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Nella sezione catechesi /Don Fabio Rosini è stata aggiunta una nuova catechesi sul battesimo.

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Ormai esistono infiniti pretesti per spendere: così che si va cercando ciò che è inutile, scambiandolo per ciò che è necessario, e niente basta a soddisfare i bisogni e le fantasie. Davvero io non posso fare a meno di ammirare si tanta invenzione di cose inutili!

330 D.C. San Basilio

 

Web, minori senza pudore? «Genitori, non arretrate»

di Diego Motta da Avvenire

I morti nelle foibe? Vittime di serie B

Dietro la formalità dell’omaggio, le vittime delle foibe restano di serie B. La memoria si preserva con le cerimonie. Deve intervenire la scuola: vanno rivisti i libri di testo
di Giordano Bruno Guerri

Già nei giorni scorsi c’era da riflettere su un’indagine statistica appena realizzata da FerrariNasi&Associati. Ne risulta che se, nel 2008, il 41 per cento degli italiani aveva una discreto grado di conoscenza della tragedia delle foibe, nel 2010 la percentuale è scesa al 38 per cento. Significa che, concluso l’exploit di un programma televisivo, la tragedia istriana sta già scomparendo dal ricordo del popolo italiano, giornate o non giornate. E si tratta di almeno 10.000 italiani scagliati in profonde fosse carsiche, nella più grave e violenta pulizia etnico-politica che il nostro popolo abbia subito nel Novecento. Fra i grandi quotidiani, ieri, soltanto il Giornale ha dedicato due pagine alla Giornata del Ricordo. Per limitarsi a citare i due maggiori, Corriere della Sera e Repubblica, si sono contenuti in colonnine striminzite. Poche (e poco pubblicizzate) le iniziative regionali, e anche alcune scuole non hanno brillato. Si segnala in Lazio una meritevole iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del suo assessore alla Pubblica istruzione Laura Marsilio, che hanno mandato nelle zone della tragedia, insieme agli insegnanti, quattrocento studenti (altri sono stati inviati a Auschwitz, Berlino, Hiroshima): muniti di tutta la documentazione e le informazioni necessarie per capire, compreso un discorso del sindaco e dell’assessore, di storici e di educatori.
Anche le televisioni hanno brillato per servizi formali, riferiti – più che all’evento in sé – alle cerimonie cui hanno partecipato il presidente della Camera Gianfranco Fini e quello della Repubblica Giorgio Napolitano. Anch’io sono stato convocato, in un tg mattutino, per spiegare cosa sono state le foibe, quasi si trattasse di un oscuro episodio risalente al medioevo. Fra i libri appena pubblicati posso ricordare soltanto, per importanza, Foibe (S)conosciute, di Maria Antonietta Marocchi (I Libri del Borghese).
Eppure proprio Napolitano dichiarò, nel 2007: «Va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe (…) e va ricordata (…) la “congiura del silenzio, la fase meno drammatica ma ancora più amara e demoralizzante dell’oblio”. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali». Sia reso merito all’ex comunista Giorgio Napolitano, per queste parole che ammettono una responsabilità di silenzio cui non fu estraneo. E sia reso merito anche alla Commissione Difesa della Camera che ieri ha approvato una legge per attribuire la medaglia d’oro «ai liberi comuni in esilio di Fiume, Zara e Pola».
Tuttavia non è con le cerimonie e i discorsi di rito che il ricordo delle foibe, e di quanto significarono, rimarrà nelle menti degli italiani. Bisognerà spiegarle in tutta la loro strategica ferocia, non come un episodio crudelissimo in una guerra crudele. Le foibe furono, oltre che una strage disumana, un modo efferato per «convincere» oltre trecentomila italiani presenti in Istria e in Dalmazia a abbandonare case, terre, affetti e tutta la storia della loro vita, per «sfollare»: togliersi di torno per sempre da uno Stato pur composto da molte etnie, come quello jugoslavo.
Il problema degli sfollati è pochissimo affrontato, se non in un libro – molto bello, molto commovente – di Luciano Ghelfi, Sfollati. Una storia italiana (Tre Lune, 260 pagine, 16 euro), che però non parla neanche di sfollati istriani e dalmati, bensì di una normale famiglia in fuga dal fronte. Figurarsi la tragedia di chi sfuggiva alle foibe.
Una tragedia che verrà presto dimenticata – perché si vuole che venga dimenticata – se non provvederà la scuola a inserirla ampiamente nei libri di testo. Non per un inutile revanscismo, o per dimostrare – non ce n’è bisogno – che i cattivi si trovavano in tutte le parti in lotta. Ma perché il ricordo serva davvero a coltivare la volontà di non ripetere un odio senza fine e senza fondo.
«Il Giornale» dell’11 febbraio 2010

Sabato della V Settimana del Tempo Ordinario

di Don Antonello Iapicca
Marco 8,1-10.
In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione di questa folla, perché gia da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano». Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?». E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette». Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli. Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati. Erano circa quattromila. E li congedò. Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.


Esperienza diretta in parrocchia e classi ristrette per i futuri sacerdoti

Alcuni cambiamenti nell’iter formativo dei seminaristi

ROMA, venerdì, 12 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Un anno pastorale, durante il quale i seminaristi potranno compiere un’esperienza diretta in parrocchia per quattro giorni alla settimana e la formazione di classi con un numero inferiore di studenti: sono queste le due principali innovazioni nel progetto formativo del seminario di oggi.

Benedetto XVI: da cristiani nelle società secolarizzate

Nell’udienza ai Vescovi della Romania in visita “ad Limina”

ROMA, venerdì, 12 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Testimoniare i valori cristiani nelle società secolarizzate, valorizzare le radici cristiane dell’Europa e promuovere il dialogo tra ortodossi e cattolici. Sono queste le consegne che Benedetto XVI ha lasciato ai Vescovi romeni nel riceverli questo venerdì in udienza in occasione della loro visita “ad Limina Apostolorum”.

Quello che le donne cattoliche vogliono per San Valentino

di Genevieve Pollock

HYATTSVILLE, venerdì, 12 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Il giorno di San Valentino si avvicina, e molti uomini si apprestano a preparare quello che sembra un esame generale annuale dello stato delle loro relazioni.

Si chiedono: “Quest’anno vorrà qualcosa di materiale, come diamanti o rose, o piuttosto un’uscita di sera?”, “Mi ha lanciato dei suggerimenti che non ho colto?”, “E se pensassi di sapere quello che vuole e poi lei mi dice qualcosa che mi coglie impreparato?”.

LA SFIDA DELL’IRAN – Perché dobbiamo definire il regime iraniano e il presidente Ahmadinejad “nazislamista” (II\II)

Tra convegni negazionisti e proclami antisraeliani. Ahmadinejad nuovo ideologo della giudeofobia e continuatore della politica del Terzo reich

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Per meglio capire fino a che punto l’odio anti-ebraico del regime nazislamista iraniano è profondo, teologico e non solo “provocatorio’ o verbale”, occorre ricordare le parole pronunciate dallo stesso Hussein Nuri Hamadani, uno dei principali ayatollah del regime iraniano sciita, che ha detto nel 2005: «Gli ebrei devono essere combattuti e messi in ginocchio affinché si possano creare le condizioni per il ritorno dell’imam atteso (il Mahdi), che di conseguenza allevierà il peso dell’umiliazione dell’Umanità […]. Oggi la politica degli ebrei rappresenta per noi un pericolo.