente ciò che scrisse l’apologeta Tertulliano nell’infuriare delle persecuzioni romane : “Sanguis est semen Christianorum” il sangue è il seme dei cristiani. L’Europa che per prima ha accolto il cristianesimo lo sta dimenticando: le radici cristiane sono a volte sventolate come bandiere per una ricerca di voti, ma spesso chi si costruisce una bandiera fatta di radici cristiane non porta avanti con coerenza questo programma.Il rapporto tra cattolici ed ortdossi, dopo il crollo del comunismo europeo, invece di avere un’accelerazione ebbe una brusca frenata: una diplomazia forse troppo aggressiva da parte di Roma, la questione dell’uniatismo, anche un certo nazionalismo (la storica ostilità russa verso la Polonia) hanno compromesso questo storico riavvicinamento: non bastarono gesti distensivi da parte di Wojtyla, come la restituzione dell’icona della Madonna di Kazan (l’icona miracolosa, evocata anche da Tolstoj in Guerra e Pace, alla quale il popolo russo attribuì la vittoria dell Santa Russia sull’ “anticristo” Napoleone) a Vladimir Putin in persona. L’ostilità del patriarcato di Mosca fu sempre palpabile. Se con Costantinopoli i frutti si cominciarono ad avere sin dallo storico incontro tra Paolo VI e Atenagora I, nonostante delle ruggini più antichi, come quello del sacco di Costantinopoli da parte dei crociati nel 1204, con Mosca il rapporto è più difficile: il defunto patriarca Alessio II si oppose sempre alla visita di Giovanni Paolo II in Russia, e questo fu il più grande dolore del vecchio Pontefice.Con Benedetto XVI la situazione del dialogo cattolico-ortodosso sembra avviarsi ad un periodo più felice. L’unità fra i cristiani è il mandato di Ratzinger, ed era già presente come punto programmatico sin dall’ omelia pronunciata durante la messa per l’inizio del ministero petrino il 24 aprile 2005: “Vorrei qui rilevare ancora una cosa: sia nell’immagine del pastore che in quella del pescatore emerge in modo molto esplicito la chiamata all’unità. “Ho ancora altre pecore, che non sono di questo ovile; anch’esse io devo condurre ed ascolteranno la mia voce e diverranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16), dice Gesù al termine del discorso del buon pastore. E il racconto dei 153 grossi pesci termina con la gioiosa constatazione: “sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò” (Gv 21, 11). Ahimè, amato Signore, essa ora si è strappata! vorremmo dire addolorati. Ma no – non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa, che non delude, e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l’unità, che tu hai promesso. Facciamo memoria di essa nella preghiera al Signore, come mendicanti: sì, Signore, ricordati di quanto hai promesso. Fa’ che siamo un solo pastore ed un solo gregge! Non permettere che la tua rete si strappi ed aiutaci ad essere servitori dell’unità!”. L’ “unicità del pastore” resterà un punto problematico per le chiese autocefale, in comunione tra loro ma molto indipendenti.Ora con Benedetto XVI comunque il dialogo con l’ortodossia sembra ad un punto di svolta. L’unità tra l’Est e l’Ovest della cristianità europea può significare anche l’unione tra le due anime dell’Occidente che sul cristianesimo si sono innestate, l’anima greca e l’anima latina.Le radici d’Europa sono classico-cristiane. Il cristianesimo si è sviluppato all’interno della cultura greco-romana, e il pensiero cristiano europeo deve moltissimo a Platone e Cicerone. Il cattolicesimo romano è erede della grande civiltà romana, l’ortodossia è erede della civiltà greca: l’Impero Romano ad Oriente parlava greco, in Occidente latino. L’Occidente riscoprì Platone solo dopo il 1453, quando i dotti greci ortodossi fuggirono da Costantinopoli distrutta dai musulmani turchi e approdarono nella Firenze dei Medici, molto ricettiva e che aveva già sviluppato un interesse verso la cultura greco-ortodossa quando Cosimo il Vecchio decise di ospitare a Firenze il Concilio tra cattolici e ortodossi. Anche i territori non conquistati politicamente da Roma hanno risentito di questa divisione: basti notare gli alfabeti importati dagli “evangelizzatori”: Carlo Magno, dopo