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Nella sezione catechesi /Don Fabio Rosini è stata aggiunta una nuova catechesi sul battesimo.

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Ormai esistono infiniti pretesti per spendere: così che si va cercando ciò che è inutile, scambiandolo per ciò che è necessario, e niente basta a soddisfare i bisogni e le fantasie. Davvero io non posso fare a meno di ammirare si tanta invenzione di cose inutili!

330 D.C. San Basilio

 

Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Ma il disegno di legge n. 2121 del Governo Italiano ha “riconfermata” l’eutanasia e l’aborto verso i disabili psico-fisici.

Nel budget del ricoverato si “nasconde” l’eutanasia?

L’Assemblea Generale dell’ONU il 6 dicembre 2006 ha adottato la “convenzione sui diritti delle persone con disabilità” ( Distr.General A/61/611 Sixty-first session ) strumento di valenza internazionale, sottoscritto dall’Italia il 30 marzo 2007 a New York da parte del Ministro della Solidarietà Sociale insieme al Sottosegretario dello stesso Dicastero.

Agnoli sui radicali che non sono abortisti

Tratto da Il Foglio del 4 marzo 2010

Al direttore – Adriano Sofri continua a spiegare che i radicali non sono abortisti, né “arciabortisti”, come li ha definiti, se non sbaglio, il direttore di Avvenire.

È l’aborto l’ossessione delle Nazioni Unite

L’ uguaglianza fra i sessi come chiave per lo sviluppo e per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. È il punto di partenza della 54esima Commissione sulla condizione delle donne, in corso al Palazzo di Vetro di New York fino al 12 marzo. La Conferenza si propone anche di misurare il raggiungimento degli obiettivi posti alla Conferenza di Pechino sulle donne 15 anni fa, soprattutto su un punto: la salute riproduttiva delle donne.
Ma se l’obiettivo di ridurre la mortalità materna e infantile e di promuovere l’istruzione e la dignità delle donne è condiviso universalmente, i mezzi promossi dalla Conferenza dell’Onu e il linguaggio usato nei documenti ufficiali hanno suscitato l’allarme di molte associazioni per la vita. Prima ancora di aprire le porte ai delegati governativi e alle ong di tutto il mondo, infatti, la Conferenza ha steso un «programma d’azione» che introduce una nuova strategia. Come si legge in un documento introduttivo della Conferenza, l’accento dei vari gruppi di lavoro deve essere posto su come «enfatizzare il collegamento fra popolazione e sviluppo, e concentrarsi sull’accesso ai servizi riproduttivi come mezzo di pianificazione familiare e di controllo demografico». In quest’ottica, scopo della Commissione è di «rendere la pianificazione familiare universalmente disponibile entro il 2015».
Il timore delle organizzazioni di difesa della vita è che questo linguaggio miri a spingere l’aborto come strumento di controllo delle nascite e di protezione della salute femminile, lasciando poca o nessuna scelta ai singoli governi. «Negli ultimi 15 anni abbiamo visto un progresso limitato nel cammino della salute riproduttiva – ha detto in apertura di lavori Asha-Rose Migiro, vice segretario generale delle Nazioni Unite –: la mortalità materna resta troppo alta.
Questo non è accettabile. Quasi tutte queste morti potrebbero essere prevenute. È ora di passare all’azione e di indurre tutti i governi a riconoscere il diritto di ogni individuo alla salute riproduttiva».
Thoraya Ahmed Obai, direttore esecutivo del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite, è stata più specifica: «Più di mezzo milione di donne muore per cause connesse alla gravidanza e al parto ogni anno – ha detto – e il 13 per cento di questi decessi è dovuto ad aborti non sicuri. In zone dell’Africa sub sahariana questa percentuale sale al 30, persino 40 per cento. L’accesso universale alla salute riproduttiva, compresa la pianificazione familiare, accelererebbe il processo verso gli Obiettivi del Millennio». Inoltre, ha aggiunto, le scelte riproduttive potrebbero influenzare le dinamiche della crescita della popolazione. A dire della Obai, infatti, le «sfide poste dalla pressione demografica non hanno precedenti ed esigono risposte forti».
Fra queste, quella della pianificazione familiare a livelli governativo, che prevede di «rivitalizzare i programmi per la salute riproduttiva a aumentare il numero di donne e di coppie che scelgono il numero e la distanza di nascita fra i loro figli». Una novità introdotta dalla Conferenza è dunque una rinnovata enfasi sul collegamento fra l’obiettivo numero 5 stabilito alla svolta del Millennio: migliorare la salute materna, e i dati sulla crescita delle popolazione mondiale.
Fra i primi atti del comitato organizzativo della Conferenza sulla condizione femminile c’è inoltre stato un appello agli Stati membri affinché «migliorino l’accesso ai servizi di pianificazione familiare, compreso un rafforzamento degli sforzi per aumentare la conoscenza e l’accesso a metodi contraccettivi di basso costo». Un obiettivo abbracciato, nei giorni scorsi, dalla sottosegretaria argentina per l’Uguaglianza dell’Istruzione, Mara Brawer, che ha fatto dell’accesso alla «salute riproduttiva» uno degli obiettivi del suo mandato. Fra i risultati che ha portato alla Conferenza di New York ha citato la diffusione dell’uso di preservativi all’85 per cento della popolazione argentina sessualmente attiva. Il Comitato ha anche richiamato «con urgenza» i governi nazionali a promuovere l’uso dei «metodi di contraccezione d’emergenza», come la pillola del giorno dopo, e a promuovere un’educazione sessuale che ponga particolare attenzione «alla prevenzione delle gravidanze premature e del controllo delle malattie trasmesse sessualmente, compreso l’Hiv-Aids».
«Avvenire» del 4 marzo 2010

