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Nella sezione catechesi /Don Fabio Rosini è stata aggiunta una nuova catechesi sul battesimo.

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Ormai esistono infiniti pretesti per spendere: così che si va cercando ciò che è inutile, scambiandolo per ciò che è necessario, e niente basta a soddisfare i bisogni e le fantasie. Davvero io non posso fare a meno di ammirare si tanta invenzione di cose inutili!

330 D.C. San Basilio

 

Quel multiculturalismo “made in England” che vuole i detenuti convertiti all’islam

Gianfranco Amato

Un fenomeno preoccupante sta dilagando nelle carceri britanniche. A lanciare l’allarme è il rapporto intitolato Muslim Prisoners’ Experiences, redatto da Ann Owers, Ispettore Capo degli Istituti Penitenziari, sulla base di 85 indagini ispettive. Da quel documento emerge come ben il 30% dei detenuti musulmani radicalizzi la propria fede religiosa durante la permanenza in carcere, e come l’islam riesca a diffondersi in proporzioni esponenziali.

E’ uscito il mio libro: “Caterina”

E’ uscito oggi in libreria il mio libro “CATERINA. diario di un padre nella tempesta” (Rizzoli). Qua sotto anticipo la prefazione (uscita anche su Libero di oggi) dove spiego il perché mi sono messo in questa impresa

Antonio Socci

Quei bambini del lebbrosario…

Tante persone – scrivendo al mio blog – hanno continuato, nel corso dei mesi, a chiedermi come sta Caterina e come si evolve la sua situazione. Alcuni mi parlano delle proprie afflizioni, delle prove che devono vivere e mi domandano come riuscire a non restarne schiacciati.

Islam, il salto nel buio degli intellettuali laici

da: “Il Giornale” del 9 luglio 2010
Matteo Sacchi

In Occidente va di moda minimizzare  le minacce della Mezzaluna. Ma c’è qualcuno che non ci sta. Un saggio di Paul Berman smaschera i metodi e la doppiezza dei Fratelli Musulmani
Dove sono finiti gli intellettuali del mondo Occidentale? Sono volati via, persi nel cielo dell’orientalismo «senza se e senza ma». Si sono smarriti nelle enormi distese, prive di nuvole e tutte uguali, del multiculturalismo e del politicamente corretto. Venduti al vangelo secondo cui quelli che hanno ragione sono sempre gli altri. A partire da Tariq Ramadan, sul quale, a partire dal 2001, si è focalizzata l’attenzione di chi, in Europa o in America, voleva un dialogo con l’Islam.
Ecco in sintesi la tesi esposta da Paul Berman nel suo nuovo libro The flight of the intellectuals, edito negli Stati Uniti da Melville House (pagg. 299, dollari 26): uno degli atti d’accusa più decisi verso quella che potremmo definire l’ignavia dei dotti della post modernità. A trasformare il libro in una bomba non è soltanto il fatto che l’autore sia uno dei pensatori più influenti d’America, ma anche la constatazione che sia un «cervellone» left wing e una delle penne di punta di New Republic, vero tempio dei liberal. Insomma l’accusa non è lanciata in nome della «crociata» dei conservatori ma in nome del laicismo. Non è caratterizzata da prese di posizione astratte, quanto da accuse corredate di nomi e cognomi.
Il punto di partenza di Berman è il caso Salman Rushdie. Quando, ormai vent’anni fa, l’ayatollah Khomeini lanciò la sua fatwa contro lo scrittore anglo-indiano, nessuno a nord e a ovest della Mezzaluna ebbe dubbi: la libertà di parola andava difesa: si mobilitarono tutti gli intellettuali – il che non impedì l’uccisione del traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, il ferimento del traduttore italiano, Ettore Capriolo, e dell’editore norvegese del libro. Ora, invece, i pochi scrittori o pensatori che parlano in termini critici della religione e della cultura islamica vengono lasciati soli. Anzi: spesso vengono accusati di essere loro stessi dei fanatici.
Buona parte delle penne «nobili» d’Occidente è, infatti, impegnata nello sposare la causa di un islam moderato che forse c’è e forse non c’è. Per questo Berman insiste molto sul caso Ramadan. Alcuni dei più influenti opinion maker – come l’orientalista britannico-olandese Ian Buruma e Timothy Garton Ash, professore amatissimo dal Guardian e dalla New York Review of books – si sono lasciati blandire dalle aperture dello scrittore arabo-svizzero. Hanno, invece, accusato chi, come Ayaan Hirsi Alì, ha posizioni critiche sul mondo musulmano, di essere dei «fondamentalisti dell’illuminismo». E Buruma e Garton Ash per molti americani rappresentano l’Europa che pensa, quella da ascoltare.
Insomma liberal e progressisti che sino a dieci anni fa combattevano per la laicità, adesso applaudono quel Ramadan che impedì la messa in scena di un’opera teatrale di Voltaire (è accaduto in Svizzera), trovano normale che alle sue conferenze gli uomini siedano da una parte e le donne dall’altra (meglio se velate), o che lo stesso Ramadan accusi buona parte dei filosofi francesi di essere dei cripto sionisti.
Come è potuto accadere? In parte la colpa è della vena carsica del terzomondismo. «Per gli intellettuali occidentali i poverissimi esseri umani nelle poverissime regioni del mondo appaiono essere migliori degli altri esseri umani. Sono dei nobili selvaggi…». Queste fantasie hanno provocato un razzismo alla rovescia difficile da cancellare. Ecco perché se la Alì o Magdi Allam prendono posizione contro l’infibulazione è lecito gridare che vanno bene i diritti delle donne ma non si possono fraintendere così le culture «altre». Un doppiopesismo pericoloso. Tanto più che Berman ricostruisce con dovizia di particolari la storia di Ramadan e dei Fratelli Musulmani: una storia che difficilmente può essere messa sotto il tappeto.
Il professore arabo ginevrino è legatissimo, a partire dai motivi familiari, a questa associazione. Un’associazione considerata ai limiti della legge anche in moltissimi Paesi arabi (ogni tanto cooperano all’omicidio di un presidente egiziano), un’associazione che sposò le posizioni dei nazisti allo scopo di debellare gli ebrei dalla Palestina sotto mandato inglese (il loro motto è «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza»). Su questa vicinanza in moltissimi minimizzano, quando semplicemente non fanno finta di essersela dimenticata (fingono anche di dimenticare che Hamas è nata da una costola dei Fratelli).
Eppure non occorre aver fatto studi specialistici per sapere che una delle opere più note di Tariq Ramadan è Alle origini del rinnovamento musulmano: da al-afghani a Hassan al-Banna un secolo di riformismo islamico. Nel saggio, contestatissimo persino nelle università svizzere dove Ramadan insegna, l’autore fa apparire Al Banna (suo nonno, nonché fondatore dei Fratelli) come una specie di Gandhi del mondo musulmano. Peccato che i suoi metodi fossero decisamente più violenti, cosa su cui Ramadan glissa.
Abbastanza per far arrabbiare il laico Berman, il quale si ricorda benissimo che nell’Islam esiste la taquiyya, ovvero la possibilità riconosciuta di usare un doppio linguaggio con l’infedele.
La sua domanda è: possibile che gli intellettuali liberali non fiatino proprio ora che «il fenomeno Rushdie si è metastatizzato in un’intera categoria di potenziali vittime?». E se in America il suo grido d’allarme ha almeno prodotto un bel clamore, l’Europa nicchia. Nel lungo percorso che porta dagli illuministi, con tutti i loro difetti, ai loro epigoni, che quei difetti li hanno esasperati, qualcosa si è comunque smarrito. Potrebbe essere il coraggio.