essere passato da re di un popolo germanico a Imperatore, adottò il latino, e l’alfabeto latino è presente nei popoli tedeschi, non romani per conquista ma per cristianesimo. Cirillo e Metodio, evangelizzatori della Russia, erano greci: il cirillico è infatti un alfabeto greco leggermente modificato. L’Europa deve essere unita sotto la Croce nella sua duplice anima, greca e latina. Queste sono le radici, in attesa che il fecondo cristianesimo del Terzo Mondo ci regali un Papa africano, il cui cristianesimo sarà permeato di ubuntu, o asiatico, nel quale saranno evidenti i segni del cristianesimo confuciano di Matteo Ricci alias Li Madou. Ma prima è evidente che l’Europa, la nazione che per prima accolse il cristianesimo nella sua cultura, deve essere unita anche spiritualmente.L’Europa non può essere tale se rinuncia alla sua radice greca. Come non potrà essere tale, né culturalmente né spiritualmente, se rinuncia al pensiero di alcuni grandissimi cristiani ortodossi russi, quali, per fare alcuni nomi che spiccano sugli altri, Fedor Dostoevskij, Pavel Florenskij, Vladimir Solov’ ev.L’Europa ha due anime, greca e latina, unite sotto un solo segno, quello che apparve a Costantino, imperatore romano fondatore di Costantinopoli, vale a dire la Croce. E sotto questo segno che le due anime d’Europa, greca e latina, devono difendere quei valori propugnati da Benedetto XVI: la centralità della persona umana sopra ogni cosa.
di Don Antonello Iapicca
 Il Papa ha incontrato i seminaristi della sua Diocesi ed è stato un dialogo con il futuro della Chiesa. Parole profetiche nella loro essenziale semplicità. Aveva davanti i pastori di domani, eppure non ha tracciato alcun piano pastorale, nessun itinerario programmatico. Ha spiegato la fede, e con ciò ha detto tutto sul presente e sul futuro della Chiesa. Lo ha detto ai formatori come ai seminaristi, e come a ciascuno di noi. Il centro è la fede, incontrare e rimanere nell’amore di Dio attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana. “San Tommaso d’Aquino lo dice in modo molto preciso quando scrive: “La nuova legge è la grazia dello Spirito Santo”. La nuova legge non è un altro comando più difficile degli altri: la nuova legge è un dono, la nuova legge è la presenza dello Spirito Santo datoci nel Sacramento del Battesimo, nella Cresima, e datoci ogni giorno nella Santissima Eucaristia. I Padri qui hanno distinto “sacramentum” ed “exemplum”. “ Sacramentum” è il dono del nuovo essere, e questo dono diventa anche esempio per il nostro agire, ma il “sacramentum” precede, e noi viviamo dal sacramento. Qui vediamo la centralità del sacramento, che è centralità del dono”.
Le parole del Papa pronunciate nel suo seminario sono di importanza capitale. Se proviamo a leggerle in controluce scopriremo le vere questioni che bruciano il cuore di Benedetto XVI, e non sono certamente i gossip e gli attacchi della stampa. La cecità di vaticanisti e commentatori si fa chiarissima anche nel loro approccio a queste parole, e le polemiche e gli articoli di questi giorni si riducono in un istante a quel che sono, moscerini capitati negli occhi e nulla più.
Le parole del Papa sono dunque come un liquido di contrasto che palesa le difficoltà e le sfide che la Chiesa deve affrontare. La prima questione è la fede. Il Papa, visitando il seminario, ha preso per mano i suoi seminaristi ammonendoli che prima d’essere presbitero occorre essere cristiano. Senza fede il cristianesimo si riduce ad uno sterile moralismo. Quante omelie, quanti piani pastorali, corsi prematrimoniali, attività catechetiche, gruppi giovanili, sussidi, libri sono impregnati di moralismo dell’impegno dimenticando che l’agire segue sempre l’essere. Quanti parroci sono perennemente adirati perchè i parrocchiani non si impegnano a sufficienza; quanti consigli pastorali a progettare e a sognare architetture ecclesiali frutto solo dei propri idealismi. Il Papa ha presente tutto questo, e vede le chiese sempre più vuote, e cristiani che divorziano, che abortiscono, chiusi alla vita in una falsa idea di paternità responsabile ancorata in una mentalità contraccettiva tutta mondana.