Matteo Ricci tomista alla cinese.

Card. Camillo Ruini

Matteo Ricci è giustamente ritenuto un genio dell’inculturazione del cristianesimo – e in concreto del cattolicesimo – in un Paese e in una civiltà estremamente diversi da quelli nei quali il cattolicesimo aveva allora il suo baricentro, e più ampiamente da quelli in precedenza penetrati dal cristianesimo. Si può aggiungere che la «strategia dell’inculturazione» adottata da Matteo Ricci risentì certamente delle condizioni imposte dall’autosufficienza del mondo cinese e dalla sua diffidenza nei confronti degli stranieri. Il genio di Ricci seppe accogliere quelle condizioni e volgerle al servizio della missione.

Vittorio Messori: Grazie Kiko !

Non sono né uno storico dell’arte, né, certamente, un esperto di icone. Però posso parlare di quello che ho sperimentato quando, anonimo (e mi perdonerà il sacerdote don Antonio Tagliaferri), confuso in mezzo a molti altri, ho visitato la chiesa di Santissima Trinità, attratto dal grande ciclo pittorico.

Venerdì della II settimana di Quaresima

di Don Antonello Iapicca

Mt 21,33-43.45

Mons. Piacenza: il sacerdozio è un dono, non un diritto

Messaggio del segretario della Congregazione per il Clero ai sacerdoti

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 4 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il sacerdozio è un dono di Dio, e quindi non si può esigere come un diritto, spiega il segretario della Congregazione per il Clero.

Nel cuore dell’Anno Sacerdotale, l’Arcivescovo Mauro Piacenza ha inviato ai sacerdoti del mondo un messaggio per riflettere sulla preghiera di consacrazione che il Vescovo ha pronunciato su di loro in occasione della loro ordinazione sacerdotale.

La fecondazione assistita aumenta il rischio di morte dei feti

Rivelazioni di una ricerca effettuata in Danimarca

di Carmen Elena Villa

COPENHAGEN, giovedì, 4 marzo 2010 (ZENIT.org).- Uno studio effettuato nell’Ospedale dell’Università di Aarhus (Danimarca) ha rivelato che i feti frutto di tecniche di riproduzione assistita hanno un rischio quattro volte superiore di nascere morti rispetto a quelli concepiti in modo naturale.

I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente sulla rivista della Società Europea di Riproduzione ed Embriologia Humana Human Reproduction.

La tutela della famiglia nella composizione dei conflitti

di Aldo Ciappi*

PISA, giovedì, 4 marzo 2010 (ZENIT.org).- Circa 200 avvocati hanno preso parte al convegno organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Pisa, presieduta dall’avv. Giuseppe Mazzotta, che si è svolto il 26 febbraio nell’Aula Magna del S. Anna di Pisa, sul tema della tutela degli interessi della famiglia in crisi.

E’ vero che il cristianesimo ha generato civiltà?

di padre Piero Gheddo*

ROMA, giovedì, 4 marzo 2010 (ZENIT.org).- La globalizzazione dell’umanità ha portato alla ribalta un interrogativo importante, a cui ancora non si dà una risposta accettata dalla cultura corrente: come mai il “mondo moderno” è nato in Occidente e si sta diffondendo in tutto il mondo? E perché è accettato da tutti i popoli e preferito ai loro modi tradizionali di vita?