Translator

Italiano flagCroato flagInglese flagFrancese flagTedesco flagPortoghese flagRumeno flagSpagnolo flag
By N2H

 

marzo: 2010
L M M G V S D
« feb    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Archivi

Cerca un Santo

Apoftegma

L'uomo che si priva della preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento. Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata."

San

Giovanni Crisostomo

Newsletter

Powered by Sendit Wordpress newsletter

Lettera a Diogneto

Questo scritto, che si può far risalire al II° secolo d.C., è un piccolo gioiello della letteratura cristiana antica. L’attribuzione di questo testo è assolutamente incerta, come pure impossibile (e forse poco rilevante) è rintracciare l’identità del destinatario, Diogneto.

L’autore modula lo stile con grande abilità, da quello umile a quello retorico, ma dà alla lettera una forma sorprendentemente nobile. Il periodare ha la cadenza ritmica di un’opera poetica, e nonostante la semplicità della lettura, la dimostrazione cristiana procede secondo i canoni della retorica più raffinata.

La Didachè testo

La Didachè

Cap. I

1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.

2. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri.

Didachè

Il maggior numero di informazioni liturgiche sul cristianesimo dei primissimi tempi ci è trasmesso in un’opera intitolata Didaché, in greco Dottrina o Insegnamento (dei dodici apostoli).

La Didachè o Dottrina dei dodici Apostoli si può considerare il più venerando ed antico catechismo cristiano, essendo stata scritta solo una sessantina di anni dopo la morte di Cristo (passi di essa si trovano infatti nella Lettera di Barnaba scritta verso l’anno 97 della nostra era).

Perchè i Padri della Chiesa

I. NOZIONE.
Il nome di Padri è di origine orientale. Gli antichi popoli d’Oriente, infatti, onoravano con questo appellativo i maestri, considerati come autori della vita intellettuale, originata dal loro insegnamento. In tale senso i discepoli delle scuole profetiche furono denominati filii prophetarum, e il loro maestro fu detto Pater (I Reg. 10, 12; 1 Sam. 40, 35); S. Paolo si dice “padre” dei nuovi convertiti (I Cor. 4, 5).
Nella Chiesa primitiva, con questo nome vennero designati i vescovi, i quali, appunto perché ministri dei Sacramenti e depositari del patrimonio dottrinale della Chiesa, erano ritenuti generatori di quella vìta in Cristo di cui parla S. Paolo nel testo citato (cf. Martyrium Polycarpi, 12, 2; Acta Cypriani, 3, 3). A partire dal sec. IV, quando i vescovi primitivi incominciarono a essere considerati testimoni autorevoli della tradizione e giudici nelle controversie dogmatiche, si valutò soprattutto l’autorità dottrinale, e il nome di Padri si restrinse agli assertori della fede, che avevano lasciato testimonianza scritta. Ben presto però questo titolo si estese anche ai non vescovi per opera di S. Agostino, il quale citò a testimone della dottrina cattolica circa il peccato originale il contemporaneo S. Girolamo, semplice prete (Contra Iul., 1, 34; Il, 36). Però non tutti gli scrittori ecclesiastici erano atti a testimoniare la fede della Chiesa, essendo taluni caduti in gravi errori. Perciò gli scrittori ecclesiastici antichi vennero distinti in due categorie; quelli riconosciuti dalla Chiesa come testimoni della fede, e quelli che non lo erano. Il primo esempio di tale distinzione si trova nella decretale De libris recipiendis et non recipiendis del sec. VI, che va sotto il nome di papa Gelasio e che, per conseguenza, costituisce il più antico catalogo di scrittori cristiani riconosciuti come Padri della Chiesa.

Patrologia e Patristica

Vocaboli di origine protestante. Nella teologia luterana del sec. XVII si cominciò a parlare di una “theologia patristica” nel senso di una collezione di testimoni dei Padri per i singoli dogmi. Questo concetto teologico del termine “patristica” si confuse con il concetto letterario di “patrologia”, che come termine fu usato per la prima volta dal teologo luterano Johs Gerhardus (m. nel 1637) nella sua opera Patrologia, sive de primitivae Ecclesiae christianae Doctorum vita ac lucubrationibus opuspostumum (lena 1653).
Ma se i due termini “patrologia” e “patristica” sono di origine protestante, i due concetti, quello teologico e l’altro letterario, per valutare gli scrittori ecclesiastici della Chiesa antica, si trovano già nella letteratura cattolica. Il concetto di “Padre” è di carattere dogmatico, avendo la sua base nella prova dogmatica della tradizione, mentre l’esigenza di considerare gli scrittori antichi sotto un aspetto letterario si manifesta già nel De viris illustribus di s. Girolamo.
Partendo dal concetto dogmatico di “padre” la patristica (o patrologia) si avvicina, come disciplina teologica, alla dogmatica o alla storia dei dogmi; seguendo la strada iniziata da s. Girolamo si arriva alla “storia della letteratura cristiana antica”, cioè a una disciplina particolare della storia della Chiesa. La scienza cattolica ha scelto e l’una e l’altra via.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica

Catechismo maggiore di S. Pio X

Catechismo Tridentino

Catechismo della Chiesa Cattolica Compendio

Papia di Gerapoli

Papia nacque probabilmente a Gerapoli, verso l’anno 70 A.D..

Ireneo, nel V libro della sua opera “Adversus Haereses” scritta nel 190 A.D., lo dice discepolo di Giovanni e compagno di Policarpo e lo chiama uomo antico, appartenente cioè a quella generazione di uomini, che era vissuta tra il 70 ed il 160 ed aveva conosciuto almeno qualcuno degli apostoli e parecchi dei loro immediati successori.