Per questo il Papa ha parlato della fede, dei sacramenti e della preghiera. Il punto fondamentale è l’essere cristiano e cosa ciò significhi. La fede, pur essendo dono, non è qualcosa di presupposto ed il seminario non la garantisce. Per questo il Santo Padre ha parlato di onnipotenza divina. Nella Chiesa molti, troppi non ci credono più. Di fronte a matrimoni distrutti non si ha il coraggio di annunciare la vittoria di Cristo su ogni peccato capace di sanare alla radice ogni ferita, anche la più profonda. Non si ha il coraggio di annunciare lo splendore della verità sulla vita, che non è solo manifestare contro aborto ed eutanasia, ma accompagnare i coniugi in un cammino serio di fede capace di aprirli all’accoglienza dei figli che Dio vorrà donare. L’Humanae Vitae è stata ed è disattesa perchè non si ha più fede nell’onnipotenza di Dio. Il lavoro, la casa, le malattie sono altrettanti dei a cui, subdolamente, ci si inginocchia e si obbedisce. Quanti compromessi con il mondo figli di una fede debole e incerta che non può partorire opere di vita eterna.
Il Papa ha parlato ed è stata una profezia: la fede ricevuta e approfondita in un rimanere come tralci uniti alla vite è la risposta alla crisi che è sotto i nostri occhi. “La missionarietà non è una cosa esteriormente aggiunta alla fede, ma è il dinamismo della fede stessa. Chi ha visto, chi ha incontrato Gesù, deve andare dagli amici e deve dire agli amici: “Lo abbiamo trovato, è Gesù, il Crocifisso per noi”…. è il dinamismo che vive nell’amore di Cristo; andare, cioè, non rimanere solo per me, vedere la mia perfezione, garantire per me la felicità eterna, ma dimenticare me stesso, andare come Cristo è andato, andare come Dio è andato dall’immensa sua maestà fino alla nostra povertà, per trovare frutto, per aiutarci, per donarci la possibilità di portare il vero frutto dell’amore. Quanto più siamo pieni di questa gioia di aver scoperto il volto di Dio, tanto più l’entusiasmo dell’amore sarà reale in noi e porterà frutto”.
Ai seminaristi, come alla Chiesa intera, il Papa ha ribadito che la missione essenziale è mostrare e annunciare il frutto della fede, un’amore che supera i confini della morte e del peccato.
Tema a cui è dedicato il Messaggio per la Quaresima di quest’anno
CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 14 febbraio 2010 (ZENIT.org).- “Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente”.
Lo ha ricordato Benedetto XVI questa domenica mattina recitando a mezzogiorno la preghiera mariana dell’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini accorsi in Piazza San Pietro in Vaticano per questo appuntamento settimanale. Leggi tutto... (506 words, estimated 2:01 mins reading time)
«Non esiste una comprensione della dignità umana legata soltanto ad elementi esterni quali il progresso della scienza, la gradualità nella formazione della vita umana o il facile pietismo dinanzi a situazioni limite». Lo ha affermato il Papa durante l’udienza ai memebri della Pontificia Accademia per la Vita. «Quando si invoca il rispetto per la dignità della persona – ha proseguito – è fondamentale che esso sia pieno, totale e senza vincoli, tranne quelli del riconoscere di trovarsi sempre dinanzi a una vita umana». Leggi tutto... (1434 words, 2 images, estimated 5:44 mins reading time)
Nell’udienza ai Vescovi della Romania in visita “ad Limina”
ROMA, venerdì, 12 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Testimoniare i valori cristiani nelle società secolarizzate, valorizzare le radici cristiane dell’Europa e promuovere il dialogo tra ortodossi e cattolici. Sono queste le consegne che Benedetto XVI ha lasciato ai Vescovi romeni nel riceverli questo venerdì in udienza in occasione della loro visita “ad Limina Apostolorum”. Leggi tutto... (804 words, estimated 3:13 mins reading time)
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