Migliaia di argentini in piazza per dire no alle unioni omosessuali

Buenos Aires, 14. Oltre duecentomila persone hanno manifestato martedì sera di fronte al Congresso argentino a Buenos Aires, e anche in diverse città del Paese, contro un progetto di legge che potrebbe rendere possibili i matrimoni tra persone dello stesso sesso in Argentina. Una mobilitazione storica che ha visto la partecipazione di diverse realtà del Paese.

Il Card. Bagnasco: serve una nuova generazione di politici cattolici

In Italia esiste “un problema di coerenza personale”

ROMA, mercoledì, 14 luglio 2010 (ZENIT.org).- Per uscire dalla situazione di crisi culturale che attanaglia l’Italia occorre un rinnovato senso di responsabilità e una nuova generazione di politici cattolici. Ad affermarlo è il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il Cardinale Angelo Bagnasco.

Preoccupazione per il rifiuto della definizione del matrimonio nel Massachusetts

Critiche dell’episcopato a due polemiche sentenze giudiziarie

WASHINGTON, mercoledì, 14 luglio 2010 (ZENIT.org).- Monsignor Joseph Kurtz, Arcivescovo di Louisville, presidente del Comitato della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti per la Difesa del Matrimonio, ha espresso profonda preoccupazione per le recenti sentenze di un  tribunale del Massachusetts che respinge la definizione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna.

I martiri cinesi continuano ad essere fonte di ispirazione

I cattolici di Hong Kong hanno celebrato la festa dei 121 santi

HONG KONG, mercoledì, 14 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il martirio non è un avvenimento solo  del passato, ma un evento che continua ad ispirare, afferma il settimanale diocesano di Hong Kong, il Sunday Examiner, celebrando la festa liturgica dei 121 martiri cinesi.

La rivista ha riflettuto la settimana scorsa sulla canonizzazione, nel 2000, di 121 martiri che ha scatenato il conflitto tra la Santa Sede e il Governo cinese.